FARE SQUADRA CONTRO LE FRODI

Servono azioni sistemiche e un lavoro d’equipe fra gli attori del processo liquidativo per contrastare l’illegalità nei sinistri critici. È quanto emerso in un convegno promosso da Assit e focalizzato sulla nuova e centrale figura del perito-imprenditore

29/05/2018
👤Autore: Laura Servidio Review numero: 54 Pagina: 22
I sinistri critici che non sono soggetti a indagine giudiziaria ammontano a 450 milioni di euro. Per arginare il fenomeno, in cui il 48% degli eventi è di origine dolosa, serve un approccio sistemico e la sinergia fra i diversi soggetti coinvolti. Questo il leit motiv del convegno Danni critici: aspetti sistemici, organizzato a Roma da Assit e dedicato alla figura del perito-imprenditore, tanto innovativa quanto in evoluzione.
Dopo l’edizione dello scorso anno, incentrata sulla definizione e misura della competenza ai fini della perizia, l’evento del 2018 ha visto il focus sulla ricerca di “azioni sistemiche in collaborazione con tutti i soggetti coinvolti in un sinistro”, ha spiegato Aldo Rebuffi, presidente Assit, per dare al cliente il miglior supporto possibile, ma anche per individuare eventuali fenomeni fraudolenti che anche il legislatore sta cercando di debellare con le nuove normative. 




L’IMPORTANZA DELLA NORMA

Tra queste, la legge 68 del 2015 che ha inserito il reato ambientale, come ha evidenziato la senatrice Laura Puppato, capogruppo Pd nella commissione ecomafie. Un provvedimento che, da un lato, ha permesso di sanzionare 574 ecoreati, denunciare 971 persone e 43 aziende, e sequestrare 133 beni per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro nel 2016; dall’altro, però, ha causato un’escalation di incendi sospetti negli impianti di riciclo e smaltimento rifiuti, che sono passati da 32 nel 2014, a quasi 100 alla fine del 2017. Parlando di incendi, emblematico è quello avvenuto lo scorso maggio in un’industria di Pomezia (Roma) che tratta plastiche e materiali da riciclo: una tragedia annunciata visto che il comitato cittadino aveva presentato, alcuni mesi prima, un esposto al sindaco. Ciò dimostra la mancata comunicazione fra gli enti, l’impotenza di alcune amministrazioni di far fronte a situazioni di emergenza, ma anche l’inosservanza delle norme da parte delle imprese. “Ci sono elementi di fragilità – ha ammesso la senatrice – che richiedono l’intervento normativo in materia di controlli e autorizzazioni”; ma è necessaria anche la condivisione dei protocolli legislativi tra i diversi attori, creando “una rete di legalità in cui ognuno deve fare la sua parte per contrastare il sistema di illegalità diffusa e di indifferenza nei confronti della legge”. Il rischio, ha spiegato, è che le compagnie decidano di non assicurare neanche le aziende sane che servono per fare economia circolare nel nostro Paese.

ACQUISIRE LE COMPETENZE TECNICHE

Fra gli attori del processo liquidativo, molto coinvolti sono anche i vigili del fuoco preposti non solo a un tempestivo intervento, ma anche alla sensibilizzazione su tematiche cruciali nel lavoro di perizia. Una di queste, ha spiegato il rappresentante del Corpo, Giuseppe Paduano, è il comportamento al fuoco del materiale che, se ignorato, non consente di individuare la causa. “Senza l’acquisizione di conoscenze tecniche – ha sottolineato – non si può sapere che esistono materiali che, pur avendo un comportamento al fuoco apparentemente buono, bruciano senza fiamma con una produzione di fumi molto elevata”. Paduano ha esortato i periti a dubitare del classico corto circuito laddove, in caso di piena osservanza delle normative, è difficile che questo possa causare un incendio di proporzioni importanti. Qui è fondamentale verificare l’omologazione e la marcatura CE senza la quale prodotti e materiali non possono essere immessi sul mercato.
“Individuare le cause è il primo gradino del processo liquidativo”, ha evidenziato il presidente Assit, confermando l’importanza di acquisire le competenze tecnico-scientifiche. Ma non basta essere dei buoni tecnici: “serve il tatto e la collaborazione con i soggetti interessati (Autorità, Vigili del fuoco, Usl, Arpa, compagnie, produttori) per interagire in uno scambio reciproco”. E ancora, ha osservato Rebuffi, “compagnie e periti devono stringere un patto: un capitolato nel rispetto della privacy”.




 
UN PROTOCOLLO ANTIFRODE

Su questo aspetto si trovano concordi gli assicuratori, sempre molto attenti alla definizione di iter codificati con cui poter ottimizzare il processo liquidativo e contrastare le frodi. Ad esempio, il modello messo a punto da Sara Assicurazioni ha consentito notevoli risparmi grazie al lavoro di squadra fra i tre attori principali: liquidatore, perito (affiancato dal fire investigator) e avvocato. Oltre a ciò, si è rivelata efficace la definizione di un iter che parte dall’individuazione del nesso di causalità, fino all’analisi delle tracce e alla sintesi per individuare la causa dell’incendio. “È molto importante l’indagine sui precedenti – ha sottolineato Michele Grilli, responsabile sinistri auto under di Sara Assicurazioni – per arrivare a chiedere il non pagamento del sinistro o addirittura produrre una querela”. L’attività di contrasto ai fenomeni fraudolenti portata avanti da Sara Assicurazioni ha consentito alla compagnia di produrre, nel 2017, un risparmio di 5 milioni e 350 mila euro (+48%), con punte in Campania (1 milione 800 mila) e Veneto (800 mila euro), ma con buoni risultati anche in Lazio (650 mila), Toscana e Calabria (300 mila).
Un modus operandi se lo è dato anche Cattolica Assicurazioni, come ha spiegato Andrea Mormino, responsabile polo sinistri property, che ribadisce l’importanza di mantenere un approccio sistematico e non inquisitorio, fondato sull’analisi degli indizi da mettere a disposizione di fire expert, legali, forze dell’ordine e procure, in un atteggiamento di collaborazione e sinergia fra gli attori coinvolti. Qui lo sforzo della compagnia è quello di “garantire un maggior coordinamento, attraverso incontri congiunti e la definizione di un obiettivo comune”. 

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