UNA POLIZZA CONTRO IL RISCHIO BREXIT

Per prepararsi alle conseguenze dell'uscita del Regno Unito dall'UE i Lloyd's di Londra stanno dando vita a una succursale, con sede a Bruxelles, grazie a cui potranno garantire la continuità operativa con i 27 Stati comunitari. Il ceo Inga Beale spiega a Insurance Review come funzionerà la soluzione adottata

08/03/2018
👤Autore: Beniamino Musto Review numero: 52 Pagina: 28
La data fatidica del 29 marzo 2019 si avvicina. Il giorno successivo la Gran Bretagna non farà più parte dell’Unione europea. La Brexit è imminente, ma i negoziati tra il governo guidato da Theresa May e le autorità europee proseguono a rilento. Se dal punto di vista politico non sono emersi sostanziali progressi, il mondo del business si sta attrezzando da tempo per essere in grado di lavorare in qualsiasi scenario. È ciò che hanno fatto i Lloyd’s di Londra con la decisione di creare una nuova succursale, la Lloyd’s insurance company, attraverso cui la corporation britannica potrà garantire continuità al proprio modo di lavorare con gli altri 27 Stati membri dell’Ue. Inga Beale, ceo dei Lloyd’s, intervistata da Insurance Review, spiega il funzionamento delle future modalità operative adottate, e parla anche del mercato italiano, per il quale vede un potenziale sviluppo nelle cyber insurance.

La situazione di incertezza sullo sviluppo dei negoziati tra Regno Unito e Unione europea ha già cambiato le modalità operative dei Lloyd’s?
Avremo un grande cambiamento in futuro, ma attualmente non abbiamo avuto alcun impatto. Fino a questo momento nulla è cambiato, perché nulla cambierà fino al giorno in cui la Brexit diventerà effettiva con l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Tutto il nostro team al completo sta lavorando all’implementazione del nostro piano che ci permetterà di continuare a essere in grado, anche dopo la Brexit, di emettere polizze assicurative ai clienti nei 27 Paesi Ue come abbiamo sempre fatto in passato. 

Il piano che lei citava ha iniziato a essere studiato dai Lloyd’s già nelle prime settimane successive al referendum. Quasi un anno fa è stata annunciata la creazione di Lloyd’s insurance company, una nuova compagnia che avrà sede a Bruxelles, in Belgio. Quali elementi avete valutato per arrivare a questa decisione, e che cosa comporterà concretamente?
In questo momento c’è una grande incertezza su cosa verrà negoziato dal governo del Regno Unito. Non sappiamo come sarà l’accordo che verrà raggiunto con l’Unione europea. Potrebbe esserci un accordo separato finalizzato ai servizi finanziari, oppure potrebbe esserci un accordo pensato ad hoc per il settore assicurativo, il che ci permetterebbe di continuare a operare come abbiamo fatto finora. In tal senso, noi stiamo collaborando proattivamente con il governo britannico affinché tutto ciò sia oggetto di negoziato con l’Ue. Noi preferiremmo continuare ad avere un mercato unico, e vorremmo che il Regno Unito facesse ancora parte di questo mercato unico, in modo tale da poter continuare a servire i nostri clienti come abbiamo fatto finora. La nostra proattiva collaborazione con il governo britannico continuerà. Tuttavia, a causa dell’incertezza che grava sul risultato dei negoziati con l’Ue, abbiamo deciso di prendere il futuro nelle nostre mani, motivo per cui in questo momento stiamo creando una filiale a Bruxelles. Si tratta di due strade che stiamo percorrendo in parallelo. Se dai negoziati tra Ue e Regno Unito si arrivasse a un mantenimento del mercato unico tale da permetterci di operare con la nostra attuale catena di licenze, potremmo anche non avere una filiale a Bruxelles. Ma non possiamo prenderci questo rischio. Per questo abbiamo pensato alla sussidiaria con sede a Bruxelles, attraverso la quale, in qualsiasi scenario, potremmo continuare a servire i nostri clienti nei 27 Paesi Ue. Lloyd’s insurance company sarà a tutti gli effetti una nuova compagnia, operativa da gennaio 2019. Non sarà la nostra sede, ma sarà una filiale che opera per il settore assicurativo europeo.





Supponiamo però che il negoziato tra Uk e Ue fallisca. Lei crede che la creazione della compagnia con sede a Bruxelles riuscirà a proteggere i Lloyd’s dalle possibili conseguenze nefaste di una tale prospettiva?
Sì, l’intenzione è questa. La sede di Bruxelles è una sorta di nostra polizza assicurativa. Ciò significa che, una volta che otterremo dall’autorità di vigilanza belga la licenza a operare, saremo in grado di continuare a offrire polizze ai clienti dei 27 Stati membri. Ogni polizza sarà emessa dall’entità belga a Bruxelles, e le coperture saranno le stesse, mantenendo continuità. La compagnia belga proteggerà il nostro business ma, soprattutto, ci consentirà di continuare a servire i nostri clienti, siano essi italiani, francesi, tedeschi, spagnoli, di uno dei 27 Stati Ue o di un Paese See. 

Dall’annuncio della Brexit diverse compagnie assicurative e società di brokeraggio globali hanno spostato il proprio quartier generale europeo fuori dal Regno Unito.  Lei ritiene che la Brexit possa rappresentare la fine della centralità di Londra come punto di riferimento del mondo assicurativo?
Io credo che anche dopo la Brexit Londra continuerà a essere uno dei principali centri globali dell’assicurazione in Europa. Non vedo un altro centro assicurativo emergente. Come Lloyd’s dobbiamo avere un’entità legale nell’Unione per continuare a essere in grado di emettere polizze assicurative nell’Ue a 27 Paesi, e per questo apriremo una sussidiaria a Bruxelles. Anche molte compagnie basate a Londra, esattamente come abbiamo appena fatto noi, sono in procinto di mettere in campo soluzioni analoghe. Tuttavia, ciò che stiamo osservando è che nessun’altra città sta emergendo come nuovo epicentro assicurativo. Il quadro geografico al momento vede una combinazione di Bruxelles, Lussemburgo, Parigi, Monaco, Dublino. Alcuni stanno persino andando a Malta. Quindi, ripeto, non credo che nessun’altra città si imporrà come centro assicurativo alla stessa maniera con cui si è imposta Londra. Anche perché molti degli affari assicurativi che vengono chiusi a Londra sono di dimensione globale.  





Qual è la sua visione del mercato italiano? Quali sono le sue specificità e potenzialità? 
I Lloyd’s operano sul mercato italiano da molto tempo. Siamo specializzati soprattutto in ambiti come il Marine, la Responsabilità civile generale, le coperture Contingency e quelle Property. Per quanto riguarda le prospettive di crescita futura, io rilevo due aspetti. Uno di questi riguarda la crescente importanza degli asset intangibili, con particolare riferimento all’impatto della rivoluzione digitale sul business. Al giorno d’oggi tutte le imprese stanno facendo un uso crescente di tecnologia, con ripercussioni su tutto il modello di business. L’importanza dei dati crescerà ulteriormente e le imprese avranno sempre più bisogno di proteggerli, così come dovranno salvaguardare la propria infrastruttura digitale interna. Quindi vediamo un grande potenziale ambito di crescita nelle polizze cyber, considerando che finora non sono molte le aziende che acquistano questa tipologia di coperture. Secondo gli studi che noi abbiamo realizzato su tutta Europa, molti amministratori di aziende comprendono la vulnerabilità rispetto alla minaccia cyber, ma al momento solo una minima parte di essi saprebbe gestire le conseguenze di un attacco informatico. In questo senso credo che con l’introduzione del Gdpr, il nuovo regolamento sui dati, questo tema finirà in cima alla lista delle priorità di molte aziende, soprattutto quando ci si renderà conto dei danni considerevoli che una cattiva protezione dei dati può ripercuotere su tutta l’organizzazione. 
L’altro aspetto che rilevo è quello riguardante la sottoassicurazione che in Italia si osserva in tipologie di copertura tradizionali come le polizze terremoto. Sappiamo che questa minaccia incombe su milioni di abitazioni, ma solo un esiguo numero di proprietari di immobili è protetto da una polizza ad hoc. Anche se si tratta di una tipologia di prodotto molto tradizionale, crediamo che ci sia ampio spazio per crescere, perché assicuriamo già moltissime catastrofi naturali in tutto il mondo, siamo specializzati in questo ambito e disponiamo di una particolare struttura con 400 milioni di dollari di capacità da dedicare agli eventi catastrofali. 

In conclusione, quale messaggio vuole inviare agli operatori e ai clienti italiani? 
In Italia abbiamo un team dedicato, con sede a Milano, che lavora sodo e a stretto contatto con i corrispondenti, i quali possono accedere a tutto il nostro expertise e all’intera capacità del mercato dei Lloyd’s. Il ruolo che svolge è molto importante, perché rappresenta il principale canale con cui chiunque in Italia può comprendere e conoscere meglio la capacità del Lloyd’s e l’ampia gamma di prodotti che offriamo. La nostra squadra italiana è pronta ad aiutare i clienti con qualsiasi richiesta. E, a prescindere da ciò che accadrà al Regno Unito con la Brexit, voglio sottolineare che siamo fiduciosi. Saremo in grado di continuare a servire i nostri clienti italiani come abbiamo fatto per molti anni. Il messaggio chiave è dunque questo: abbiamo un piano e lo stiamo implementando.

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