I RISULTATI DELLA CRESCITA PROFESSIONALE

A un anno dalla presentazione della norma Uni 11628/2016, il programma di certificazione ha raggiunto percentuali rilevanti. E i periti si dimostrano sempre più decisi a competere su livelli di servizio e qualità

03/09/2017
Giugno 2016: Maria Rosa Alaggio, con un ampio articolo su Insurance Review, presenta gli importanti contenuti del congresso tenutosi a Cervia nel precedente mese di maggio, illustrando il progetto di certificazione dei professionisti, giunto a compimento al termine di un’istruttoria fra le più brevi nell’ambito delle professioni non ordinistiche.

Giugno 2017: si svolge a Milano il congresso Cersa-Periti Uniti, dal titolo Certificazione del perito: opportunità o necessità? (Assolombarda, 8 giugno 2017). Numeri e nominativi alla mano, si constata che, dei 500 periti presenti un anno prima a Cervia, il 38,6% ha già affrontato e superato l’iter d’esame, ottenendo la certificazione Uni. Tale percentuale, esaminate le candidature e le istruttorie in fase di elaborazione, si avvia al 50% entro la fine del 2017, ed è verosimilmente destinata a raggiungere l’80% nel corso del 2018.
I periti liquidatori assicurativi certificati ai sensi della norma Uni 11628 crescono in modo esponenziale: segno di credibilità e fiducia verso questo importante progetto. E si consideri che i requisiti di accesso (così come gli esami) sono fra i più severi in termini di titolo di studio, formazione specifica ed esperienza operativa documentata.


AUTOREVOLEZZA NEL MOMENTO DEL SINISTRO

Il congresso dell’ 8 giugno a Milano (come già avvenuto a Cervia) ha dato ampio spazio al dialogo fra gli stakeholders del settore: professionisti della perizia (sotto l’egida della confederazione Periti Uniti, che proprio a Cervia aveva fatto il suo debutto ufficiale), ente certificatore Cersa, importanti referenti del mondo assicurativo, intermediari, broker e consumatori. 
Dal confronto è emerso, ancora una volta e in modo sempre più evidente, come la figura del perito rami elementari, fondamentale anello di congiunzione e coordinamento nella procedura di liquidazione dei danni property, liability, tecnologici e altri, debba avere (e così la norma prevede) caratteristiche di competenza, credibilità, terzietà, deontologia ed etica. In una parola: assoluta autorevolezza. Solo in questo modo i sinistri (momento in cui si misura sul campo la promessa dei contratti assicurativi in termini di rispondenza, reale o percepita, fra le attese contrattuali e la realtà) possono costituire essi stessi, laddove gestiti correttamente e nell’interesse delle parti tutte, un veicolo di valorizzazione del sistema assicurativo presso l’utenza. 
Proprio il sinistro, per sua natura momento problematico, può così divenire l’occasione per il mercato assicurativo italiano (sottodimensionato rispetto ai livelli europei, anche in relazione a quantità e tipologia di rischi esistenti e assicurati) di migliorare e rafforzare la propria immagine, raggiungendo livelli di protezione sociale e sostenibilità del sistema, sino a divenire, per gli operatori e il sistema in genere, brand di concreta affidabilità.
Solo dimostrando nei fatti, con interventi professionali e di qualità, ciascuno per la propria parte, l’effettiva utilità ed efficacia della copertura assicurativa, si potrà cercare di invertire l’attuale tendenza alla competizione basata su autolesionistiche corse al ribasso sui costi di premi e prestazioni. Tendenza pericolosa, che ha portato ad allontanarsi da uno dei fondamenti alla base della sostenibilità del sistema assicurativo: quello del calcolo attuariale.





COMPETITIVITA' E CRESCITA PER IL SETTORE ASSICURATIVO 

Non si può non ricordare come, ai prodromi della crisi sistemica che, dal 2008, ancora influisce in maniera così negativamente pesante sul nostro sistema socio-economico, nel corso di un interessante meeting organizzato dal consorzio Cineas nell’ambito del progetto Leader’s view, diversi esponenti del settore a livello internazionale già evidenziarono come fosse fondamentale mantenere competitività e conquistare nuove quote di mercato lavorando sul livello qualitativo dei servizi offerti, e non su una mera concorrenza in termini di prezzi del contratto. Si manifestò il timore che la pericolosa tendenza, all’epoca emergente ma non ancora consolidata, proseguisse e trovasse una concreta continuità negli anni successivi. Così è stato.
Oggi, il mondo peritale rami elementari, con iniziative e investimenti notevoli sotto ogni punto di vista (fra cui il percorso di certificazione Uni), sta facendo la propria parte, per dimostrare come alla base del proprio operato e delle proprie scelte, vi siano anzitutto la qualità, la professionalità, l’impegno. Il confronto scaturito durante il convegno di quest’anno a Milano dimostra come tale impostazione, e tale volontà, siano riconosciute e condivise dai diversi interlocutori del comparto assicurativo. Ci auguriamo che tale comunanza di valori e di intenti trovi concreto riscontro anche nei fatti.

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