LA CRESCITA (PREVISTA) DEL RISPARMIO GESTITO

Aumenta la ricchezza finanziaria delle famiglie, perdono appeal i titoli di debito, si sviluppano le soluzioni in gestione: una ricerca di Prometeia e Ipsos prova a delineare il futuro di risparmi e investimenti

08/06/2017
👤Autore: Giacomo Corvi Review numero: 44 Pagina: 42
La società è un organismo in continua evoluzione. E il passo del cambiamento sembra oggi aver assunto un ritmo sempre più accelerato, alimentato dall’innovazione tecnologica e dal naturale allentamento dei tradizionali modelli di relazione interpersonale. Tutto cambia nella società moderna, comprese le scelte di risparmio e investimento. Così, può anche capitare che un vecchio mantra come “Italiani, popolo di risparmiatori” sia destinato a cedere il passo a un nuovo tipo di paradigma. La trasformazione è già in corso. Nel 2016 si è infatti registrato un aumento del 18% nella sottoscrizione di soluzioni di risparmio gestito, in particolare polizze vita: Prometeia stima che nell’anno in corso il tasso di crescita possa attestarsi a un ben più ampio 37%. La strada sembra, insomma, ormai imboccata. “La quota di ricchezza finanziaria destinata al risparmio gestito passerà dal 30% attuale al 36% stimato per il 2024, affermandosi così come la forma prevalente di investimento delle famiglie italiane”, ha spiegato Lea Zicchino, partner di Prometeia, nel corso dell’evento di presentazione dell’indagine Wealth Insights.  


UN NUOVO MODO DI GUARDARE AL RISPARMIO

La ricerca nasce dall’incontro fra il know-how previsionale di Prometeia e le competenze demoscopiche di Ipsos. Obiettivo annunciato dell’iniziativa è quello di unire le rispettive capacità in un progetto in grado di analizzare domanda e offerta e, sulla base dei risultati ottenuti, cercare di dare forma a quello che il presente sembra presagire per il futuro. Perché nessuno ha la sfera di cristallo, e la conoscenza di quello che sarà passa inevitabilmente dell’osservazione di quello che sta accadendo adesso. “Si tratta di un nuovo modo di vedere il risparmio”, ha spiegato Sebastiano Mazzoni Perelli, director di Prometeia. “I risultati – ha aggiunto – sono stati inseriti all’interno di un report che speriamo possa essere di grande supporto a tutti coloro che sono impegnati nell’ecosistema del risparmio”.





LA FAMIGLIA SI TRASFORMA

La società cambia. E inizia a trasformarsi dal suo nucleo fondamentale: la famiglia. “È un trend che non può essere trascurato se si vuole assumere una prospettiva di lungo periodo”, ha commentato Andrea Alemanno, group director di Ipsos. Sullo sfondo di un invecchiamento generalizzato della popolazione, il modello della famiglia tradizionale sembra cedere il passo a nuclei monocomponenti, cresciuti del 75% dal 1980 a oggi. I confini della famiglia si trasformano, e così le strategie adottate per gestire il proprio patrimonio. “Solo il 28% delle famiglie prende le proprie scelte in autonomia, mentre il 42% del campione si rivolge alla propria rete di relazioni in caso di problemi finanziari”, ha spiegato Alemanno. In questo contesto, i giovani ricoprono una posizione del tutto particolare: restano nella famiglia di origine più a lungo, con oltre il 40% degli under 35 ancora sotto il tetto familiare, e si rivolgono soprattutto ai genitori in caso di necessità.





CRESCE L’INTERESSE

Eppure, secondo i risultati della ricerca, i giovani appaiono interessati a prodotti di investimento. Certo, i volumi restano ancora bassi: solo il 34% dei giovani possiede una polizza diversa dall’Rc auto, e un ancor più striminzito 13% ha aperto un piano di previdenza complementare. Ma l’interesse c’è, indirizzato soprattutto verso soluzioni poco rischiose come i buoni fruttiferi e i titoli di Stato. Secondo Alemanno, tutto ciò è sintomatico di un crescente “dinamismo nelle scelte di investimento: i tassi zero sembrano ormai scontati, e le persone cercano di capire cosa fare dei propri risparmi”. Più in generale, i giovani prevedono un aumento del proprio patrimonio finanziario e guardano con interesse a forme di risparmio gestito o amministrato. I volumi di crescita appaiono incoraggianti. Prendendo l’esempio dei prodotti di accumulo, Alemanno ha parlato di “un mercato potenziale pari a un terzo di quello attuale”.





RICCHEZZA FINANZIARIA IN AUMENTO

La crescita della ricchezza finanziaria non è solo una speranza, ma anche un dato di fatto confermato dai numeri. “Nel 2016 – ha osservato Lea Zicchino – si è registrato un forte aumento nel reddito disponibile delle famiglie, a cui è corrisposto un incremento della propensione al risparmio dello 0,7%”. Se una parte di questa liquidità viene ancora conservata per far fronte a eventuali momenti di difficoltà, una quota crescente di questo patrimonio viene destinata a strumenti di risparmio gestito: “Dal 2013 al 2016, l’afflusso verso il risparmio gestito si è attestato a 365 miliardi di euro, arrivando a coprire il 30% del portafoglio”. E la crescita sembra confermata anche per i primi mesi del 2017: a febbraio, secondo Assogestioni, la raccolta netta del risparmio gestito è arrivata a 7,4 miliardi di euro, con il patrimonio che ha raggiunto la cifra record di 1.960 miliardi di euro. 


IN FLESSIONE I TITOLI DIRETTI

“Nei prossimi anni – ha aggiunto Zicchino – la ricchezza finanziaria delle famiglie continuerà a crescere, seppur a ritmi più lenti, grazie all’aumento del reddito disponibile e, di conseguenza, alla quota che le famiglie riusciranno a risparmiare”. Secondo la ricerca, il patrimonio passerà dagli attuali 4.100 miliardi di euro a 5.000 miliardi nel 2024. Un aumento che influenzerà anche il mercato degli investimenti finanziari, arrivando ad “alimentare un volume di 180 miliardi di euro entro il 2019”. In questo contesto, i titoli di debito continueranno a perdere terreno, confermando una tendenza che appare in atto ormai da tempo. “Entro il 2019 i titoli pubblici e bancari copriranno una quota del 5,4% del portafoglio, decisamente più in linea con la media del 3,6% che si registra nell’Area Euro”.


MERCATI IN ESPANSIONE

Se i titoli diretti segnano il passo, in una direzione del tutto diversa sembrano muoversi gli strumenti di risparmio gestito. E ciò anche in forza della sopracitata riallocazione del portafoglio verso soluzioni che “offrono maggior protezione e una più alta diversificazione del rischio”. Attualmente, rivela la ricerca, “il 23% del campione possiede in media 1,5 prodotti di risparmio gestito, in particolare polizze vita”. Il mercato attende ancora di essere pienamente sondato. Perché se circa un quarto della popolazione ha già sottoscritto una soluzione di risparmio gestito, tutto il resto del campione deve essere ancora ben esplorato. Addirittura, rivela la ricerca, il 30% della popolazione non ha mai sentito parlare di prodotti di risparmio gestito. E fra chi conosce le soluzioni, il rapporto evidenzia considerevoli margini di penetrazione. Il 4% della popolazione, per esempio, si dice interessato a investire in un fondo comune. Ancora meglio fanno le polizze vita, dove la quota di mercato potenziale arriva al 4,7%. L’identikit del possibile cliente è difficile da tracciare, ma la ricerca evidenzia alcuni tratti in comune: si tratta di millennials, con alti titoli di studio e solidi posti di lavoro, e con un patrimonio che, per quanto variabile, appare superiore alla media. 

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