IL CLOUD È BUSINESS

L’emergenza coronavirus ha manifestato tutte le potenzialità della tecnologia della nuvola: non più tema di semplice innovazione ma, come spiega Rossella Macinante di Netconsulting cube, leva strategica per gestire e sviluppare le attività dell’industria assicurativa

29/06/2020
👤Autore: Giacomo Corvi Review numero: 75 Pagina: 58
Ci voleva forse l’emergenza coronavirus per far comprendere alle compagnie assicurative tutte le potenzialità del cloud. Le misure di lockdown adottate per il contenimento della pandemia di Covid-19, unite agli obblighi di legge sulla prosecuzione delle attività ritenute essenziali, hanno di fatto spinto le compagnie ad abbracciare definitivamente la filosofia dello smart working: tutti (o quasi) al lavoro da casa, proprio grazie al contributo di tecnologie che consentono ovunque di accedere ai tradizionali arnesi del mestiere. E così, mentre i dipendenti passavano dalla scrivania dell’ufficio al tavolo di casa, dati e applicazioni passavano dai vecchi sistemi informatici alla tecnologia della nuvola.
“C’è un prima e un dopo coronavirus nel processo di adozione del cloud nel mercato assicurativo”, osserva Rossella Macinante, practice leader di Netconsulting cube. “Prima – prosegue – il cloud veniva visto soltanto come un semplice driver di digitalizzazione e di rinnovamento dei sistemi informatici, non come una scelta strategica di business: basti pensare che il cloud in modalità Saas non viene ancora utilizzato per attività core dell’industria assicurativa, come possono essere la gestione sinistri o l’amministrazione di piattaforme vita”. L’emergenza coronavirus ha cambiato un po’ tutto. “Premetto che non abbiamo ancora dati strutturati sull’argomento – precisa Macinante – però possiamo già prevedere che l’adozione di questa tecnologia potrà essere sempre più diffusa in futuro: il cloud ha consentito alle compagnie di proseguire, quando non incrementare, le proprie attività di business anche in questa fase di emergenza”.

UN MERCATO IN RITARDO

Il mercato assicurativo è arrivato in ritardo alla novità del cloud. “Altri settori, come telco, energy e utilities, si sono mossi senza dubbio più rapidamente”, afferma Macinante. Nel 2019, secondo una ricerca realizzata recentemente da Netconsulting cube, il mercato del cloud in Italia valeva circa 3,3 miliardi di euro e presentava considerevoli prospettive di crescita: stando alle previsioni della società di consulenza e analisi di mercato, il giro d’affari potrebbe toccare quota 4,7 miliardi di euro nei prossimi anni. Di questi, però, soltanto una piccola parte è arrivata finora dal mondo delle polizze.
La stragrande maggioranza delle compagnie (82,4%) ricorre ancora infatti a soluzioni Iaas. I modelli Saas risultano diffusi nel 70,6% del mercato, ma in nessun caso, come già accennato, vengono utilizzati per gestire attività core del modello di business. Il ricorso al cloud come software resta così confinato a settori che, se non possono essere considerati marginali, poco hanno comunque a che fare con le attività più caratteristiche del business assicurativo.



UNA RESISTENZA CULTURALE

Macinante attribuisce il ritardo soprattutto a questioni di ordine culturale. “Le compagnie assicurative sono abituate ad applicazioni personalizzate secondo le proprie esigenze: passare da questo tipo di sistemi a modelli di cloud in modalità Saas, che presentano inevitabilmente un maggior livello di standardizzazione, ha costituito (e tuttora costituisce) un fattore di resistenza culturale molto elevato, senza dubbio difficile da abbattere”, spiega Macinante. 
A tal proposito, secondo i risultati della ricerca, la rigidità delle piattaforme e la difficoltà di personalizzare i sistemi offerti da provider costituiscono ancora il freno principale all’adozione del cloud in modalità Saas per applicazioni core del business assicurativo: la scarsa capacità di personalizzazione totalizza un punteggio di 3,8 punti in una scala da 1 a 5, ponendosi davanti alle difficoltà di passare a un nuovo modello operativo (3,5) e alla mancanza di skills e competenze (3,3). “Un vero e proprio processo di migrazione verso il cloud – osserva Macinante – non è ancora iniziato: prima è necessario abbattere una serie di barriere culturali che stanno frenando la diffusione di questa tecnologia”.

UNA QUESTIONE DI AFFARI

Dove non arriva la cultura, è probabile che potranno però arrivare gli affari. “Il top management delle compagnie sembra aver assunto maggior consapevolezza delle opportunità offerte dal cloud”, spiega Macinante. “Il cloud – aggiunge – si sta sempre più imponendo come un fattore abilitante per lo sviluppo del business, in grado di offrire flessibilità e scalabilità per la gestione delle fluttuazioni di mercato, nonché di garantire un più rapido time to market per la presentazione di nuove soluzioni”. L’adozione della nuova tecnologia, a detta di Macinante, potrà essere più rapida nelle grandi organizzazioni che vantano una presenza internazionale, perché “il cloud consente di garantire, in maniera costante e pressoché contemporanea, servizi di un certo standard in tutti i mercati in cui l’impresa di trova a operare”.
Il cloud si impone dunque come una questione di business. “Non è più un tema prettamente tecnologico”, dice Macinante. “Il cloud – rimarca – consente di accelerare e cambiare passo nel cammino dell’innovazione, avendo la possibilità di lanciare prodotti sul mercato con cuna velocità non paragonabile a quella garantita da sistemi tradizionali.


Rossella Macinante, practice leader di Netconsulting cube

UN CAMMINO INEVITABILE

L’emergenza coronavirus potrebbe forse aver dato la spinta che serviva al settore. La necessità di lavorare in smart working ha probabilmente rafforzato la consapevolezza di un mercato che, seppur fra molti ritardi, almeno nelle intenzioni aveva già imboccato un cammino ben definito. Nel 2019, secondo i risultati dell’indagine, 10,5% delle compagnie utilizza il cloud per applicazioni core, il 36,8% la reputa una tecnologia adottabile già oggi, e il 31,6% in un arco temporale non superiore ai cinque anni: calcolatrice alla mano, circa l’80% delle imprese interpellate da Netconsulting cube ha già adottato o prevede di adottare il cloud nel prossimo futuro.
Coronavirus o meno, il cammino sembra dunque inevitabile. Anche perché il ricorso al cloud si intreccia con l’adozione di nuove tecnologie che negli ultimi anni si sono fatte prepotentemente spazio nel mercato assicurativo. “Internet of Things e sistemi di intelligenza artificiale sono tecnologie che possono essere definite cloud native: poggiano pienamente su questo tipo di sistemi – spiega Macinante – e comportano pertanto una spinta quasi forzata nell’adozione del cloud”. La capacità di elaborare grandi quantità di dati, vera pietra filosofale dell’era dei big data, necessiterà inoltre di sistemi più sofisticati rispetto ai modelli tradizionali, caratterizzati da limiti che potrebbero essere agevolmente aggirati con l’adozione del cloud. “Vedo queste tecnologie come soluzioni che vanno di pari passo – conclude Macinante – in cui una abilita e fortifica l’altra”.

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