UN MONDO DIVISO: LE SFIDE DEL 2026
Seppur caratterizzato da incertezze e minacce per certi versi inedite, lo scenario macroeconomico sembra sufficientemente resistente ai rivolgimenti della geopolitica, alla volatilità energetica e alle tensioni lungo le filiere globali. Il settore assicurativo è chiamato a rafforzare la propria funzione di protezione, in un contesto in cui i rischi economici, sociali e demografici diventano sempre più complessi
06/02/2026
👤Autore:
Fabrizio Aurilia
Review numero: 127
Pagina: 26-29
☁Fonte immagine: © Dilok Klaisataporn – iStock
Nelle ore in cui il solco tra Stati Uniti ed Europa è sempre più profondo, tra nuovi dazi e minacce di ritorsioni economiche, il mondo si ritrova in Italia a competere sulle piste da sci e sui terreni ghiacciati dei palasport, in occasione delle tanto attese olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Un paradosso, in un mondo così diviso? Forse no, visto che le olimpiadi sono state da sempre l’occasione per rappresentare la faccia migliore del sistema internazionale, ma anche per evidenziarne le differenze, mostrandone apertamente le contraddizioni e i conflitti.
In un periodo in cui sembra che l’esibizione di una retorica muscolare conti più della sostanza delle cose, nel complesso, lo scenario macroeconomico di fine 2025 è apparso sufficientemente stabile sebbene esposto agli shock geopolitici, alla volatilità energetica e alle tensioni lungo le filiere globali. L’Italia, dal canto suo, mostra una posizione più solida rispetto alla media europea, pur dovendo mantenere alta l’attenzione su inflazione, competitività e dinamiche internazionali.
UNA FASE INTERMEDIA
“Il contesto macroeconomico in cui si muove oggi l’Italia, pur restando ad elevata incertezza, è meno caotico rispetto agli anni che sono seguiti alla tempesta energetica. Ciononostante, resta fragile e fortemente condizionato da fattori esterni”. A dirlo è Lucio Poma, capo economista di Nomisma, sentito da Insurance Review, insieme al project manager della società di ricerche Enrico Marinucci. Dai dati di Nomisma, il previsionale di crescita del Pil italiano per il 2025 rimane su livelli definiti moderati (+0,4%), “ma va interpretato alla luce di un 2022 eccezionalmente forte (+4,8%), che non può essere ricondotto a un semplice rimbalzo post-pandemico”, specificano gli analisti. “Questo attenua la percezione di fragilità e distingue l’Italia da altre economie europee, in primis la Germania, che continuano a mostrare segnali più marcati di rallentamento strutturale”.
La crescita, continuano da Nomisma, è “disomogenea” e sostenuta “da quella parte del sistema produttivo che continua a investire, innovare e competere sui mercati internazionali, oltrepassando le condizioni avverse”. Accanto a queste realtà più dinamiche, tuttavia, vi sono imprese che “tentano di sopravvivere”, concentrando i propri sforzi sul consolidamento e sulla tenuta operativa, in attesa di condizioni più vantaggiose.
L’economia italiana si colloca quindi in una fase intermedia: non di calo, ma con una crescita che ha perso slancio rispetto al triennio post-pandemico.

Lucio Poma, capo economista di Nomisma
© Valeria Beltrami
ITALIA: UNA POTENZA ESPORTATRICE
“Le tensioni geopolitiche e commerciali – spiegano gli economisti di Nomisma – rappresentano il principale elemento di rischio”. Il riemergere di politiche protezionistiche, in particolare negli Stati Uniti, introduce un clima di incertezza che pesa sulle aspettative delle imprese e sulla programmazione degli investimenti, “sebbene si registri un progressivo rafforzamento del clima di fiducia nell’ultimo trimestre”, precisa Poma.
Nonostante l’introduzione di nuove barriere commerciali, l’Italia si conferma una “grande potenza esportatrice”: l’export verso il mercato statunitense mostra una “capacità di tenuta significativa, a testimonianza della competitività e specializzazione del nostro tessuto produttivo e della capacità delle imprese italiane di anticipare i nuovi gusti dei consumatori”, sottolinea Nomisma. “Più che l’impatto diretto dei dazi – interviene Poma – a preoccupare è l’instabilità che essi generano lungo le catene del valore e nelle decisioni di medio periodo”.
L’INCOGNITA DEI REDDITI BASSI
Sul fronte interno, il quadro resta ambivalente ma presenta elementi di tenuta definiti significativi. Il mercato del lavoro continua a rafforzarsi e in alcune aree del Paese si è giunti da tempo a una condizione di piena occupazione: il tasso di occupazione (record) ha superato il 62% a fine 2025, con un numero di occupati sopra i 24 milioni. Certo, restano degli aspetti di criticità, come il 30% di lavoratori al Sud che percepiscono un “basso reddito”, contro una media nazionale del 20%. Circa il 60% dei lavoratori meridionali, inoltre, ha contratti a termine. “I redditi – commenta Poma – non hanno ancora pienamente recuperato la perdita di potere d’acquisto accumulata negli anni gravati dall’elevata inflazione, spinta del costo dei beni energetici, che ha colpito il paese”.
In questo contesto, una parte dei consumi delle famiglie è stata sostenuta dal ricorso al credito al consumo e dall’utilizzo dei risparmi accumulati in passato. “È un segnale che indica una capacità di spesa ancora presente, ma anche una fragilità potenziale nel medio periodo, se la crescita dovesse restare debole o se il contesto esterno dovesse peggiorare”, fanno notare gli analisti. Dimostra, però, come le famiglie italiane in presenza di un reddito reale significativamente ridotto nel periodo 2022-2024 non abbiano voluto modificare gli stili e standard di vita: “la vera sfida per l’Italia – chiosa Poma – non è una crisi congiunturale immediata, quanto la gestione di una fase di transizione complessa, in cui rafforzare fiducia, investimenti e domanda interna sarà decisivo per consolidare una crescita più stabile e duratura”.
IL SETTORE ASSICURATIVO RAFFORZI LA PROPRIA FUNZIONE
Allargando di nuovo lo sguardo alle questioni internazionali, secondo il capo economista di Nomisma, la politica monetaria europea ha avuto il merito di muoversi con maggiore gradualità e leggibilità rispetto a quella statunitense. “L’approccio della Bce – riflette Poma –, più coerente con la debolezza della domanda interna europea, ha contribuito a creare un contesto di tassi in progressiva riduzione che offre maggiore visibilità agli operatori finanziari e alle istituzioni assicurative, facilitando la programmazione e il sostegno all’economia reale”.
In un quadro di elevata incertezza, banche e assicurazioni sono chiamate a svolgere un ruolo centrale di accompagnamento. Garantire continuità nell’accesso al credito resta fondamentale per sostenere gli investimenti delle imprese e le scelte di spesa più rilevanti delle famiglie. “Allo stesso tempo – spiega Poma –, il settore assicurativo è chiamato a rafforzare la propria funzione di protezione in un contesto in cui i rischi economici, sociali e demografici diventano sempre più complessi”.
Secondo la società di analisi economiche, oltre alla dimensione finanziaria, emerge con forza una responsabilità più ampia per il settore dei rischi: cioè aiutare famiglie e imprese a pianificare, gestire l’incertezza e orientarsi tra spese, imprevisti e progetti di lungo periodo. Questo insieme di attività contribuisce alla stabilità complessiva del sistema economico: “rafforzare questa funzione di supporto e di educazione al rischio è oggi una leva decisiva per ricostruire fiducia e rendere più solido il rapporto tra operatori finanziari, assicurazioni e cittadini”, conclude Poma.

Petra Hielkema, presidente di Eiopa
© Eiopa
GLI OBIETTIVI DI EIOPA
Le principali priorità di Eiopa da qui al 2030 saranno il rafforzamento del mercato unico, il miglioramento della resilienza dell’Unione Europea ai rischi, e l’aumento dell’efficacia della regolamentazione e della vigilanza.
L’autorità continentale ha pubblicato la sua nuova strategia per i prossimi anni, definendo le principali aree di intervento “in un’epoca – ricordano da Eiopa – caratterizzata da crescenti tensioni geopolitiche, fragilità economica e sfide ambientali e tecnologiche”. Questo scenario richiede, quindi, una regolamentazione “intelligente” e una vigilanza “efficace” per offrire benefici tangibili ai cittadini e alle imprese europee.
Nei prossimi anni, continua il documento redatto dall’authority, Eiopa lavorerà per garantire la stabilità e lo sviluppo sostenibile dei settori assicurativo e previdenziale, “in un momento in cui le pressioni demografiche, le catastrofi naturali e le vulnerabilità digitali si stanno acuendo”, si legge.
Ogni area strategica è strutturata attorno a tre obiettivi concreti: il rafforzamento del mercato unico attraverso la promozione di una “vigilanza convergente e di alta qualità” in tutta l’Ue; azioni di “vigilanza solide, proporzionate ed efficaci”; e un “maggiore impegno per affrontare le sfide comuni”.
Gli obiettivi relativi alla resilienza si concentrano sul rafforzamento delle capacità di valutazione e gestione del rischio; sul miglioramento sia della disponibilità di dati sia della consapevolezza delle carenze in materia di protezione; nonché sul consolidamento della collaborazione intersettoriale.
I miglioramenti ai quadri normativi e di vigilanza saranno guidati da “un’efficace consulenza tecnica” e dalla semplificazione normativa; dell’innovazione digitale e dalla promozione di infrastrutture “solide e standardizzate che trattino i dati come una risorsa strategica”.
Petra Hielkema, presidente di Eiopa, ha spiegato che la vigilanza non riguarda solo i sistemi, ma, in prima battuta, le persone, la loro sicurezza e il loro futuro: “gli obiettivi strategici delineati in questa tabella di marcia – ha precisato – guideranno le nostre azioni e informeranno le nostre decisioni negli anni a venire, aiutando le compagnie assicurative e gli enti pensionistici europei a mantenere la loro rilevanza mentre continuano a fornire servizi essenziali a famiglie e imprese, in tempi di trasformazione”.
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