LA PENSIONE CHE VORREI
Un rapporto dello European Youth Parliament, realizzato insieme a Insurance Europe, illustra quelli che, agli occhi dei giovani europei, sono i principali punti critici dell’attuale sistema previdenziale: equità, lavoro e reddito. Serviranno scelte coraggiose per superare le attuali difficoltà e garantire la sostenibilità del sistema
09/09/2025
Un sistema previdenziale più equo, solido, sicuro e sostenibile. È quanto chiedono oggi, in estrema sintesi, i giovani cittadini dell’Unione Europea, preoccupati per la tenuta a lungo termine dell’assetto pensionistico e per l’adeguatezza degli assegni che loro, i pensionati di domani, andranno a percepire una volta che saranno usciti definitivamente dal mercato del lavoro. La posizione è stata messa nero su bianco in un recente rapporto dello European Youth Parliament, realizzato insieme a Insurance Europe e presentato in occasione della European Retiremente Week.
La posizione del paper è chiarissima. L’attuale sistema previdenziale è innanzitutto soggetto a una pressione che difficilmente potrà sostenere ancora a lungo. Fenomeni come l’invecchiamento della popolazione, l’evoluzione dei modelli di lavoro e la crescita delle disuguaglianze stanno mettendo in crisi il welfare state per come siamo abituati a conoscerlo. E i giovani di oggi rischiano di lavorare più a lungo per pensioni più magre. Per questo, secondo i curatori del rapporto, è arrivato il momento di scelte coraggiose che possano contribuire a salvaguardare il sistema previdenziale: assicurare una pensione pubblica minima, riconoscere il lavoro di assistenza e le interruzioni di carriera, sostenere il risparmio privato, favorire l’adesione automatica ai fondi pensioni professionali, estendere la copertura anche a chi svolge un lavoro atipico e, infine, incentivare l’educazione finanziaria, soprattutto fra le donne e i gruppi più vulnerabili.
IN CERCA DI EQUITÀ
“Questo rapporto dimostra quanto i giovani percepiscano l’importanza dell’attuale sfida previdenziale in Europa”, ha commentato Nicolas Jeanmart, head of personal and general insurance di Insurance Europe. “Alcune delle loro proposte – ha aggiunto – sono pienamente in linea con le priorità della nostra industria, come il riconoscimento di percorsi diversificati di carriera, il sostegno al risparmio privato per integrare le pensioni statali e il miglioramento dell’educazione finanziaria”.
Tre i punti critici su cui si focalizza il rapporto: equità, lavoro e reddito. Per quanto riguarda il primo elemento, il paper evidenzia che il gap pensionistico riguarda soprattutto donne, disabili, lavoratori con interruzioni di carriera e persone impiegate in maniera atipica, a cominciare dagli addetti della gig economy. Sono loro quelli che rischiano maggiormente di subire di effetti perversi di un sistema che già oggi non sembra pienamente in grado di tutelare gli anziani dal rischio di cadere in povertà o in una condizione di esclusione economica: il tasso di sostituzione si ferma mediamente al 60% e le spese per l’assistenza aumentano con l’avanzare dell’età. Ecco allora, secondo i curatori del rapporto, la necessità di alcuni interventi strutturali: l’innalzamento della pensione pubblica minima, la creazione di un sistema di credito che tenga conto di disoccupazione, caregiving, malattia e lavoro domestico non retribuito, l’introduzione di sovvenzioni pubbliche per consentire anche ai più svantaggiati di costruire un pilastro integrativo e, più in generale, maggiori investimenti per giovani e anziani.
IL NODO DEL LAVORO
Più focalizzato sui giovani il tema del lavoro. Il rapporto, a tal proposito, evidenzia senza mezzi termini che chi sta entrando adesso nel mercato del lavoro riceverà molto probabilmente una bassa pensione pubblica e, di conseguenza, sarà chiamato a contribuire maggiormente con i propri risparmi per la creazione di una rendita previdenziale. Pesano i ritardi nella firma del primo contratto lavorativo, così come la tendenza a cambiare spesso occupazione e a maturare carriere discontinue, talvolta anche in paesi diversi da quello di nascita o di formazione. A tutto ciò si somma poi anche la diffusione del lavoro atipico.
Anche in questo caso, la riflessione dei curatori del rapporto si traduce in una serie di proposte: sostenere la creazione di schemi nazionali pensionistici collettivi destinati ai lavoratori che non siano coperti dal primo e dal secondo pilastro; promuovere schemi pensionistici user-friendly che, grazie magari a interfacce digitali intuitive, possano consentire di monitorare l’accumulo dei risparmi; favorire la portabilità dei prodotti pensionistici nei paesi dell’Unione Europea; e infine introdurre incentivi fiscali e previdenziali per occupazioni part-time una volta che si è usciti definitivamente dal mercato del lavoro.
IL RISPARMIO PREVIDENZIALE
Infine, per quanto riguarda la questione del reddito, il rapporto sottolinea che i giovani non stanno risparmiando abbastanza per gestire l’evoluzione dell’attuale assetto previdenziale. Il terzo pilastro risulta poco sviluppato, soprattutto se confrontato con quanto avviene in altri mercati: il rapporto fra asset previdenziali e Pil nell’Unione Europea era fermo nel 2022 al 32%, con il 142% degli Stati Uniti e il 100% del Regno Unito. A pesare è soprattutto la paura di incappare in perdite finanziarie sul ricordo di quanto avvenuto nel corso degli anni 2000. Ecco perché una sfida fondamentale per l’Unione Europea sarà promuovere la fiducia dei cittadini verso il mercato e, più in generale, verso il sistema previdenziale. Qualcosa, almeno da qualche parte, è già stato fatto: il rapporto cita il caso degli sforzi messi in campo da Danimarca, Svezia e Paesi Bassi, che adesso da soli si intestano il 60% degli asset detenuti da fondi previdenziali in tutto il continente.
Molto ancora si potrebbe tuttavia ancora fare. Le ultime indicazioni del rapporto sono piuttosto semplici: considerare l’introduzione di sistemi obbligatori di investimento previdenziale, ridurre le possibilità di uscita anticipata dai fondi di secondo e terzo pilastro; rafforzare l’unione del risparmio e degli investimenti; e rivedere anche la disciplina dei Pepp. Sullo sfondo resta poi la questione dell’educazione finanziaria. Il report evidenzia in chiusura che, secondo l’Eurobarometro 2023, soltanto il 18% della popolazione nell’Unione Europea poteva vantare una conoscenza approfondita della materia. Difficile pensare che possa aderire a un fondo pensione qualcuno che non sa nemmeno che cosa sia un fondo pensione.
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