UNA CULTURA DELLA PREVENZIONE PER L’INQUINAMENTO AMBIENTALE

Incentivare le imprese a fare un maggiore ricorso alle polizze assicurative per i danni all’ambiente, attraverso il sistema del credito d’imposta al 20%: è l’obiettivo di una proposta di legge presentata il mese scorso alla Camera dei Deputati, che punta a diffondere nel mondo produttivo una maggiore consapevolezza sui rischi che coinvolgono un ambito così delicato

UNA CULTURA DELLA PREVENZIONE PER L’INQUINAMENTO AMBIENTALE
👤Autore: Beniamino Musto Review numero: 105 Pagina: 16-19
In Italia la protezione dell’ambiente è un tema ancora troppo sottovalutato tra gli operatori economici. Sono infatti meno del 2% le aziende che hanno attivato delle polizze assicurative a copertura dei rischi di danno ambientale. Ecco perché il principio cardine secondo cui chi inquina, paga, a cui si devono attenere tutte le imprese, nasconde due debolezze. La prima è che inquinare l’ambiente è un atto grave, e non è sempre detto che sia semplice (o addirittura possibile) bonificare in modo efficace. La seconda è che se il danno è ingente, nell’ordine di milioni di euro, e l’azienda dovesse risultare insolvente, il costo della bonifica va a ricadere su tutta la collettività. L’opzione ideale è pertanto quella della prevenzione, da attuare attraverso un sistema di buone pratiche da tenere strutturalmente agganciate alla cultura aziendale dell’impresa. Va in questo senso la proposta di legge avanzata dall’onorevole Maria Chiara Gadda (Italia Viva) e presentata il mese scorso alla Camera dei Deputati. L’iniziativa parlamentare – il cui testo è stato sottoscritto dai parlamentari Rosato, Sottanelli, Bonetti, Benzoni e Ruffino – punta, attraverso il sistema del credito d’imposta al 20%, a incentivare le imprese a fare un maggiore ricorso alle polizze per danni all’ambiente, tutelando così il patrimonio aziendale e migliorando la gestione e l’impatto derivante dai rischi ambientali.



LA PROPOSTA DI LEGGE, NEL DETTAGLIO

Nel dettaglio, la proposta di legge si basa su sei articoli. L’articolo 1 enuncia quelle che sono le finalità e i principi generali del testo, mentre l’articolo 2 promuove il riconoscimento, per le imprese, di un credito di imposta del 20% a favore della sottoscrizione di polizze per il rischio di danno ambientale. Lo stesso schema del credito d’imposta del 20% si applica anche a copertura delle spese sostenute dalle aziende per ottenere il riconoscimento della certificazione Uni/PdR 107:2021 Ambiente Protetto - Linee guida per la prevenzione dei danni all’ambiente - Criteri tecnici per un’efficace gestione dei rischi ambientali (articolo 4) che viene equiparato agli incentivi già riconosciuti per Emas, per la certificazione Uni En Iso 14001:2015 (articolo 3) e per gli interventi di prevenzione degli eventi di danno all’ambiente quali la manutenzione sui serbatoi interrati e sui bacini di contenimento (articolo 5). L’articolo 6 definisce invece quelli che sono gli oneri finanziari a carico dello Stato per l’anno 2024 che sono pari a: 1,820 milioni di euro per l’attuazione della disposizione di cui all’articolo 2, un milione di euro per l’attuazione dell’articolo 4, e 2,2 milioni di euro per le disposizioni dell’articolo 5. Per l’articolo 3 invece non è previsto alcun onere statale.



ACCOMPAGNARE LE IMPRESE A UNA MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA

Alla presentazione dei contenuti del testo della proposta di legge erano presenti, oltre alla prima firmataria on. Gadda, anche Lisa Casali, manager di Pool Ambiente, Simona Andreazza del servizio danni di Ania, Pietro Negri, segretario generale di Aiba, Donato Speroni, editor in chief dell’Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) e Alessandra Pasetti, capo dell’ufficio romano di Uni (Ente italiano di normazione). L’on Gadda ha spiegato che la proposta di legge “vuole provare a creare concretamente le condizioni per prendere per mano le imprese, soprattutto quelle più piccole, che potenzialmente possono generare impatti nefasti sull’ambiente. A volte disattenzioni possono provocare gravissimi danni aziendali”. E, come osservato da Lisa Casali, presso le imprese italiane manca una vera cultura a favore della prevenzione e della riparazione dei danni alle risorse naturali. “Gli investimenti nella gestione dei rischi ambientali sono limitati e le imprese più virtuose da questo punto di vista difficilmente ne hanno un vantaggio competitivo”. Casali ha ricordato che, secondo una stima effettuata dal Pool Ambiente, sono meno del 2% le aziende che hanno sottoscritto una copertura completa per i danni all’ambiente, “con il rischio d’insolvenza in caso di danno all’ambiente che è, infatti, particolarmente elevato nel nostro paese”, ha detto.
Anche il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc) prevede tra le misure necessarie da implementare a livello nazionale la promozione di coperture assicurative per i danni agli ecosistemi anche in conseguenza di eventi naturali estremi che ad esempio potrebbero essere la causa scatenante di un incidente in azienda con conseguente danno alle risorse naturali.

GLI INTERVENTI NECESSARI

Per l’Ania, la proposta di legge presentata dall’on. Gadda “è molto interessante perché prevede incentivazioni fiscali per le imprese che stipulano una copertura ambientale. Auspichiamo – ha detto Andreazza – che queste misure rappresentino un punto di partenza e non di arrivo. Nell’ottica di un aumento della base assicurativa sarebbe opportuno che tali incentivi fossero accompagnati anche da altri tipi di interventi di natura pubblica e da campagne di sensibilizzazione sul tema”.
Molto favorevole anche il giudizio degli intermediari. “I broker – ha detto Pietro Negri – sono professionisti che possono concretamente aiutare i clienti, in particolare le Pmi, a comprendere e valutare meglio i nuovi rischi Esg che vanno via via manifestandosi nella loro crescente gravità, frequenza e intensità. Al tempo stesso sono professionisti capaci di rappresentare al mercato assicurativo tali bisogni, nell’ottica di stimolare una risposta e una più rapida innovazione dei prodotti”. Negri ha quindi auspicato che si arrivi a considerare i fattori Esg nella valutazione del rischio, “come già in parte avviene nella valutazione del merito finanziario”, affinché questa pratica possa diventare sempre di più “un fattore concorrenziale anche per effetto della spinta esercitata dalle grandi imprese sulle rispettive supply chain. Non tener conto di tale evoluzione – ha aggiunto – potrebbe determinare, nel medio termine, rilevanti effetti sulla capacità delle imprese di mantenere la loro competitività”.



CREARE MECCANISMI VIRTUOSI

Donato Speroni ha ricordato come, dallo scorso anno, la tutela dell’ambiente è entrata a far parte dei principi fondamentali della nostra Costituzione. “Le sfide che dovremo affrontare nei prossimi anni – ha ammonito – saranno molto difficili, perché l’area del Mediterraneo sarà tra quelle maggiormente investite dal cambiamento climatico. L’iniziativa dell’onorevole Gadda si muove certamente nella giusta direzione per garantire una maggiore protezione dai rischi connessi alle attività produttive”.
Per questo è importante stabilire dei punti fermi, e va in questo senso il lavoro di Uni, impegnata nel costruire un percorso che possa accompagnare le scelte delle imprese. Alessandra Pasetti ha parlato delle “prassi di riferimento”, che servono soprattutto per includere nuove tecnologie e trasmettere l’innovazione e la conoscenza. “Prassi e norme sono spesso integrate nella normativa cogente, e gli standard fanno parte integrante della costruzione di una unica metrica condivisa, e rappresentano un esempio concreto di collaborazione tra pubblico e privato. L’essenziale – ha aggiunto – è spiegare alle imprese in maniera chiara cosa significhi fare prevenzione dei danni ambientali”. 

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