GLOBAL RISK REPORT, LE PAURE DEL PROSSIMO DECENNIO

I crescenti divari a livello sociale, economico, industriale di un mondo in crisi sono stati acuiti dalla pandemia: un evento, però, tutt’altro che imprevedibile. Serve spirito di coesione e cooperazione globale per affrontare le minacce che stanno togliendo speranze a una generazione intera. Mentre l’elefante nella stanza resta il nodo del clima

08/02/2021
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 81 Pagina: 14
Nel 2020 il mondo ha conosciuto e sperimentato, peraltro continuando a farlo anche quest’anno, le conseguenze dell’aver ignorato i rischi a lungo termine. Su tutti quello delle pandemie, una minaccia concreta e già esistente, e che si è scelto di ignorare. Ma parliamo anche della crisi climatica o dei rischi d’impoverimento e marginalizzazione generazionale. 
Oggi, la minaccia di una pandemia e la paura per le malattie infettive sono rischi percepiti come i più immediati: eppure non più devastanti. La pandemia di Covid-19 ha aumentato le diseguaglianze e accentuato la frammentazione sociale, tanto che, prevedono gli analisti del World Economic Forum, nei prossimi tre-cinque anni l’economia ne risentirà molto, e nei prossimi cinque-dieci s’indebolirà la stabilità geopolitica mondiale. L’irruzione dell’imprevedibilità incontrollabile, come un nuovo virus, non è quindi un cigno nero, almeno per chi da anni sostiene che prima o poi sarebbe potuto accadere. Il Global Risk Report di quest’anno, realizzato in collaborazione con Marsh McLennan, SK Group e Zurich, parte proprio da queste considerazioni per poi affrontare le questioni ambientali e gli altri rischi che, in termini di probabilità e forza d’impatto, restano i più preoccupanti almeno per il prossimo decennio.



RISCHI INCOMBENTI E MINACCE FUTURE

I crescenti divari a livello sociale, economico, industriale, e le interconnessioni di un mondo in crisi, pesano sulla capacità di risolvere i principali problemi che, invece, dovrebbero essere affrontati con uno spirito di coesione e di cooperazione globale. 
Guardando quindi al futuro, ai prossimi dieci anni, tra i rischi più probabili ci sono gli eventi meteorologici estremi, ma anche altre minacce di natura catastrofale che fanno preoccupare gli analisti: per esempio la concentrazione del potere digitale in mano di pochi e la correlata diseguaglianza digitale, nonché i problemi legati alla sicurezza informatica. Dopo l’anno che abbiamo passato, è normale che le malattie infettive siano al momento al primo posto tra le paure, seguite dal fallimento delle azioni volte a mitigare il cambiamento climatico. Si teme, inoltre, per il proliferare di armi di distruzione di massa, la perdita di mezzi di sussistenza, le crisi debitorie e il collasso delle infrastrutture informatiche.



L’ECONOMIA IN CRISI FA MALE ALLA SALUTE

Sul breve periodo, invece, entro i prossimi due anni, i rischi più sentiti e più probabili comprendono la crisi occupazionale e la conseguente disillusione dei giovani, la stagnazione economica, i danni ambientali causati dall’uomo, l’erosione della coesione sociale e gli attacchi terroristici.
Il Covid-19, si legge nel report, non soltanto ha causato più di due milioni di decessi, ma ha anche prodotto impatti di lungo termine sull’economia e sulla salute. La perdita di ore lavorate è stata equivalente a 495 milioni di posti di lavoro solo nel secondo trimestre del 2020: solo 28 economie nel mondo registreranno una crescita nel 2020. La perdita di vite umane e di mezzi di sussistenza aumenterà il rischio di erosione della coesione sociale, un’altra grave minaccia a breve termine identificata nella ricerca.



LA DISILLUSIONE DEI GIOVANI

Un’intera generazione, poi, rischia di entrare nel mondo del lavoro in un periodo di prospettive occupazionali congelate. I giovani adulti stanno vivendo la loro seconda grande crisi globale in un decennio, cui si somma il degrado ambientale, la disuguaglianza crescente e gli sconvolgimenti dalla trasformazione industriale: secondo la ricerca, la disillusione dei giovani è un rischio ampiamente trascurato dalla comunità globale, che potrebbe diventare nel breve termine una grave minaccia per il mondo.
Le prospettive nere di una generazione perduta s’intrecciano con la crisi geopolitica. Le risposte alla pandemia hanno causato nuove tensioni che potrebbero mettere a dura prova la coesione sociale all’interno dei Paesi, aggravando la frammentazione. 



LA CRISI DEGLI STATI E DEL MULTILATERALISMO

A fronte di situazioni di stallo e focolai di tensione sempre più frequenti, gli analisti del Global Risk Report hanno individuato nel crollo dello Stato e nel crollo del multilateralismo due gravi minacce nel lungo termine.
In questo contesto, le medie potenze mondiali, cioè Stati influenti che rappresentano collettivamente una quota dell’economia globale superiore a quella di Stati Uniti e Cina messe insieme, avranno difficoltà a facilitare una ripresa a livello globale, giacché il coordinamento internazionale è sempre più fragile. Fratture nelle relazioni interstatali, conflitti interstatali e geopoliticizzazione delle risorse sono tutti aspetti considerati come gravi minacce per il mondo in un orizzonte temporale di tre-cinque anni.
E in tutto questo, dov’è la speranza? Non è detto che debba esserci per forza: il mondo potrebbe procedere a gran velocità, oppure lentamente ma inesorabilmente, assecondare il peggiore dei cupio dissolvi. Oppure, man mano che le economie si riprenderanno dallo shock della pandemia, le aziende si troveranno ad affrontare una fase di adeguamento a un nuovo scenario di business, ricco di opportunità per investire in una crescita intelligente, pulita e inclusiva che migliorerà la produttività e consentirà di realizzare programmi sostenibili.



UN APPELLO AI LEADER MONDIALI

“Nel 2020 – ha commentato Saadia Zahidi, managing director del World Economic Forum – il rischio di una pandemia globale è diventato realtà, concretizzando un pericolo evidenziato in questo report già dal 2006. Sappiamo quanto sia difficile per i governi, le aziende e gli altri stakeholder affrontare questo tipo di rischi a lungo termine, ma la lezione che tutti abbiamo tratto da questa esperienza ci fa capire che ignorarli non li rende meno probabili. Nel momento in cui i governi, le aziende e le società iniziano a uscire dalla crisi causata dalla pandemia, devono plasmare con urgenza nuovi sistemi economici e sociali in grado di migliorare la nostra resilienza collettiva e la capacità di rispondere alle crisi, riducendo al contempo le disuguaglianze, migliorando la salute e proteggendo il pianeta”. 
È un appello, uno degli ultimi, ai leader globali chiamati alla mobilitazione per plasmare nuovi principi, nuove politiche e nuove partnership necessari nel nuovo mondo post-pandemia.

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