WELFARE STATE, UN PARADISO PERDUTO E FUORI TEMPO

Con il crollo della natalità in quasi tutte le economie avanzate, e l’invecchiamento della popolazione, si riduce la consistenza numerica delle nuove generazioni. Questo porta a squilibri demografici che rendono complicato il sostentamento economico per le persone anziane, sempre più numerose. Occorre creare un nuovo modello che possa reggere alla società della longevità

WELFARE STATE, UN PARADISO PERDUTO E FUORI TEMPO
L’organizzazione dello Stato sociale costruito negli anni ’50 non è il paradiso perduto da riconquistare, ma un modello che funzionava perché plasmato su una società completamente diversa da quella di oggi. Ecco perché non è più di attualità e non si può più rimpiangerlo, ma occorre trovare, e in fretta, un nuovo modello adatto a una società sempre più vecchia, che avrà bisogno sempre di più di un sistema di assistenza alla non autosufficienza, e dove i giovani saranno sempre numericamente di meno. Il tema della longevità è al centro del dibattito tra gli stakeholder del settore assicurativo e bancario ma dovrebbe dominare egualmente il confronto politico e istituzionale, trovare più spazio sui giornali, così da rendere l’opinione pubblica più consapevole di una realtà preoccupante.
Intesa Sanpaolo ha recentemente rilanciato il tema attraverso un evento, intitolato Caregiver, mutamenti demografici e nuove esigenze di tutela in una società in cambiamento, durante il quale si sono approfonditi i temi dell’invecchiamento demografico e del sostegno alle persone sopra i 65 anni d’età, destinate a rappresentare il 35% della popolazione italiana nel 2050.


© Intesa Sanpaolo

LONGEVITÀ E SCARSA NATALITÀ

“Quasi tutte le economie avanzate sono sotto la media di due figli per donna: oltre all’invecchiamento della popolazione si riduce quindi la consistenza numerica delle nuove generazioni. Se parliamo solo di invecchiamento perdiamo di vista gli squilibri demografici che rendono complicato il sostentamento economico per le cure agli anziani, sempre più numerosi”, ha raccontato Alessandro Rosina professore ordinario di Demografia e statistica sociale alla facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano, autore della ricerca La Società in divenire, incentrata su questi temi.
Ovviamente, pandemia, guerre, crisi climatica stanno peggiorando le cose anche dal punto di vista della demografia. Le risposte per creare un nuovo modello che possa reggere alla società della longevità stanno nella collaborazione tra generazioni: “abbiamo costruito il welfare negli anni ‘50 – ha ricordato Rosina – abbinandolo a una società in grande sviluppo, ma ora non è più così”. 

L’ITALIANO TIPO? NEL 2050 SARÀ UN SETTANTENNE

Per cinquant’anni, lo Stato sociale funzionava grazie a una società fatta di tanti giovani e pochi anziani, in un mondo in cui il peso della cura era sulla famiglia perché poteva tenere. Oggi che, per fortuna, aumenta l’occupazione femminile e alle donne non è più destinato solo il ruolo di caregiver (anche se, come vedremo, è ancora in gran parte così), la struttura di base del welfare italiano non è cambiata. E quindi è in affanno, ha il fiato corto. “L’italiano tipo del 1950 era un trentenne, nel 2050 sarà un settantenne”, ha commentato Rosina. 
Se non si cambia a livello sistemico, quindi, le soluzioni saranno sempre più affidate al fai da te e perciò precarie. “Siamo in un processo di cambiamento continuo – ha aggiunto il docente della Cattolica – non ci sarà un momento di equilibrio o di inversione delle curve: la natalità diminuisce e gli anziani diventano sempre di più e sempre più anziani. Occorre investire in qualità della vita”.



CHI SONO I CAREGIVER

L’invecchiamento progressivo della società occidentale nei prossimi decenni porterà a un corrispondente aumento del numero delle persone che si prenderanno cura di questa fascia di popolazione, i cosiddetti caregiver, che subiscono e subiranno sempre di più gli impatti sulle loro vite, dal punto di vista economico, sociale e psicologico. 
Come hanno spiegato Matteo Negri e Costanza Oliva della scuola di giornalismo Walter Tobagi, che insieme a Stefano Guarrera hanno curato un rapporto che mira a declinare l’identikit del caregiver in Italia, i caregiver cosiddetti informali, familiari, sono tra i cinque e i sei milioni ed è un numero che tenderà ad aumentare. L’unico supporto vero arriva dalla legge 104 che garantisce permessi giornalieri e congedi straordinari. Entrambi gli strumenti sono molto aumentati negli ultimi anni, soprattutto dopo il 2020. 
I caregiver vivono spesso una riduzione o un annullamento della socialità, perdono amicizie e contatti, non hanno pause. Permane un evidente divario di genere e soprattutto di compiti: il 60% dei caregiver informali sono donne che svolgono attività di cura diretta della persona assistita, mentre agli uomini sono affidati compiti più burocratici, operativi.

SELEZIONARE E INCANALARE IL RISPARMIO 

In questo contesto, spesso difficile, come ha detto Nicola Fioravanti, ad di Intesa Sanpaolo Vita e responsabile della Divisone Insurance in un breve saluto video, “il gruppo Intesa Sanpaolo già da diversi anni è attivo sul tema della longevità, per offrire azioni concrete che rispondano alle continue trasformazioni sociali ed economiche del Paese”.
Nel dibattito finale tra Alessandro Scarfò, amministratore delegato e direttore generale di Intesa Sanpaolo Assicura, e Tiziana Lamberti, responsabile sales & marketing wealth management & protection di Intesa Sanpaolo, è emerso come da soli non sia possibile vincere le sfide del futuro del welfare. “Occorre capire quali strumenti possono canalizzate meglio le risorse – ha detto Scarfò –, avere una visione integrata capace di selezionare il risparmio e incanalarlo. Dal punto di vista assicurativo abbiamo allungato le coperture, integrando una serie di servizi, come l’assistenza domiciliare”.


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I SENIOR: UN PILASTRO DELLA SOCIETÀ

Secondo Lamberti, bisogna intercettare e anticipare le esigenze della popolazione italiana. “Già oggi i senior – ha ricordato – sono un pilastro della società: sono mediamente molto attivi nella propria comunità. Occorre valorizzare il risparmio di questa generazione legandolo alla protezione”. Tra Intesa Sanpaolo e molti suoi clienti esiste un lungo rapporto che segue tutto il ciclo di vita. Non si tratta solo di un rapporto commerciale, ma di un trasferimento di conoscenze: “molti clienti senior – ha continuato – spingono i nipoti a sottoscrivere una polizza di previdenza integrativa”.
Intesa Sanpaolo, in definitiva, conferma la sua visione strategica, sviluppando progetti e collaborazioni: un lavoro sempre più necessario ma che da solo non basterà certo a recuperare quel paradiso perduto chiamato welfare state, ma che forse sarà un tassello verso il nuovo modello sociale che ci apprestiamo a vivere.


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