A CIASCUNO LA SUA CASSA

Da pochi mesi è diventata pienamente operativa la nuova cassa di previdenza degli agenti Unat: la presidente della rappresentanza, Mariagrazia Musto, parla dei motivi che hanno portato alla nascita di questa iniziativa

22/10/2017
👤Autore: Beniamino Musto Review numero: 48 Pagina: 32
Dopo un lungo e complesso iter costruttivo durato circa due anni, ha preso ufficialmente il via lo scorso luglio la nuova cassa di previdenza degli agenti Generali Italia, ex Toro Assicurazioni, iscritti a Unat. La costituzione della nuova entità giuridica dovrà garantire agli iscritti della rappresentanza un trattamento previdenziale con gestione autonoma e indipendente rispetto alla cassa originaria, che continuerà a gestire i contributi degli appartenenti all’altro gruppo agenti di provenienza Toro, il Gaat. Mariagrazia Musto, presidente di Unat, spiega quali sono i motivi che hanno portato alla nascita della cassa di previdenza, e, più in generale, quali sono gli obiettivi della rappresentanza per il prossimo futuro.


Perché è nata la nuova Cassa di previdenza agenti Unat, e qual è l’aspettativa della rappresentanza?

La problematica della Cpa Unat nasce da molto lontano. Bisogna infatti risalire alla scissione dal Gaat nel 2003 che portò alla fondazione di Unat. Per anni abbiamo cercato di far passare il principio che, se la cassa doveva restare unica per i due gruppi, la rappresentatività nel cda della stessa doveva, a nostro parere, tener conto delle due realtà rappresentative. Non ci siamo riusciti e, per una semplice logica di numeri, fino alla nascita della Cpa Unat, la totalità dei componenti del cda in quota agenti è stata a favore dell’altro gruppo. Alla fine abbiamo deciso di passare dalle parole ai fatti e abbiamo promosso, con successo, la divisione della cassa nelle due attuali: una per gli agenti aderenti al Gaat, e una per noi di Unat. Possiamo così, ora, essere autonomi nelle strategie di investimento, ovviamente nei limiti previsti dallo statuto della cassa e con il concorso dei componenti del cda in capo alla mandante. Alla Cpa Unat ha aderito la totalità degli agenti Unat, e questo risultato la dice lunga rispetto alla comprensione da parte dei nostri iscritti dell’importanza di rivendicare e difendere le nostre autonomie, anche in un tema previdenziale come questo.


A suo modo di vedere, quale evoluzione lei riscontra nelle rappresentanze del gruppo Generali sul tema della previdenza?

Oltre alle prestazioni obbligatorie di primo livello previste (Inps) per la nostra categoria esistono due ulteriori previdenze integrative. La prima è la Cpa, della quale abbiano parlato poc’anzi, e la seconda è il Fondo pensione agenti (Fonage). Sono note le vicissitudini del fondo negli ultimi anni, e non mi dilungo su questo aspetto. Dico solo che, a mio parere, non ci sono stati motivi di mala gestio nella conduzione del fondo, ma i problemi sono essenzialmente dovuti a una diversa modalità di stress test cui sono stati sottoposti i fondi pensionistici integrativi. A questo punto, se la domanda è se condividiamo la scelta, seppur legittima, fatta dal Gruppo agenti Generali Italia (GaGi) di abbandonare il fondo per affidarsi a una prestazione assimilabile ai Pip stipulata con la mandante, la nostra risposta è no, non fosse altro che per due motivi sostanziali. Il primo è il principio di autonomia di cui parlavo per la cassa di previdenza. Il secondo è perché sono convinta che mai un prodotto assicurativo, per quanto performante, potrà dare i ritorni, sia in termini di rendimento, sia di prestazioni accessorie quali invalidità e reversibilità, che ancora oggi, nonostante le plafonature anche pesanti decise dal commissario, Fonage offre.





Quali sono le priorità, in questo momento, per Unat? 

In questo momento contingente la celebrazione del nostro congresso ordinario che si terrà a Barcellona dal 10 al 12 di novembre, evento centrale nella vita associativa e momento di confronto per noi decisamente importante per la verifica della nostra gestione politica. In prospettiva, la soluzione della miriade di criticità derivanti dalla integrazione in Generali che spaziano dai problemi gestionali e del quotidiano, per passare dalle politiche commerciali e dal catalogo prodotti; il ramo auto che a nostro parere dovrebbe essere gestito non solo tecnicamente ma anche con uno sguardo più lungo, che traguardi quantomeno il mantenimento del rapporto con il cliente nel tempo, per approdare alla problematica inerente alla formulazione di un mandato unico per tutte le ex reti, con i risvolti che ben si possono immaginare in termini non solo normativi, ma anche (e forse soprattutto) economici. Una strada non facile, che passa non solo attraverso il confronto con la compagnia, ma che interagisce con i rapporti tra i gruppi.


Come sta procedendo il percorso di Confagi, la federazione che riunisce Unat, Gaag (Lloyd Italico), Anagina (Ina Assitalia)? Quali iniziative future sono in programma? 

Ci confrontiamo molto fra di noi, anche mettendo a frutto una conoscenza personale che è accresciuta nel tempo, e che ha creato un clima di stima e rispetto che non davamo per scontato, stante le evidenti diversità di propensione alla professione che ciascuno di noi rappresenta. Quello che posso dire è che, una volta smarcati al nostro interno dubbi e perplessità o diverse visioni di ogni singolo problema, il nostro comportamento sui tavoli di lavoro, sia di vertice che di semplice partecipazione a confronti meramente tecnici, è sempre stato univoco, a dimostrazione di una unità di intenti che non è mai venuta meno. Nel medio periodo le nostre iniziative sono strettamente legate ai tavoli di confronto con la compagnia per provare a mettere a regime un modello distributivo (o più modelli) che si proietti in un futuro moderno e che sia aderente al mercato, mettendo a frutto il patrimonio che deriva dalle nostre radici e dalle nostre tradizioni di alta professionalità.

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