IL BISOGNO DI UN’ECONOMIA AL FEMMINILE

Il lavoro, il pensiero e le azioni delle donne incidono pesantemente sull’evoluzione della società, dalla gestione della famiglia alla creatività e all’innovazione. Il “Patto delle donne” è un documento politico che racchiude questo valore, economico e sociale, capace di contribuire alla crescita del nostro Paese

10/05/2018
L’Italia non è un Paese per donne, lo stiamo dicendo da tanto tempo. Ce lo confermano ogni volta i dati Istat, Eurostat e anche il Global gender gap report. Infatti, il 61,5% delle donne che lavorano in Italia non viene pagate per niente o non adeguatamente, contro il 22,9% degli uomini, come si legge nel Gender gap report 2017 redatto dal World Economic Forum
Nella classifica, ai primi posti ci sono i Paesi in cui il gender gap, ossia la discrepanza in opportunità, status e attitudini tra i due sessi, è meno evidente ed è stato seppur parzialmente colmato. Procedendo nella classifica, agli ultimi posti vi sono i Paesi in cui invece tale divario è molto più marcato. Quest’anno, l’Italia è piombata all’82esimo posto su 144 posizioni complessive, dietro anche alla Grecia (che si colloca in 78esima posizione): dal 41esimo posto in cui eravamo nel 2015, siamo crollati di ben 32 posizioni per quanto riguarda il gender gap. L’anno scorso eravamo al 50esimo: in dodici mesi, il calo è stato di ben 22 posizioni. Specificatamente parlando di salario, siamo al 126esimo posto nel divario di genere: gli uomini, insomma, guadagnano più delle donne, e questa non è una novità. Ma dalla ricerca emerge anche che le donne lavorano di più. Ogni giorno, una donna lavora 512 minuti contro i 453 di un suo collega uomo, mentre la disoccupazione è più alta tra le donne (12,8% contro il 10,9%) così come le donne senza lavoro sono più scoraggiate degli uomini (40,3% contro il 16,2%).





UN UNIVERSO CHE INFLUENZA CULTURA E CONSUMI

I talenti delle donne non devono essere sprecati. Le donne e il loro lavoro sono un valore aggiunto per una riduzione della povertà, per uno sviluppo delle città e l’attivazione di politiche di urbanizzazione sostenibili, per un’istruzione di qualità, per una vera attenzione all’ambiente e al cambiamento climatico, per affrontare criticità emergenti quali le migrazioni in atto.
La maggior parte della forza lavoro è composta da donne che influenzano almeno per due terzi i consumi. Ed è fondamentale che il mondo della politica, così ancora molto maschile, tenga presente che le donne desiderano politiche più chiare, azioni concrete, il controllo sull’uso pubblico del denaro, prodotti riconducibili a uno stile di vita caratterizzato da una maggiore cura delle relazioni e del mondo, una politica e una classe dirigente di qualità e competente, più servizi sociali ed educativi, più cultura, più sostegno a persone e popoli in povertà.
È ora di una nuova economia al femminile che si fonda su uno sviluppo economico e sociale inclusivo, basato su sistemi di governance della cultura, dell’innovazione e della creatività che rispondano alle esigenze e ai bisogni delle popolazioni. Un sistema di gestione trasparente della società, partecipativo e informato, che implica anche il coinvolgimento di una ampia platea di voci femminili, provenienti in particolare dalla società civile e dal settore privato.





I PUNTI DI FORZA PER CREARE IL FUTURO

Abbiamo bisogno di un cambiamento nei valori trasmessi dai nostri sistemi economici e finanziari: dalla ricerca della redditività al benessere, dagli schemi di concorrenza alla solidarietà, dalla disuguaglianza alla trasparenza.
Le donne chiedono da tempo un Patto per le donne per entrare come nuove protagoniste. Non è più possibile che vengano chiamate a salvare il sistema del welfare e la caduta della domanda con il superlavoro domestico, forme sempre più accentuate di lavoro sommerso e sottopagato e, nello stesso tempo, a salvare il consumismo.
Noi donne facciamo della tolleranza un valore fondamentale. Crediamo nella qualità delle relazioni e nella positività dei legami familiari, punto di riferimento sicuro e solido in un mondo incerto.
Abbiamo dalla nostra parte il tempo, il voto e la capacità di creare opinioni.
In tutto ciò si può intravedere una via per il futuro.
L’Europa raccomanda e sancisce principi di sostegno ai giovani uomini e alle giovani donne, in particolare fondati su politiche attive di istruzione, formazione e inserimento nel mondo del lavoro che, promuovendo la prevenzione dell’esclusione e della marginalizzazione sociale, introduce finanziamenti importanti con valenza anche anti ciclica negli Stati dove la disoccupazione giovanile risulta superiore al 25%. Su questi argomenti stiamo lavorando per l’Europa che verrà.



DONNE IN POLITICA, UN RUOLO DA COSTRUIRE

Nel Gender gap report 2017, emerge che in Italia il Parlamento è formato solo per il 31% da donne, e nei ministeri la loro presenza è limitata al 27,8%. Le elezioni politiche del 4 marzo scorso hanno di fatto migliorato lievemente la posizione nel Parlamento, e solo il Movimento 5 Stelle raggiunge a malapena il 40% della presenza femminile. Per quanto riguarda il potere politico, il divario di genere (anche se ridotto rispetto al passato) è comunque molto ampio e si è allargato negli ultimi dieci anni per la salute e sopravvivenza: in questo campo, siamo passati dal 77esimo posto del 2006 al 123esimo. Come partecipazione economica e per opportunità offerte, siamo passati dall’87esima posizione del 2006 alla 118esima.
Abbiamo cercato di coinvolgere i candidati e le candidate attraverso la sottoscrizione e l’adozione del Patto per le donne, il documento politico degli Stati generali delle donne, ma a oggi non abbiamo ancora nessuna concretizzazione. Continuiamo nel percorso tracciato declinando il Patto delle donne in ogni regione italiana. Non smetteremo di vigilare e ricostruire il filo interrotto tra società e politica. La nostra passione non basta. Dobbiamo aiutare la politica a costruire sulla razionalità: è un ruolo da riconquistare ogni giorno, soprattutto oggi. 
D’altra parte, le elette devono ancora fare i conti con quello che Gabriella Bonacchi chiama il faticoso stare delle donne dentro i luoghi della politica: il corpo femminile come corpo speciale che non riesce “a occupare una porzione sufficientemente consistente della sfera pubblica, istituzionale” e che dunque deve conquistare un surplus di autorevolezza e di peso.
Non possiamo neanche non sottolineare il modo in cui molte giovani stanno nelle stanze della politica: sembrano più a loro agio, ma è come se vivessero in un mondo neutro che usa i codici del femminile in funzione rassicurante del maschile, secondo una modalità che sembra dimenticare (o rifiutare) – come hanno mostrato a proposito delle cosiddette quote rosa le sindache del M5S Virginia Raggi e Chiara Appendino – la valenza dell’agire politico che le ha portate fino al ruolo assunto.


© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articoli correlati

I più visti