IL MERCATO ASSICURATIVO: SOSTENIBILE ED EUROPEO

Il settore dei rischi ribadisce i suoi impegni nella sostenibilità con un documento di Insurance Europe, la federazione europea degli assicuratori e dei riassicuratori, che sostiene lo slancio globale collettivo per combattere il cambiamento climatico. E intanto presenta il suo nuovo Sustainability Hub

IL MERCATO ASSICURATIVO: SOSTENIBILE ED EUROPEO hp_stnd_img
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 90 Pagina: 14
Il settore assicurativo europeo sostiene da tempo gli obiettivi dell’Accordo di Parigi (Cop21 del 2015) e del Green Deal, nonché gli ambiziosi obiettivi dell’Europa di ridurre le proprie emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e raggiungere un’economia a zero emissioni entro il 2050.
La Cop26 di Glasgow, la conferenza sul clima chiusa ormai un mese fa, ha consegnato al mondo risultati ambigui: non è facile fare una sintesi e dare un’interpretazione univoca. I negoziati hanno portato all’adozione del Glasgow Climate Pact, ritenuto da alcuni osservatori deludente e da altri come il migliore compromesso possibile. 
“Nella sessione finale – ricorda l’Ispi – l’India ha ottenuto l’inserimento di un emendamento che ammorbidisce il testo riguardante il carbone, smorzando l’efficacia dell’impegno preso”. È stata abolita, per esempio, l’espressione phase out, cioè eliminazione graduale, sostituita con phase down, riduzione graduale. Ma i nuovi impegni della Cop26 costituiscono “un miglioramento generale degli obiettivi di decarbonizzazione per il 2030”: quasi tutti i partecipanti, per esempio, hanno inserito un obiettivo di raggiungimento della neutralità carbonica, seppure con tempi diversi. “Per l’Unione Europea, gli Stati Uniti e un altro gruppo di Paesi tale scadenza è il 2050, mentre la Cina e l’India hanno proposto rispettivamente il 2060 e il 2070”, osserva l’Ispi.



UN IMPEGNO “INEQUIVOCABILE”

Per la prima volta, inoltre, è stato introdotto un riferimento esplicito alla riduzione del consumo di carbonio, le cui emissioni rappresentano quasi il 40% della CO2 emessa su scala globale. Si tratta dell’impegno più importante per la lotta al cambiamento climatico. 
In tutto questo il settore assicurativo europeo ribadisce i suoi impegni con un documento di Insurance Europe, la federazione europea degli assicuratori e dei riassicuratori, che sostiene “inequivocabilmente”, così si legge, “lo slancio globale collettivo per combattere il cambiamento climatico che è al centro della Cop26”. 
“La necessità di un’azione urgente – scrive la federazione – non è mai stata più inequivocabile e, come dimostrato dall’ultimo rapporto Ipcc, i costi delle misure di abbattimento, mitigazione e adattamento impallidiscono rispetto ai costi a lungo termine del cambiamento climatico non mitigato”.
Gli assicuratori, come noto, possono svolgere un ruolo significativo, se non decisivo, sia nel mitigare i peggiori scenari di cambiamento climatico, sia nell’aiutare i cittadini e le imprese a far fronte ai cambiamenti e agli imprevisti, nonché ad adattarsi agli impatti di questa evoluzione che, in una certa misura, appare ormai inevitabile. 



UNA POTENZA DI FUOCO DA 10 TRILIONI DI EURO

Il contributo degli assicuratori e dei riassicuratori, ricordano da Insurance Europe, chiama in causa la loro capacità di assumere e diversificare i rischi per conto dei clienti e fornire loro il supporto finanziario di cui hanno bisogno per far fronte alle conseguenze degli eventi legati al cambiamento climatico.
 “Le loro conoscenze e competenze nella gestione del rischio – continua il documento – aiutano i clienti e il settore pubblico a sviluppare la consapevolezza del rischio, a ridurre l’esposizione e aumentare la resilienza agli impatti dei cambiamenti climatici, anche attraverso approcci di building back better dopo che si è verificato il danno”.
La potenza di fuoco delle masse gestite, inoltre, dà al settore la capacità di investire nella transizione verso la sostenibilità: solo in Europa, assicuratori e riassicuratori gestiscono oltre 10 trilioni di euro di asset.
Il comparto dei rischi sta da tempo convergendo sui temi della sostenibilità e, sostiene Insurance Europe, si è “disposti a fare di più”, come dimostrano le iniziative e le alleanze per il clima e per la riduzione dell’impronta di carbonio cui partecipano molti assicuratori. Ma per svolgere appieno la loro parte, e per liberare un potenziale ancora in parte inespresso, gli assicuratori “hanno bisogno che i governi agiscano”. 



LA SOSTENIBILITÀ DEI PROGETTI INFRASTRUTTURALI

In che modo? Per esempio, impegnandosi a investire in misure di adattamento e prevenzione, perché le le iniziative messe in campo oggi “avranno un enorme impatto su ciò che sarà assicurabile in futuro”. 
I governi e le autorità dovrebbero quindi incentivare progetti infrastrutturali più sostenibili in cui gli assicuratori possano investire, ad esempio grazie a un maggiore coinvolgimento di capitale privato attraverso partnership, e a un migliore bilanciamento del rischio di credito connesso a questi progetti. 
Occorrerebbe poi, a livello europeo, una regolamentazione, anche prudenziale, che sostenga, e certamente non ostacoli, il ruolo del settore assicurativo in questa materia. Servono politiche per garantire che la transizione avvenga in modo equo e giusto; più partenariati pubblico-privato, poiché “quelli esistenti hanno dimostrato che la condivisione di competenze ed esperienze tra le principali parti interessate nell’area della resilienza climatica possono fare la differenza”. 



CERTEZZE DAI REGOLAMENTI 

E poi sarebbe necessaria la creazione di un database Esg europeo, così che gli investitori abbiano un accesso efficiente ai dati comparabili e affidabili di cui hanno bisogno per investimenti e report sostenibili.
“Pertanto – si legge nel documento – accogliamo con favore gli sforzi della Commissione Europea per fornire dati Esg standardizzati e disponibili”. Il riconoscimento, sempre da parte della Commissione, della necessità di miglioramenti alla regolamentazione prudenziale per rimuovere gli ostacoli agli investimenti a lungo termine, appare il primo passo per promuovere quelle condizioni che favoriscano investimenti sempre più sostenibili.
Del resto, gli assicuratori non sono solo acquirenti di asset che promuovono la sostenibilità; emettono essi stessi obbligazioni che rispettano i parametri Esg e collaborano con i partner per finanziare e sviluppare infrastrutture verdi. 

LA DIPLOMAZIA CLIMATICA DELL’UE

“L’Ue – scrive l’Ispi – dovrà affiancare le politiche interne alle politiche climatiche di cooperazione con i Paesi terzi per potenziare la sua azione per il clima. Senza iniziative che coinvolgano i governi degli altri otto miliardi di abitanti del pianeta, l’impegno europeo diventerebbe un ambientalismo di facciata”. Il consiglio sarebbe quindi di agire più convintamente sulla “diplomazia climatica”: l’Unione Europea dovrebbe concentrare i propri sforzi sulla cooperazione con i Paesi terzi. “Tali sforzi – conclude l’Ispi – non richiederebbero necessariamente investimenti massici, ma una condivisione delle nostre politiche di decarbonizzazione e una promozione delle aziende europee che sono all’avanguardia nella transizione energetica e nella lotta al cambiamento climatico”.

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