MED-MAL, IL CONTENZIOSO RISCHIA DI ESPLODERE

Sancire che per tutta la durata dell’emergenza Covid-19 la responsabilità delle strutture e di chi esercita la professione sanitaria sia limitata alle sole condotte dolose. È il senso della proposta di legge presentata da Aiba per sostenere medici e infermieri, e consentire loro di lavorare con maggiore serenità senza la Spada di Damocle di possibili azioni legali che in futuro potrebbero dilagare

MED-MAL, IL CONTENZIOSO RISCHIA DI ESPLODERE
Emergenza. È la parola che sta contrassegnando la gestione sanitaria della pandemia Covid-19. Una situazione che ha portato allo stravolgimento del Sistema sanitario nazionale che, in seguito ai decreti varati nei mesi scorsi dal governo, si è adattato a operare con caratteristiche mutate rispetto alla normalità. In questi mesi i medici e gli infermieri stanno pagando un prezzo altissimo all’emergenza, in primis in termini di vite umane. Ma un altro alto prezzo potrebbe dover essere pagato in futuro nel caso in cui ci fosse un’esplosione di azioni giudiziarie per colpe reali o presunte. Per scongiurare la crescita incontrollata dei contenziosi, Aiba ha avanzato alla Presidenza del Consiglio dei ministri una proposta di legge per limitare temporaneamente la responsabilità civile di personale sanitario e strutture.
 
EVITARE LE SPECULAZIONI

“La nostra proposta – spiega il presidente di Aiba, Luca Franzi De Luca – mira a sancire straordinariamente che, per tutto il tempo di durata dello stato d’emergenza epidemiologica da Covid-19, la responsabilità di chi esercita la professione sanitaria, e delle strutture sanitarie pubbliche e private, sia limitata alle sole condotte dolose”. L’iniziativa, aggiunge Franzi, “nasce da una profonda conoscenza diretta di tutte le problematiche riferite alla responsabilità medica che caratterizzano il nostro mercato assicurativo”. Il presidente di Aiba si riferisce alle iniziative speculative di chi cerca facili guadagni sfruttando presunti errori medici, pratica che nel tempo ha portato alla nascita di vere e proprie attività di recruiting di potenziali vittime. “Negli ultimi 20 anni – prosegue – questa situazione ha avuto un ritmo incalzante. In questo contesto l’ambito sanitario potrebbe essere potenzialmente molto esposto a una azione sistematica risarcitoria fatta da danneggiati e da congiunti terzi di danneggiati, non necessariamente per gli effetti del Covid-19, ma anche per tutti quegli errori che in un periodo di emergenza possono accadere all’interno degli ospedali più coinvolti nella crisi”. Questo tipo di problematica ha un potenziale impatto che riguarda principalmente il Sistema sanitario nazionale, cioè sul bilancio dello Stato, ma non va dimenticato il rischio per i singoli medici, giacché le coperture assicurative prevedono dei massimali sia per singolo sinistro, sia in aggregato, che limitano la responsabilità degli assicuratori. 



RESPONSABILITÀ EXTRA-CONTRATTUALE

Per questo motivo, insiste l’associazione dei broker, “ferma restando la totale punibilità delle condotte dolose”, è necessario creare uno scudo grazie al quale il sistema possa lavorare con la dovuta serenità. “Come in guerra – puntualizza Franzi – la sanità sta lavorando in una logica di causa di forza maggiore, e la forza maggiore se è un elemento di responsabilità in sede penale, non lo è in sede civile”. Secondo il presidente di Aiba, ci sarebbe un potenziale aggravamento di rischio per le strutture sanitarie, per via di una situazione di incertezza a cui contribuisce anche una certa ambiguità della legge Gelli. Entrata in vigore nell’aprile 2017, dopo tre anni risulta ancora in attesa dei decreti attuativi, di cui circolano solo alcune bozze. “La legge Gelli – osserva Franzi – ha un obiettivo encomiabile: garantire la migliore qualità della cura dei pazienti anche attraverso un monitoraggio proattivo degli elementi prevenibili, e allo stesso tempo garantire un sistema rapido per ricevere un’equa compensazione di un eventuale danno subito, con garanzia di avere una copertura finanziaria sufficiente”. Uno degli aspetti cruciali della legge riguarda la modifica del perimetro di responsabilità. In precedenza la responsabilità personale di chi esercita la professione sanitaria era disciplinata dal rapporto che esisteva tra la struttura sanitaria e l’operatore sanitario stesso: laddove la struttura rispondeva sempre dell'operato del dipendente, mentre il medico libero professionista rispondeva sempre in proprio. “Con la legge Gelli – spiega Franzi – è cambiato il paradigma”. Nell’articolo 10 della legge si afferma che “la struttura sanitaria deve dotarsi di coperture assicurative a garanzia del risarcimento del terzo danneggiato per la sua responsabilità contrattuale e per la responsabilità extra-contrattuale dei soggetti che a qualsiasi titolo hanno partecipato alla prestazione sanitaria”. Secondo il presidente di Aiba, permane ancora molta confusione attorno questo aspetto. “In attesa dei decreti attuativi, noi riteniamo che oggi la struttura risponda sempre per la sua responsabilità contrattuale, come già accadeva, ma a differenza di prima – conclude il presidente di Aiba – ora risponde anche per la responsabilità extra-contrattuale che fa capo al medico”. 

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