EUROPA POCO UNITA NEI RISARCIMENTI

Italia più vicina a Francia, Germania e Inghilterra nella liquidazione dei danni patrimoniali, ma lontana per quanto riguarda quelli morali e biologici. Mentre la Spagna sta riformando il vecchio Baremo, i pagamenti in forma di rendita stanno cambiando, ancora una volta, il sistema

30/11/2015
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 29 Pagina: 18 - 20
Il sistema di risarcimento del danno è sempre al centro del dibattitto del settore assicurativo e legale. È un tema noto e intricato, il cui svolgimento, fatto di svolte, repentini cambi di direzioni, rallentamenti, inversioni, fughe in avanti, non riesce a trovare un punto. Tra nuove leggi, riforme, regolamenti e sentenze, l’incertezza è ormai qualcosa cui il settore è quasi rassegnato: ciò che potrebbe ordinare la materia sono le celebri tabelle ministeriali sulle macro lesioni. Il provvedimento di legge noto come ddl Concorrenza sarà l’ennesima occasione decisiva e, una volta ottenuto il voto decisivo al Senato, gli estremi per il calcolo del danno di grave entità saranno allineati a quelli attualmente utilizzati dal tribunale di Milano. 

Tuttavia anche questa nuova svolta è accolta non certo senza polemiche, soprattutto da parte delle compagnie che denunciano valori troppo alti che porteranno inevitabilmente a un rialzo delle tariffe per l’Rc auto e non aiuteranno a superare tutti i problemi legati all’Rc sanitaria. 

Il fatto è risaputo: i risarcimenti italiani da medical malpractice e da sinistro stradale sono più alti di (quasi) tutto il resto d’Europa. Lo ha certificato Ivass e lo ha da sempre denunciato Ania, anche se da un confronto continentale emergono nuovi elementi. Se è vero, da un lato, che i sistemi europei escludono tutti il ristoro del danno come punizione, dall’altro molte cose stanno cambiando: la Spagna, per esempio, sta per riformare radicalmente il vecchio baremo in senso sfavorevole alle compagnie assicurative, mentre in molti Paesi l’utilizzo dei risarcimenti in forma di rendita è sempre più diffuso, con pesanti conseguenze sulle riserve sinistri. Un confronto tra i principali sistemi europei è stato presentato in occasione di un convegno a Milano, organizzato dal riassicuratore diretto Gen Re e dallo Studio Legale Mrv


PATRIMONIALE E NON PATRIMONIALE: DIFFERENZE STORICHE

Nel caso tipo (41enne con moglie e due figli, genitori e sorella, 40 mila euro di reddito annuo), il danno patrimoniale in Germania, Francia, Italia, Inghilterra e Polonia è sostanzialmente risarcito a valori paragonabili. Discorso a parte per la Spagna che fino al 31 dicembre 2015 applica ancora il vecchio sistema, ma che dall’anno prossimo, come detto, inasprirà i risarcimenti. Nel caso in cui la vittima del sinistro non percepisca reddito, in Italia si è soliti liquidare comunque una somma che può essere anche un risarcimento per le spese legali di controparte: questa è una peculiarità del sistema italiano.
Per quanto riguarda, invece, il danno non patrimoniale, le cose sono molto diverse: in questo caso, il risarcimento italiano non è paragonabile a quello applicato negli antri Paesi. 
Per Germania e Regno Unito, questa voce è pressoché sconosciuta, mentre in Francia, che ha specifiche simili alle nostre, la poste risarcitorie sono ampiamente più basse: in misura di uno a dieci. 
Tuttavia, per quanto riguarda le macrolesioni (da 10% a 100% di invalidità) Italia e Spagna, finora, hanno risarcimenti più bassi: un sinistro, in media, a riserva è iscritto in un range tra i due e i quattro milioni di euro. Negli altri Paesi, pur in presenza di un danno non patrimoniale che pesa per la metà di quello italiano, i risarcimenti risultano molto più alti: nel Regno Unito si toccano anche gli 8-10 milioni di sterline per un singolo sinistro. In Italia le spese di assistenza pesano per il 20% del risarcimento, mentre negli altri Paesi, esclusa la Spagna, queste cifre arrivano al 40-50%, come in Francia e Germania, o anche fino al 70%, come in Uk. 





IL RISARCIMENTO IN FORMA DI RENDITA

Un’altra differenza della liquidazione dei danni Rc auto e Rc sanitaria in Italia rispetto al resto d’Europa è la quasi totale mancanza nel sistema italiano del risarcimento in forma di rendita. Una pratica che si direbbe aliena al nostro mercato, mentre nel resto d’Europa è l’argomento clou del momento. 
In Spagna, dal primo gennaio 2016, il risarcimento in forma di rendita sarà introdotto nel sistema e il giudice potrà imporlo alla compagnia caso per caso; in Francia, è utilizzato principalmente per i sinistri molto gravi, mentre in Germania la pratica è usata spesso e regolata da una legge specifica. 

Ancora più strutturati sono i Ppo (Periodic payment order), in vigore in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord dal 2005. Questi possono essere imposti da un giudice e sono molto diffusi. C’è molta discrezionalità sulle cifre che dipendono dal costo futuro dell’assistenza medica per il danneggiato e dal tasso di sconto applicato: l’inflazione, la volatilità dei rendimenti sono rischi concreti per l’assicuratore, mentre per il riassicuratore è molto elevato il rischio di credito. È possibile anche rinegoziare le condizioni nel corso del tempo, ad esempio a seguito del peggioramento delle condizioni dell’assistito; oppure si può chiedere il pagamento della rendita in una valuta straniera in vista di un trasferimento. Il Ppo anglosassone richiede molte più riserve per le compagnie: se la liquidazione di un sinistro una tantum vale sette milioni, lo stesso evento liquidato con la rendita ne vale 10. 

Tuttavia, in Italia, le cose potrebbero cambiare rapidamente. 
Una sentenza del tribunale di Milano del 27 gennaio scorso, redatta dal giudice Martina Flamini, riguardo una causa di responsabilità sanitaria, ha stabilito un risarcimento in forma di rendita vitalizia. La decisione si configura come un importante precedente rispetto a un nuovo argomento da monitorare con attenzione. 


DANNO TANATOLOGICO: LA PATRIA È IL PORTOGALLO 

La sentenza 15350 delle Sezioni Unite della Cassazione del luglio scorso ha respinto gli argomenti della sentenza 1361 dell’estensore Luigi Alessandro Scarano che in sostanza introduceva la figura del danno tanatologico nel sistema italiano. La decisione è conforme a quanto accade nel resto dell’Europa, dove il danno da perdita del bene vita non è risarcito separatamente. Unica eccezione, peraltro citata nella sentenza di luglio, è il Portogallo che ha una lunga tradizione che affonda le radici negli anni ’60, quando ancora il Paese era assoggettato a una dittatura.

Nel Paese di José Saramago, sono considerate tre voci di danno non patrimoniale: 
1. il danno morale agli eredi, sovrapponibile al nostro danno da lesione del rapporto parentale, risarcito con un massimo di 40 mila euro; 
2. il danno tanatologico, la singola unità di danno liquidata in modo più cospicuo, fino a 61 mila euro; 
3. il danno morale della vittima, che sostanzialmente è un danno biologico terminale, ovvero si manifesta nel tempo trascorso tra lesione e decesso. 

Le tre voci, a loro volta, sono soggette a una personalizzazione fino al 50%. 

In generale, si tratta di importi molto più contenuti rispetto a quelli italiani e soprattutto, nel confronto tra i singoli casi, piuttosto standard e livellati. Nelle sentenze analizzate da Gen Re, i giudici portoghesi scrivono espressamente di non volersi discostare dalla media proprio perché il sistema, negli anni, ha trovato il suo equilibrio. 

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