OLTRE I 1.000 MILIARDI DI EURO IL PATRIMONIO DEGLI INVESTITORI ISTITUZIONALI

Il 2024 è stato un anno positivo per tutti i soggetti del mercato: sommando il welfare contrattuale alle casse e fondazioni e al welfare privato, l’aumento è stato di 36,7 miliardi rispetto ai 993,3 miliardi del 2023. Dal 2007, l’incremento complessivo è stato pari al 155%, ma solo 243 attengono, oggi, alla previdenza complementare

OLTRE I 1.000 MILIARDI DI EURO IL PATRIMONIO DEGLI INVESTITORI ISTITUZIONALI

La fotografia scattata dal dodicesimo report annuale di Itinerari Previdenziali, intitolato Investitori istituzionali italiani: iscritti risorse e gestori per l’anno 2024, è quella di un paese che negli anni è riuscito a conservare e consolidare il proprio mercato istituzionale, resistendo a scenari avversi e raggiungendo una dimensione ormai piuttosto rilevante anche nel confronto internazionale.  
È di 1.030 miliardi di euro, di cui solo 243 attengono alla previdenza complementare, il patrimonio complessivo degli investitori istituzionali italiani, pari a circa il 47% del Pil nazionale. Guardando alla sola previdenza complementare, ha spiegato Alberto Brambilla, presidente del centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali, nel corso della presentazione tenutasi a Milano, “se si considera che il rapporto tra il patrimonio dei fondi pensione e il Pil è pari all’11,7%, quando in molti altri paesi supera il 50%, risulta evidente come il nostro sia un mercato già molto interessante, ma con alte potenzialità di sviluppo, soprattutto se verranno implementate le necessarie riforme in termini di rendite complementari, fondo di garanzia per le microimprese e le Pmi, eliminato dal governo Prodi/Damiano nel 2007, e la revisione fiscale prevista nella delega”.

I DATI DEL WELFARE

Nel dettaglio delle singole categorie, 50,8 miliardi fanno capo alle fondazioni di origine bancaria; 115,2 miliardi alle casse di previdenza; 74,6 ai fondi negoziali; 69,6 ai fondi preesistenti, mentre una quota di circa 5,7 miliardi, secondo le stime del centro studi, potrebbe essere gestita dalle forme di assistenza sanitaria integrativa. A questi investitori si aggiungono i soggetti che operano nel welfare privato, vale a dire i fondi pensione aperti, i Piani individuali pensionistici (Pip) e le compagnie di assicurazione del ramo vita, il cui patrimonio complessivo ammonta a 714,2 miliardi, con un aumento di circa 17 miliardi di euro rispetto ai 697,4 del 2023. Sommando il welfare contrattuale alle casse e fondazioni e al welfare privato, il patrimonio totale raggiunge appunto i 1.030 miliardi, con un aumento di 36,7 miliardi rispetto ai 993,3 miliardi del 2023. Dal 2007, l’incremento complessivo è stato pari al 155%. “Come il 2023 – commentano da Itinerari Previdenziali – il 2024 è stato quindi un anno positivo per tutti gli investitori istituzionali”.

Alberto Brambilla, presidente del centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali
© Itinerari Previdenziali

CONTINUA LA TENDENZA SUL TFR

L’andamento dei mercati finanziari ha beneficiato dell’allentamento delle politiche monetarie restrittive da parte delle banche centrali e, nonostante le tensioni geopolitiche, il progressivo calo dell’inflazione ha spinto sia la Federal Reserve sia la Bce a tagliare i tassi nella seconda parte dell’anno scorso. 
“Valutando la redditività su orizzonti temporali più coerenti con il risparmio previdenziale – ha sottolineato Alberto Brambilla – emerge come la buona diversificazione degli investimenti abbia consentito di mantenere un vantaggio nella media a 10 anni sia per i rendimenti composti sia per quelli cumulati, su inflazione e media quinquennale del Pil, pareggiando il rendimento del Tfr a eccezione dei fondi pensione negoziali, mentre sui tre e cinque anni tutte le forme presentano rendimenti inferiori a quelli del Tfr risentendo ancora delle forti perdite registrate nel 2022”.
Al netto degli investimenti in titoli di Stato italiani, concentrati in particolar modo sui portafogli delle casse di previdenza e dei fondi negoziali, e degli immobili a uso strumentale, anche per il 2024 le fondazioni bancarie si riconfermano i maggiori investitori nell’economia reale, con il 42% del patrimonio investito; seguono le casse privatizzate dei liberi professionisti, con il 17% circa, mentre resta modesta la quota investita da parte di fondi pensione negoziali e preesistenti, rispettivamente al 3,1% e al 6,3% del patrimonio.
Secondo Brambilla, la soluzione più semplice per far in modo che il Tfr rientri nel circolo dell’economia reale è, ha ribadito, “ripristinare il fondo di garanzia istituito dal dlgs. 252/05 per facilitare il finanziamento delle Pmi che versano il trattamento di fine rapporto ai fondi pensione”. 

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INCREMENTARE IL PATRIMONIO INVESTIBILE 

Dal 2007 alla fine del 2024, 105 miliardi sono confluiti all’Inps per spesa corrente, tramite il Fondo di tesoreria, capitali “sottratti alle aziende dai 50 dipendenti in su”, ha precisato Brambilla, aggiungendo che si tratta di una situazione “critica e preoccupante che ha ripercussioni negative sia sull’occupazione sia sulla produttività, contribuendo alla bassa crescita del nostro paese”. Secondo Brambilla è opportuno incrementare la percentuale del patrimonio investibile in economia domestica beneficiario di agevolazioni fiscali sui rendimenti “sul modello dei Pir 4.0, ovvero con esenzione totale”.
Infine, qualche dato anche sui primi sei mesi del 2025, dove gli investitori istituzionali hanno registrato, in media, risultati positivi: +1,5% per i fondi negoziali, +2% per quelli aperti e +0,7% per le gestioni separate. Brutte notizie, invece, per l’assicurativo, dove i rendimenti dei Pip di ramo III hanno fatto segnare una flessione dello 0,2%. Scomponendo per linee di investimento, i comparti azionari hanno registrato performance in media pari all’1,8% nei fondi negoziali, al 3,1% nei fondi aperti e allo 0,3% nei Pip; nelle linee bilanciate, i risultati sono in media pari all’1,4% per i negoziali e all’1,7% per gli aperti, mentre nei Pip sono negativi dell’1%.

MARGINI POSITIVI
Nel 2024, le tendenze dei mercati raccontate da Itinerari Previdenziali nel suo rapporto annuale sugli investitori istituzionali si sono riflesse sui margini di guadagno dei player che hanno registrato rendimenti positivi, in particolare sull’azionario e, in misura minore, in titoli di Stato e altri titoli di debito. 
I Pip con una componente di unit-linked e i fondi aperti hanno fatto segnare performance rispettivamente pari al +9% (+8,4% nel 2023) e al +6,5% (+7,9% nel 2023), seguiti dai fondi negoziali con il +6% (+6,7% nel 2023) e dai fondi preesistenti con il +4,3%. Le gestioni separate hanno registrato un +1,4% e le fondazioni di origine bancaria un +6,8%. 


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