I DATI NELLA SFIDA ESG PER LE COMPAGNIE ASSICURATIVE

L’attenzione alla sostenibilità ambientale richiede ormai un utilizzo sempre più sofisticato delle informazioni a disposizione per monitorare le performance ed elaborare analisi di scenario

I DATI NELLA SFIDA ESG PER LE COMPAGNIE ASSICURATIVE hp_stnd_img
Il concetto di sviluppo sostenibile è, oggi più che mai, al centro del dibattito socio-economico internazionale e motivo di preoccupazione per tutti gli attori della società. Il tema ambientale è solo uno dei fattori presenti nel framework Esg, ma è anche il punto che attualmente genera maggiore interesse e urgenza. Nel 2019, a titolo di esempio, le istituzioni (pubbliche e private) che si erano impegnate a realizzare una strategia di decarbonizzazione rappresentavano il 16% dell’economia globale: alla fine del 2021, erano arrivate a coprire quasi il 68%1.
In particolare, il settore dei servizi finanziari svolge un ruolo fondamentale nella transizione globale verso una net zero society, consentendo di incanalare i finanziamenti verso iniziative di sostenibilità. Ad esempio, oltre venti società del settore assicurativo, che rappresentano più dell’11% del volume dei premi a livello globale, hanno costituito la Net-Zero Insurance Alliance (Nzia). I membri di questo gruppo si sono impegnati a portare le emissioni nette di CO2 dei loro portafogli a zero entro il 2050.

IL QUADRO NORMATIVO

In questo contesto, il perseguimento degli obiettivi di sostenibilità e di riduzione delle emissioni nette di CO2 è legato anche all’aspetto normativo in ambito Esg. Nel settore assicurativo, nel corso degli ultimi anni, si sono susseguite le seguenti normative, ancora in fase di attuazione: 
EU Taxonomy, un sistema di classificazione green che traduce gli obiettivi climatici e ambientali dell’Unione Europea in criteri per specifiche attività economiche a scopo di investimento. A tal proposito, le imprese di assicurazione e di riassicurazione devono comunicare a partire dal 1° gennaio 2024 gli indicatori fondamentali di prestazione (Kpi) relativi agli investimenti e alle attività di sottoscrizione2;
Sfdr (Sustainable Finance Disclosure Regulation), che rappresenta un insieme di regole che definiscono quando un investimento si possa definire green;
Csrd (Corporate Sustainability Reporting Directive) che, in evoluzione alla Nfrd (Non-Financial Reporting Directive), rende necessaria la preparazione di un report verificabile, strutturato e quantificato sulla performance sostenibile delle compagnie.

LE SFIDE E IL RUOLO DEI DATI

La transizione verso un’economia sostenibile tuttavia non è di facile attuazione. Il report Data for Net Zero, pubblicato recentemente da Capgemini Research Institute, mostra infatti la difficoltà di utilizzare i dati in maniera esaustiva e accurata da parte del settore dei servizi finanziari. Meno della metà (45%) delle organizzazioni utilizza i dati sulle emissioni per misurare le proprie prestazioni di sostenibilità (ad esempio, per misurare le emissioni finanziate). Addirittura meno di una su cinque (19%) usa i dati sulle emissioni per previsioni e analisi di scenario (ad esempio, per condurre modelli di rischio climatico e stress test per ricalibrare i portafogli di investimento).
Tali evidenze si scontrano con il fatto che la disponibilità e la qualità dei dati rappresentano le leve fondamentali per le compagnie per monitorare l’effettivo raggiungimento dei propri obiettivi in ambito Esg, ad esempio nella riduzione delle emissioni di CO2 equivalente (incluso lo Scope 3).
Le compagnie, in base all’esperienza di Capgemini Invent, per realizzare con successo i propri programmi di sostenibilità devono quindi superare in primis le sfide legate all’utilizzo e alla disponibilità dei dati in base alla loro provenienza:
• disponibilità dei dati già a disposizione: i dati già prodotti dalla compagnia per finalità diverse da quella della sostenibilità potrebbero non avere una qualità o una granularità adeguata, oppure potrebbero non essere completi per le esigenze in ambito Esg. In altri casi, i dati esistenti potrebbero potenzialmente essere già adeguati, ma potrebbero semplicemente non essere accessibili per le funzioni aziendali incaricate della misurazione della performance;
• creazione di nuovi dati interni: la creazione di nuovi dati richiede competenze e la definizione di un’infrastruttura IT appropriata; 
• raccolta e gestione di dati esterni: i dati forniti da data provider esterni potrebbero non essere sempre aggiornati o essere poco comparabili con i dati già presenti in azienda.

PILLAR PER LA GESTIONE ESG

Capgemini Invent, per supportare le compagnie a superare tali sfide, ha definito a livello internazionale un approccio end-to-end basato sui seguenti pillar:
1. Data Strategy for Esg: 
• definire e integrare la data strategy delle iniziative Esg nella più ampia strategia di sostenibilità;
• definire i principali Kpi di monitoraggio dei progetti Esg e analizzare la disponibilità e qualità dei dati necessari;
• creare un ecosistema di partner fornitori di dati, selezionando le tecnologie più adeguate.
2. Sustainability Data Hub: 
• identificare i dati fondamentali con i quali alimentare una piattaforma dati, comprese le fonti interne ed esterne;
• disegnare e implementare un framework di data management e una piattaforma tecnologica per i dati relativi agli obiettivi di sostenibilità (custom o disponibile sul mercato);
• preparare i dati in modo da abilitarne l’analisi e la condivisione all’interno della compagnia.
3. Esg Data Performance: 
• Misurare le performance Esg includendo la progettazione e l’esecuzione di controlli di data quality;
• applicare le best practice in ambito data governance ai dati Esg, includendo attività di data lineage, data discovery, e di gestione del glossario e del catalogo dati;
• industrializzare e automatizzare il reporting Esg. 



1 Energy & Climate Intelligence Unit, “Taking stock: A global assessment of net zero targets,” October 2021.
2 Regolamento Delegato (UE) 2021/2178 della Commissione, Allegato IX, 06 Luglio 2021.

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