ANDARE OLTRE IL RISCHIO

E' il business continuity plan lo strumento indispensabile per la gestione e la prevenzione del rischio in azienda a cui vanno aggiunte, secondo Stefano Sala, ad del gruppo per, analisi e azioni adeguate alla rapida ripresa delle attività in caso di sinistro

04/09/2017
👤Autore: Giacomo Corvi Review numero: 46 Pagina: 35
Prevenire i rischi in azienda è un passaggio necessario. E tanti sono gli strumenti che possono essere adottati per tentare di ridurre le minacce all’interno del perimetro aziendale. Uno dei più diffusi è il business continuity plan, un modello che, per usare le parole di Stefano Sala, amministratore delegato del gruppo per, “consente di mappare tutti i possibili rischi e di identificare le attività necessarie a evitare l’insorgenza di un sinistro”.
Eppure, non sempre la gestione dei rischi si rivela sufficiente. Perché per quanto il business continuity plan possa essere redatto in maniera accurata, i sinistri alla fine accadono. E diventano allora necessari strumenti che consentano di contenere i danni provocati da questo tipo di eventi. Danni che non si limitano soltanto alle mere disfunzioni materiali, ma che possono anche assumere la forma di perdite dovute a fermo di attività. In quest’ottica si inserisce il disaster recovery plan, ossia un piano d’azione che, spiega Sala, “individua, per ogni scenario di rischio, processi e tecnologie utili al rapido ripristino dell’attività aziendale”. 


UN PROCESSO IN TRE FASI

Obiettivo del piano è quello di garantire la continuità aziendale, andando a limitare le perdite dovute a business interruption. Il modello si struttura in tre step. Si parte dall’attivazione, ossia dal primo intervento: il sinistro è ormai avvenuto e, spiega Sala, “occorre avvertire il personale e fare una stima iniziale dei danni”. Si passa quindi alla fase di recupero, in cui ciascun gruppo preposto mette in atto le attività previste in caso dell’evento rilevato. Il processo si conclude con la ricostituzione, che include tutte quelle azioni utili a ripristinare la normale attività. “Si tratta – commenta Sala – di un piano concreto di risanamento, pensato prima che il danno accada”.


TUTELATI (DAVVERO) CONTRO IL DANNO

Secondo Sala, “essere assicurati sul solo danno materiale diretto non significa aver guardato ai propri rischi in maniera efficiente”. Un prolungato fermo di attività può infatti mettere a serio repentaglio l’esistenza di un’azienda, con le perdite dovute a business interruption che possono assumere dimensioni così ingenti da essere difficili da coprire. 
Il rischio, tuttavia, è ancora poco presente nella mente degli imprenditori. Un limite soprattutto culturale, secondo Sala, che potrà essere superato solo facendo tesoro dell’esperienza passata. “Dopo un danno – commenta – le aziende sono più sensibili a prevenire futuri sinistri”. Ecco perché la via maestra appare oggi una consulenza mirata a chi ha già vissuto, sulla propria pelle, gli effetti negativi di un fermo di attività. “Non limitiamo solo il rischio: proviamo insieme a limitare anche il danno”, conclude Sala.

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