CONFRONTO E CONOSCENZA, LA VIA DELLA PROTEZIONE
La percezione del rischio cresce lentamente, spinta più da sensibilità sociali ed esperienza diretta che da forme di obbligo. In tal senso, il 2026 si annuncia come l’anno delle coperture cat-nat, ma i temi chiave per le imprese saranno il rischio cyber, la tutela dei danni immateriali e la salvaguardia della salute dei lavoratori
06/02/2026
L'entrata a regime dell’obbligo di polizza cat nat per le imprese nel 2026 può diventare un’opportunità per ampliare il dibattito sul livello reale di consapevolezza del rischio da parte delle aziende e sul contributo che il settore assicurativo può offrire. Nonostante da tempo si invochi una diffusione più capillare della cultura del rischio, e malgrado i segnali di instabilità provenienti dal contesto globale, prevale ancora un atteggiamento di sostanziale fatalismo.
La maggiore attenzione che oggi si registra verso la prossimità del rischio è legata soprattutto alla centralità assunta da temi come il cambiamento climatico, l’ambiente, i dazi, i diritti e la sicurezza. In questo quadro, grazie alla capacità di intercettare le istanze sociali emergenti, e a una solida esperienza sugli scenari di incidente, “il settore assicurativo ha le competenze e può contribuire a rafforzare la capacità di gestire le minacce. Serve tuttavia instaurare un dialogo più profondo con le imprese”, osserva Massimo Michaud, presidente di Cineas. Secondo Michaud, solo un coinvolgimento diretto e strutturato dei consigli di amministrazione delle aziende consente di arrivare a una reale presa di coscienza dei rischi. Le indagini periodiche condotte da Cineas evidenziano un’evoluzione lenta ma costante, “misurabile dalla quota di organizzazioni in cui i cda svolgono un ruolo nella supervisione dei rischi. Se qualche anno fa tale quota era del 35% ora siamo arrivati al 43%”.
Una delle principali resistenze deriva dalla percezione del rischio operativo come ambito esclusivamente tecnico. “L’aspetto tecnico nella gestione del rischio è importante, ma ancora prima ci deve essere il riconoscimento della natura e della gravità del rischio, e in particolare se si è di fronte a una minaccia ordinaria o a un rischio esistenziale per l’azienda o per i suoi stakeholder”, riflette Michaud.
In questo scenario, Cineas si propone come interlocutore del mondo imprenditoriale anche attraverso percorsi formativi dedicati alle competenze necessarie per affrontare i rischi più critici. “I cda di oggi sono più presenti nella quotidianità aziendale e sono richieste competenze non solo nei rischi finanziari. Sono cambiati la profondità delle materie trattate e il profilo di responsabilità, servono quindi delle conoscenze adeguate. Il Cineas ha avviato un filone formativo sulla Corporate governance, di cui fanno parte un corso sullo sviluppo delle competenze dei board member e uno sulla Risk governance, si tratta di corsi utili in primis per le medie imprese”.
L’ESPERIENZA FA CRESCERE
Quando si parla di rafforzare i livelli di protezione, l’esperienza diretta e il confronto continuativo risultano più incisivi dell’obbligo normativo. “Abbiamo notato che le aziende che hanno vissuto situazioni difficili hanno sviluppato una grande sensibilità sui temi del rischio, sono più preparate e predisposte al dialogo”, rileva Michaud.
È proprio dall’esperienza che matura un approccio più consapevole e produttivo. “Normalmente, il confronto tra assicurazioni e imprese è limitato al momento dell’acquisto. Occorre, invece, un confronto continuativo che favorisca l’approfondimento dei rischi e la prevenzione. Gli assicuratori di esperienza possono portare un contributo”.
Anche sul tema dell’obbligo di copertura assicurativa, l’esperienza gioca un ruolo chiave: “l’obbligatorietà non aumenta da sola la sensibilità verso il rischio”. Il vero valore dell’obbligo della polizza cat nat emergerà nella fase operativa. “Il momento della verità sarà nella risposta in caso di sinistro: occorrerà un intervento rapido ed efficace, con il coordinamento sul campo tra tutte le professioni del settore, intermediari, periti, società di bonifica e compagnie”.
CYBER, RISCHI REPUTAZIONALI E TUTELA DEI COLLABORATORI
Proiettandosi verso il 2026, Michaud individua nel rischio cyber e nella protezione dei beni immateriali i nuovi ambiti di attenzione. “Il primo è molto sentito dalle imprese e interessa alle compagnie, il vero punto critico è la complessità della materia e la difficoltà di prevedere tutte le minacce possibili”.
Accanto al cyber, assumeranno crescente rilevanza i rischi reputazionali, amplificati dall’ecosistema digitale, e le forme di protezione legate ai danni indiretti, al furto di dati e di brevetti, nonché alla salvaguardia dei talenti e delle competenze aziendali, “una copertura assicurativa da sviluppare che va oltre le polizze key man”.
Un ulteriore ambito strategico riguarda la tutela della salute, “che nell’attuale contesto è finanziata sempre di più dal datore di lavoro. Sarà il tema dei prossimi anni, quando sarà più evidente la necessità dell’assicurazione a fronte di un sistema sanitario nazionale che fatica a garantire la copertura delle prestazioni”, osserva il presidente di Cineas.
TECNOLOGIA E CONDIVISIONE DELLE INFORMAZIONI
In un contesto così articolato, il settore assicurativo è chiamato a rafforzare la propria capacità di risposta. Le competenze sviluppate nel mondo del rischio, unite al progresso tecnologico, “possono far fare ai temi della protezione quel salto di qualità che supera la mera copertura assicurativa nel rapporto tra cliente e assicuratore per entrare in una logica di sistemi di tutela/protezione in cui diventa sostanziale analizzare e prevenire i rischi. Per fare questo il settore deve condividere le informazioni, che devono essere disponibili, organizzate e diffuse tra tutti i suoi operatori”.
Nel caso di eventi catastrofali, ad esempio, l’utilizzo di tecnologie di monitoraggio satellitare consente di valutare rapidamente l’impatto sul territorio. “Se possiamo acquisire queste informazioni, elaborarle e metterle nella disponibilità comune, ad esempio con un sistema di triage, diventa possibile intervenire con immediatezza presso i clienti che hanno subìto i danni maggiori”, spiega Michaud.
Un livello di maturità più avanzato implica quindi la capacità di operare anche oltre i confini della singola organizzazione, “predisponendo processi di emergenza dedicati. Un passo necessario per assecondare le esigenze di una società che oggi non può accettare risposte ritardate o insufficienti in caso di sinistro e che manifesta una crescente domanda di prevenzione del rischio”.
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