CLIMATE CHANGE, COSA PUÒ FARE L’ASSICURAZIONE

In un position paper, la Gfia (global federation of insurance associations) invita i decisori politici mondiali a collaborare con l’industry per mettere in campo strategie di adattamento e mitigazione del cambiamento climatico, sfruttando il grande patrimonio di dati e l’expertise sviluppato negli anni dal settore

07/10/2020
👤Autore: Beniamino Musto Review numero: 78 Pagina: 16
Il settore assicurativo è certamente tra le industry più sensibili al tema dei cambiamenti climatici, e conosce bene le ricadute economiche del riscaldamento globale. Non stupisce dunque che arrivi proprio dagli assicuratori un richiamo al mondo politico affinché si mettano in campo maggiori sforzi, valorizzando il contributo che può arrivare da un settore che conosce il problema molto da vicino. Un appello che è stato messo nero su bianco in un position paper della Gfia (Global federation of insurance associations), la federazione globale delle associazioni di assicuratori che riunisce 41 rappresentanze di assicuratori, tra cui anche Ania e Insurance Europe.



UN RISCHIO DI LUNGO TERMINE PER LA SALUTE

In termini di impatto il trend delle perdite legate ai cambiamenti climatici “è motivo di grande preoccupazione” per molti operatori del settore, si legge nel position paper. Il numero di questi eventi a livello globale è triplicato dagli anni ‘80 e questa dinamica “espone a maggiori rischi”. A livello globale, le perdite mostrano una generale traiettoria ascendente generata da un mix tra eventi catastrofali, modelli di sviluppo umano e concentrazione della popolazione nelle aree soggette a fenomeni naturali. A ciò si aggiunge il fatto che le temperature stanno aumentando più rapidamente di quanto molti si aspettassero, e che è in corso in tutto il mondo un’allarmante perdita di biodiversità. 
Non solo. Secondo la Gfia, il cambiamento climatico presenta anche un rischio di lungo termine per la salute pubblica. “Una stagione più lunga e più severa di incendi boschivi – è l’esempio citato dal documento – possono contribuire ad aumentare i tassi di malattie respiratorie”, mentre le estati più calde possono aumentare i rischi per la salute della popolazione anziana; allo stesso modo, i gravi eventi meteorologici, come le inondazioni, “possono provocare disturbi e problemi per la salute mentale”. Il cambiamento climatico è dunque “una questione globale che deve essere affrontata congiuntamente dai responsabili politici e da tutti i settori dell’economia”. 



IL RUOLO DEL SETTORE ASSICURATIVO

La Global federation of insurance associations invita i decisori politici globali ad adottare misure per affrontare la crisi climatica. La federazione rivendica il lavoro portato avanti negli anni dal settore assicurativo, che, spiega, “svolge un ruolo fondamentale nell’affrontare il rischio climatico” attraverso la sua esperienza nella gestione efficace del rischio e nell’identificazione di possibili soluzioni per migliorare l’adattamento. “Gli assicuratori – si legge nel paper – contribuiscono direttamente all’adattamento attraverso le loro attività di underwriting”, coprendo le perdite economiche dovute a eventi e catastrofi naturali, e aiutano a gestire gli impatti economici dei cambiamenti climatici. Dunque, gli assicuratori “hanno un ruolo importante nella misurazione e nel prezzare il rischio climatico per il risk management, sviluppando innovative soluzioni di adattamento e fornendo sostegno economico in caso di disastri”. Le compagnie assicurative quindi “si impegnano a contribuire agli sforzi di mitigazione attraverso i propri obiettivi aziendali, aiutando a promuovere nuove tecnologie di mitigazione attraverso l’assunzione di rischi, nonché attraverso i loro investimenti in asset sostenibili”. 



VALORIZZARE LE COMPETENZE DEGLI ASSICURATORI

Nel suo position paper, la Gfia mette in evidenza alcuni messaggi chiave riguardanti l’adattamento e la mitigazione del rischio. 
In primis, la federazione sottolinea il ruolo degli assicuratori globali, che stanno già integrando il rischio climatico nella propria modellizzazione del rischio e stanno sviluppando soluzioni innovative per migliorare l’adattamento e la mitigazione. Per questo gli assicuratori chiedono al mondo politico di essere coinvolti in prima persona nelle discussioni riguardanti la definizione di misure di adattamento e mitigazione a livello locale, nazionale e internazionale, in quanto “hanno decenni di esperienza nella modellazione del rischio e nella gestione di sinistri connessi al clima”. I dati a disposizione forniscono “informazioni straordinarie” e “preziose competenze” per guidare la gestione del rischio climatico. Inoltre, fa notare il position paper, diversificando i rischi geograficamente attraverso i mercati internazionali di riassicurazione, gli assicuratori sono in grado di coprire i rischi locali che potrebbero non essere assicurabili localmente. Questa dimensione g-local è cruciale, e pertanto “le autorità pubbliche dovrebbero promuovere l’apertura internazionale dei mercati”.
Secondo la Gfia, le autorità pubbliche dovrebbero attuare misure necessarie e appropriate (un’adeguata pianificazione dell’uso del suolo, codici edilizi) per promuovere le capacità degli assicuratori di gestire e coprire i rischi. Gli assicuratori possono svolgere un ruolo significativo anche “nell’aumentare la consapevolezza dei loro clienti sui rischi climatici e aiutarli a mettere in campo azioni preventive”, pertanto si impegnano “a lavorare a stretto contatto con le autorità pubbliche per migliorare la comprensione collettiva del rischio climatico al fine di promuovere comportamenti più sostenibili in tutte le società, nonché per guidare le misure di adattamento e mitigazione”.
“Gli assicuratori hanno un interesse intrinseco e l’expertise necessario” ad affrontare di petto i rischi portati dal surriscaldamento globale, “e possono mettere a disposizione la loro esperienza “per sfruttare le opportunità ripristino resiliente”.
Infine, il position paper invita a mantenere “un dialogo costante sul rischio climatico tra le autorità di vigilanza assicurativa, gli assicuratori e le rappresentanze degli assicuratori”.

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