I BAMBINI, CHIAVE DEL NEO-WELFARE

Incentrato sulla fascia fino ai cinque anni di età, il quinto rapporto del gruppo Assimoco sul tema evidenzia servizi e politiche sociali ancora carenti nel nostro Paese, soprattutto rispetto al resto d’Europa. Ma anche casi di eccellenza realizzati e sostenuti sul territorio dal mondo cooperativo

02/07/2018
👤Autore: Laura Servidio Review numero: 55 Pagina: 18
Il 70,1% delle coppie con figli in età prescolare si appoggia ai nonni per la gestione quotidiana dei bambini e il 36,5% delle famiglie riceve aiuti in denaro da genitori o suoceri: un totale di quasi 11 miliardi di euro, solo nell’ultimo anno. È quanto emerge dalla quinta edizione del rapporto del gruppo Assimoco, Un neo-welfare per la famiglia, presentato a maggio e incentrato, quest’anno, sulla fascia di età compresa tra zero e cinque anni: un intervallo di tempo fondamentale per lo sviluppo cognitivo e delle capacità relazionali del bambino, che si proietta sulle fasi successive della vita. 
“Parlare di neo-welfare – ha spiegato Ruggero Frecchiami, direttore generale del gruppo Assimoco – non può prescindere dall’osservazione, analisi e studio di ciò che accade in questa fase e delle azioni e strategie che genitori, parenti, istituzioni, imprese e Stato possono mettere in atto per garantire le migliori condizioni e le migliori opportunità di crescita e sviluppo dei bambini”.


ITALIA A CONFRONTO CON I PAESI EUROPEI

Dall’indagine, commissionata da Assimoco a Ermeneia, emerge che solo il 12,6% dei bambini nella fascia da zero a tre anni frequenta l’asilo nido. Appena il 55,7% dei Comuni offre i servizi per la prima infanzia, mentre l’incidenza della relativa spesa pubblica sul Pil, per la fascia zero-cinque anni, è pari allo 0,5%, contro lo 0,8% dei Paesi Ue 22. 
A questo si aggiunge il costo diretto per allevare e mantenere un figlio fino alla maggiore età, stimato attorno a 180mila euro: un valore analogo alla media europea, ma comunque maggiore vista la prolungata permanenza dei giovani nella casa genitoriale (in media cinque anni in più rispetto alla media europea). Pesante è anche il costo indiretto che si riflette soprattutto nell’impatto sulla partecipazione femminile al mercato del lavoro dove l’Italia si distingue, con il resto del sud Europa, per i bassi livelli di occupazione materna. 
A questo si lega il dato sui livelli di fecondità media degli Stati europei, dove la sinergia tra pubblico e privato ha contribuito a migliorare la conciliazione fra tempi di lavoro e tempi per la famiglia. Se l’Italia mostra una persistente contrazione dell’indice di natalità (da 1,45 a 1,34), la Francia è il Paese che ha mantenuto in modo costante elevati livelli di fecondità (due figli per donna), mentre la Germania si distingue per una forte ripresa delle nascite negli ultimi anni (da 1,38 del 2008, all’attuale 1,59). Nonostante ciò, le città di Parigi e Berlino hanno un numero medio di figli più basso rispetto alla Francia e alla Germania, mentre Madrid e Milano si mantengono al di sopra della propria media nazionale. 



IL NONNO, VERO PROTAGONISTA

In Italia, dunque, le politiche e i servizi sociali sono ancora carenti. Viceversa quello che si conferma forte è il welfare familiare: un quarto delle famiglie si scambia aiuti per un totale di 21 miliardi di euro. Particolarmente rilevante è il ruolo dei nonni (definito come alloparentalità), sia in termini di sostegno economico (gli aiuti forniti dai nonni ai nipoti di zero-cinque anni ammontano a 2,7 miliardi di euro) sia in aiuti nelle attività quotidiane (l’80% dei nonni dedica tempo ai nipoti): il ruolo del nonno, infatti, si colloca al terzo posto, dopo quello della madre, per il 58% delle famiglie e nel 70% dei nuclei con bambini zero-cinque anni. Inoltre, in merito all’esigenza di assicurarsi, la propensione a tutelarsi sale fino a sette volte se nella famiglia con bimbi in età prescolare ci sono nonni disposti a investire sui bisogni futuri dei nipoti.
Infine, tra le prime sei preoccupazioni evidenziate dai genitori per i figli in età da asilo nido, ai primi due posti figurano quelle relative alla salute e a una sana ed equilibrata alimentazione, ma vengono posizionate immediatamente a ridosso, per i bambini in età da scuola materna; in seconda e terza posizione, troviamo le preoccupazioni legate a una buona socializzazione e allo sviluppo dell’apprendimento, a cui si aggiunge, in quinta posizione, quella relativa all’acquisizione di un rapporto equilibrato con gli altri bambini.
Ciò che emerge dal rapporto di Assimoco è il bisogno di un welfare cooperativo e creativo, fondato sulla sinergia tra il pubblico e il privato, che punti alla conciliazione del ruolo genitoriale e lavorativo, e dia valore alla scelta di avere un figlio. Agendo sull’aspetto culturale, per produrre una visione positiva del futuro, e sulla creazione di strumenti e risposte solide e adeguate.



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