INQUINAMENTO, BISOGNA ANDARE OLTRE I PREGIUDIZI

Sebbene la nostra normativa sia tra le più severe al mondo in caso di danno all'ambiente, in italia si fa molto poco per prevenire questo rischio, nella falsa convinzione che sia un problema solo di raffinerie e impianti chimici

19/07/2018
Oggi più di ieri la reputazione ecologica di chi vende beni o servizi ha un aspetto rilevante. C’è una crescente attenzione da parte dei cittadini-consumatori nei confronti di ciò che le aziende fanno in chiave green. Per questo “quando si parla di danno ambientale non si può più intendere solo l’inquinamento, ma anche una serie di altri rischi, come quello reputazionale, in cui si interconnettono ulteriori aspetti”. A spiegarlo è Lisa Casali, manager di Pool Inquinamento e coordinatrice del master Cineas in Enviromental risk management. “L’Italia – osserva – è uno dei Paesi al mondo con la normativa ambientale più severa in riferimento al danno ambientale una volta che questo è avvenuto. Ma sul fronte opposto, quello della prevenzione, viene fatto poco o nulla”. Basti pensare che nel nostro Paese le polizze specificamente dedicate alla copertura dei rischi ambientali risultano essere pari a meno di 5.000, concentrate quasi per metà in Veneto (dove vige l’obbligatorietà per la polizza rifiuti).

LA FALLA DOVE NON TE L’ASPETTI

Secondo Casali, quello dei rischi ambientali è un ambito in cui si scontano tantissimi pregiudizi. “Molti imprenditori – spiega – sono convinti che non saranno mai colpiti da questo problema. Alcuni credono in buona fede di poter prevenire questo pericolo occupandosi della sicurezza degli impianti produttivi. Altri sono convinti che questa minaccia incomba solo sui grandi inquinatori potenziali: raffinerie, smaltimento rifiuti, impianti chimici”. Ma anche in quest’ultimo caso non bisogna dare nulla per scontato. Casali porta l’esempio di un sinistro recentemente accaduto a una azienda chimica, i cui impianti produttivi erano efficientemente controllati, ma dove il danno da inquinamento non ha avuto origine nei grandi serbatoi di liquami, ma più banalmente dalla rottura dell’impianto di riscaldamento degli uffici. 

SENSIBILIZZARE LE AZIENDE

I pregiudizi mostrano la necessità di un cambio culturale che ancora stenta a partire. “Risk manager e imprenditori spesso hanno altre priorità. Ma sottovalutare questo tipo di rischi può rivelarsi fatale”. Sarebbe necessario un più frequente ricorso a polizze specifiche, e in questo “il settore assicurativo può migliorare nell’offerta dei prodotti”, osserva Casali, ammettendo che, tuttavia, “manca ancora la domanda. Il mercato – spiega – si è adagiato sulla sottoscrizione di polizze Rc generale con l’estensione inquinamento”. Un prodotto che, tuttavia, ha tanti limiti ed è in grado di coprire solo pochi scenari di rischio. Casali comunque inizia a riscontrare un crescente interesse da parte delle imprese. “Si tratta di sensibilizzare le aziende: ci sono grandi opportunità se si supera l’ostacolo dei pregiudizi”.

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