LA PRECARIA CONDIZIONE DELLA SALUTE DEGLI ITALIANI

Età media sempre più alta, malattie croniche in aumento e sistema sanitario deficitario. L’Osservatorio nazionale sulla salute delle regioni italiane restituisce l’immagine di un paese sempre più in difficoltà a prendersi cura della salute dei suoi cittadini, nonostante la lezione impartita dalla pandemia

LA PRECARIA CONDIZIONE DELLA SALUTE DEGLI ITALIANI
👤Autore: Niccolò Pescali Review numero: 107 Pagina: 54-55
Popolazione in continuo invecchiamento, stili di vita poco sani e scarsa attenzione a prevenzione e screening. Sono questi, secondo il nuovo rapporto dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane dell’Università Cattolica, alcuni dei fattori che provocano i maggiori rischi per la salute degli italiani per il futuro. Non solo, perché questo scenario si inserisce in un sistema sanitario sottofinanziato e tra i più deficitari dell’Unione Europea. La richiesta di posti nel Ssn è destinata a salire a causa di un trend demografico che vede l’Italia come uno dei paesi più colpiti dall’inverno demografico, con una popolazione anziana, più fragile e bisognosa di cure, in continuo aumento e, d’altro canto, giovani e bambini sempre meno numerosi. Con poco più di 400mila nati nel 2021, 4.500 in meno rispetto all’anno precedente, l’età media della popolazione italiana ha superato i 46 anni, e si prevede che tra meno di 30 anni salirà a oltre 50 anni, una tendenza che porterà gli anziani over 65 a essere la fascia di età più numerosa del Paese.



DINAMICHE DI RISCHIO SANITARIO

I fattori precedentemente elencati, se non affrontati con il giusto impegno politico e la corretta programmazione, rischiano di aggravare ulteriormente la crisi sanitaria. “In Italia si corre il rischio di avere una tempesta perfetta, cioè da un lato l’aumento dei fattori di rischio per diverse malattie legati sia alla demografia della popolazione, sia all’epidemiologia con un importante aumento delle malattie croniche – spiega il professor Walter Ricciardi, direttore di Osservasalute e ordinario di igiene generale e applicata del dipartimento di scienze della vita e sanità pubblica dell’Università Cattolica, Campus di Roma – e dall’altro il deterioramento forte di un Servizio sanitario nazionale che riesce sempre meno a garantire anche i servizi essenziali. Si allungano le liste d’attesa, mentre i pronto soccorso sono sempre più affollati e sempre più in ritardo, loro malgrado, nel dare risposte tempestive ai cittadini”. I dati d’altronde sono eloquenti: nel 2022, la spesa sanitaria pubblica nel nostro paese è stata del 6,8% del Pil, risultando significativamente più bassa della media dell’Unione europea anche a parità di potere d’acquisto (9,6% contro il 10,9% dei paesi Ue27). Non va meglio in termini di valore pro capite rispetto al cui dato l’Italia, nella graduatoria europea, si piazza al tredicesimo posto (2.609 euro vs 3.269 euro), molto distante dai grandi paesi come Francia (3.807 euro pro capite) e Germania (4.831 euro) e vicino alla Spagna, che presenta un valore di poco inferiore al nostro (2.588 euro). Sotto di noi, la Repubblica Ceca e Malta.

COVID, UNA LEZIONE A METÀ

L’eccesso di mortalità causato dalla pandemia di Covid-19 è stato la cartina tornasole delle difficoltà del sistema sanitario pubblico e ha messo in luce le sfide crescenti che dovrà affrontare un Paese che invecchia. La pandemia di Covid-19 ha fatto registrare nel 2020 in Italia uno dei balzi più alti del tasso di mortalità in Europa (+10,2%), superato solo da Spagna e Polonia (rispettivamente +11% e +13,2%). L’elevato tasso di mortalità registrato nei due anni di pandemia si è tradotto in una diminuzione della speranza di vita in quasi tutti i paesi europei con una perdita in media di 1,2 anni di vita attesa nel 2021 rispetto al 2019 e ha sicuramente innestato una profonda riflessione sulla gestione delle emergenze e sull’importanza della profilassi per gestire al meglio e prevenire le malattie. Tuttavia nonostante l’evento traumatico abbia smosso le coscienze, nello studio si sottolinea come si siano registrate tendenze opposte nel lungo periodo. La diffusione del Covid ha portato, in una prima fase, gli italiani a riconsiderare l’importanza primaria del proprio stato di salute, spingendoli a rivalutare l’imprescindibilità della prevenzione anche rispetto alle altre malattia. La stessa pandemia però, come effetto contrario, ha rallentato l’offerta di programmi di screening organizzati, portando a un disincentivo alla cura anche per quanto riguarda le patologie più letali, ma intercettabili con uno screening tempestivo, come il tumore del colon-retto e della mammella, le malattie cardiovascolari e ischemiche. L’analisi della mortalità evitabile rivela che il 70% dei decessi legati a queste malattie sarebbe evitabile attraverso un’adeguata campagna di prevenzione. 

ALTRE MINACCE ALLA SALUTE

Non solo la salute fisica, anche quella mentale desta alcune preoccupazioni: il consumo di psicofarmaci nella popolazione italiana è sempre più preponderante, come il ricorso a stili di vita malsani. Dal 2017 al 2021 si è registrato un significativo aumento del volume prescrittivo degli psicofarmaci, che ha effettuato un balzo di +10,4%. Inoltre la ricerca pone l’accento sul problema del sovrappeso: il 12% degli italiani risulta essere obeso, quasi la metà degli ultra 18enni è in eccesso ponderale e più di un terzo delle persone non pratica alcuna attività fisica nel tempo libero. Il dato che maggiormente preoccupa, tuttavia, è la sedentarietà dilagante nei più giovani. Un fenomeno, si evidenzia nel report, sempre più massiccio che vede la pratica di attività sportiva bambini e ragazzi nella fascia 3-17 anni crollare ai minimi storici, soprattutto quella di tipo continuativo, diminuita di circa 15 punti percentuali (dal 51,3% al 36,2%).

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