LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Il commons collaborativo. Il boom dell’internet delle cose. L’avvento dei prosumer e di nuove modalità di uso di beni e servizi. Chiusa l’era del petrolio, nuovi paradigmi e nuove modalità di relazione schiudono l’orizzonte di una nuova epoca. Ne è convinto l’economista americano Jeremy Rifkin che su invito del gruppo Unipol ha tenuto una lectio magistralis per parlare della sua visionaria società a costo marginale zero

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Autore: Beniamino Musto Numero Review: 18 Pagina: 14 - 16
Un nuovo sistema economico è alle porte. Un sistema che conviverà con il capitalismo, ma che si baserà su un economia della condivisione in base a cui possedere un bene diventerà secondario, ciò che conta è poterlo utilizzare. Motore di questa rivoluzione sarà l’internet delle cose, infrastruttura intelligente formata dal virtuoso intreccio di internet delle comunicazioni, internet dell’energia e internet della logistica, che avrà l’effetto di spingere la produttività fino al punto in cui il costo marginale di numerosi beni e servizi sarà quasi azzerato, rendendo gli uni e gli altri praticamente gratuiti, abbondanti e non più soggetti alle forze del mercato. L’universo assicurativo deve attrezzarsi già da ora per comprendere i nuovi paradigmi di questo mondo futuro. Perché sarà tutto realtà entro il 2060. Parola del guru dell’economia Jeremy Rifkin, presidente della Foundation on Economic Trends di Washington, invitato dal gruppo Unipol a tenere, lo scorso settembre a Milano, una lectio magistralis sul tema Impresa e innovazione: scenari e sfide per l’assicurazione del futuro. 


L'AVVENTO DEI PROSUMER

Secondo Rifkin, ogni cambiamento paradigmatico verificatosi nella storia umana è tracciato da tre direttrici: nuove forme di comunicazione, nuove forme di energia e nuove modalità di trasporto. Decretando la fine dell’epoca della seconda rivoluzione industriale, dominata dai combustibili fossili, Rifkin sostiene che siamo già entrati in una nuova era: quella della terza rivoluzione industriale. “Ciò a cui stiamo assistendo – spiega – è l’ascesa di nuove tecnologie in grado di offrire servizi in abbondanza con un costo marginale che sarà sempre più vicino allo zero. In futuro il sistema capitalista non sarà l’unico arbitro: un ruolo fondamentale sarà giocato dalla sharing economy, l’economia della condivisione. In futuro – preconizza Rifkin – ognuno diventerà un prosumer, cioè un imprenditore che potrà creare, produrre e condividere prodotti e informazioni”. Questo cambiamento è già in atto; i prosumer condividono automobili, case, vestiti e altri oggetti attraverso i social media a costi marginali bassi o quasi nulli. Non solo: “entro dieci anni, ogni ragazzino americano avrà in casa una stampante 3D e potrà produrre oggetti che potranno viaggiare attraverso internet e che si potranno acquistare e vendere, condividendo con gli altri le proprie competenze”. Lo stesso varrà per l’energia che potrà essere prodotta in maniera pulita a costi bassi per poi essere venduta o, appunto, condivisa. L’internet delle cose, sottolinea l’economista americano, porterà a dover “cambiare il nostro modello economico, in un processo di democratizzazione dei servizi che sarà completo entro 25 anni, tanti quanti ne sono bastati al world wide web per diventare quello che è attualmente. Per creare lavoro – ammonisce – i governi dovrebbero investire sulle tecnologie del ventunesimo secolo, non in quelle novecentesche. La possibilità di creare occupazione esiste, perché per una quarantina di anni serviranno ancora grandi quantità di lavoratori per passare da una tecnologia all’altra”. 




UN MONDO PIU' SOSTENIBILE

Secondo Rifkin, questo commons collaborativo è il primo nuovo paradigma economico a prendere piede dall’avvento del capitalismo e del socialismo nel XIX secolo. Il commons collaborativo sta trasformando il nostro modo di organizzare la vita economica, schiudendo la possibilità a una drastica riduzione delle disparità di reddito, democratizzando l’economia globale e dando vita a una società ecologicamente più sostenibile. “A guadagnarci sarà il pianeta – osserva Rifkin – perché del cambiamento climatico ci si deve occupare già da questo momento. I nostri ecosistemi non riescono più a stare al passo con il ciclo dell’acqua che negli ultimi anni è cambiato, portando a evidenti sconvolgimenti climatici. Se il clima dovesse restare questo, rischiamo di perdere il 70% di tutte le forme di vita esistenti entro la fine di questo secolo. Dobbiamo svegliarci – avverte Rifkin –: una società a costo marginale zero potrebbe salvarci, attraverso prodotti utilizzati e riutilizzati sulla base del principio della condivisione”. 



Nella foto: Carlo Cimbri, amministratore delegato del Gruppo Unipol

L'INNOVAZIONE COME VOLANO PER LA RIPRESA ECONOMICA

Sono molteplici le sfide che il mondo assicurativo è sollecitato a raccogliere sulla base del futuro ipotizzato dall’economista americano Jeremy Rifkin, invitato dal gruppo Unipol a parlare della sua visionaria società a costo marginale zero. Alla luce di questo scenario, per le imprese di assicurazioni si impone una riflessione su quali siano i nuovi bisogni e le nuove esigenze delle persone. Comprenderli e saperli interpretare potrà portare, per l’assicurazione, a un ulteriore sviluppo del proprio ruolo sociale e a un rinnovato mutualismo. “La natura dell’assicurazione – spiega l’ad del gruppo Unipol, Carlo Cimbri – è quella di accompagnare le fondamenta della società, visto che la sua mission principale è quella di proteggere”. 
Cimbri sottolinea il ruolo fortemente impattante della tecnologia non solo per gli scenari futuri, ma anche per quelli attuali: “già due milioni di nostri assicurati auto hanno una polizza con scatola nera, che attraverso i dati forniti dal device ci permette di poter calibrare il premio sullo stile di guida dell’assicurato. Questo è solo uno degli ambiti di applicazione dei big data che – spiega Cimbri – stanno trovando un crescente utilizzo in molte altre tipologie di polizza”. Per il numero uno di Unipol l’innovazione è l’elemento fondamentale che serve al Paese per tornare a costruire un positivo clima di fiducia. In questo l’assicurazione può avere un ruolo determinante attraverso buoni prodotti che sappiano proteggere adeguatamente l’impresa, facendole guadagnare un miglior merito di credito presso le banche. “In questo momento si fa un gran parlare di innovazione legata alle start up, tema che indubbiamente affascina molto. A me però piace un’innovazione forse meno glamour – osserva Cimbri – cioè quella che avviene dentro le aziende e che riesce ad affiancare l’utilizzo della tecnologia alla creazione di prodotti e servizi”.


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