MENO PRIVACY, MA PIÙ SERVIZI

Gli italiani non temono il "grande fratello": vogliono polizze connesse. Secondo l'osservatorio Ania - Bain, l'insurtech può essere un importante volano nei comparti casa e salute. Ma serve strutturare nuovi modelli per sfruttare al meglio il potenziale della connected insurance

MENO PRIVACY, MA PIÙ SERVIZI hp_stnd_img
👤Autore: Laura Servidio Review numero: 37 Pagina: 22 - 24
Il 22% dei clienti che non ha una polizza casa sarebbe propenso ad acquistarla se fosse connected. Con questa importante evidenza si è aperto, lo scorso luglio, il secondo incontro plenario dell’Osservatorio telematics, connected insurance & innovation, promosso da Ania e Bain. Al think tank hanno partecipato gli executive di circa 30 compagnie assicurative e numerosi operatori specialistici del settore IoT, per discutere del grande potenziale, ma anche delle sfide, che la connettività sta aprendo nelle assicurazioni.

Tra queste, il ruolo del dato e della sua tutela, su cui il Garante della privacy si è recentemente espresso in modo favorevole, a patto di offrire adeguata visibilità al cliente sull’utilizzo delle informazioni raccolte. “C’è stato un esplicito riconoscimento della validità di un’applicazione try before you buy, in ambito motor insurance, anche da parte del regolatore – spiega Matteo Carbone, principal di Bain & company e fondatore dell’Osservatorio – a riprova che non ci sono barriere ostative all’innovazione, fatto salvo il rispetto per i diritti dell’assicurato, tra cui la chiara dichiarazione delle finalità di business della raccolta dei dati”. 
Riguardo la gestione della privacy si va dunque affermando il principio che, se il cliente vuole più servizi, deve mettere l’assicuratore nelle condizioni di poterglieli fornire. Da una ricerca, svolta dall’Osservatorio, sulla propensione dei consumatori ad acquistare polizze assicurative del ramo casa collegate a device intelligenti da installare presso la propria abitazione, sono emersi segnali incoraggianti: come già accennato, i clienti che oggi non hanno un prodotto abitazione sono i più interessati ad acquistare una polizza connected. “Se l’assicurato – conferma Luigi Di Falco, responsabile vita e welfare di Ania – trova un vantaggio nell’utilizzo di un servizio, si dichiara pronto a rinunciare alla riservatezza dei suoi dati. Ma questa disponibilità del cliente deve essere riflessa in un quadro normativo che preveda forme di perdita della privacy a fronte di vantaggi riconosciuti dall’assicurato”.





L’INNOVAZIONE PARTE DA ABITAZIONE E CURA

Consapevoli di questo, il 70% delle compagnie partecipanti all’Osservatorio si aspetta, nei prossimi 12 mesi, un’importante attività di innovazione legata al prodotto abitazione (connected home), il 50% al prodotto salute (connected help), mentre per le aree vita puro rischio e rischi industriali la si attende solo nel medio periodo. “È sulla casa – spiega il responsabile Ania – che i cittadini sono propensi ad aumentare le forme di tutela”. Ma non solo: in ambito sanitario, le imprese assicurative specializzate offrono già coperture legate ai wearable, alla claim detection e ai servizi collaterali al web, che vanno dal monitoraggio dello stato di salute dell’assicurato, alla richiesta di second opinion e di consulenza medica via chat, fino all’accesso a un network di farmacie e strutture di cura. “In un Paese dove, nel 2060, oltre un terzo della popolazione avrà più di 65 anni – sottolinea Di Falco – è importante sviluppare forme di tutela assicurative, soprattutto nella riabilitazione e nell’assistenza a lungo termine, dove lo Stato è meno presente e le reti familiari non tengono più come prima”.





CONNETTERE PER AGGREGARE LA DOMANDA

Se, da un lato, l’Insurtech e la connected insurance stanno trasformando business line assicurative, dall’altro è necessario creare le condizioni affinché assicuratori e player specializzati possano svolgere il loro ruolo di provider, ognuno nel proprio ambito: dall’e-help, all’antifrode, dalla driverless car ai pagamenti elettronici, al product design. “Per farlo – spiega Di Falco, – bisogna definire nuovi modelli più connessi, che consentano di sfruttare il potenziale della tecnologia. Nella nostra ottica, sono molte le opportunità e le nuove aree di esplorabilità della connected insurance per consentire di formulare un’offerta più mirata al cliente, facilitando l’aggregazione della domanda, coprendo categorie di persone che, oggi, non potrebbero essere assicurate e mitigando i sinistri, tramite l’utilizzo dei sensori, con vantaggi sia per l’impresa che per il cliente”.





DIRIGERE UN ECOSISTEMA

Altrettante sono le sfide. Tra queste, secondo l’Ania, l’evoluzione del quadro normativo sulla privacy, il rischio di monopolio sui dati da parte di operatori come Google, l’entrata di nuovi competitor (start up assicurative) e il pericolo della disintermediazione assicurativa. “Su tutte queste evoluzioni – avverte Di Falco – l’Osservatorio deve vigilare, per capire i vantaggi, ma anche i pericoli derivanti dall’Insurtech”.
Alla base di tutto, c’è la sinergia tra una pluralità di partner che sta portando le assicurazioni a evolvere verso un ruolo di regista di un sistema altamente complesso. “Le compagnie – conclude Carbone – sono oggi consapevoli che non basta utilizzare i provider, ma è necessario presidiare e orchestrare l’ecosistema: un trend ancora nuovo, ma che rappresenta la frontiera della connected insurance, condizione necessaria per trarne il vero potenziale”.
Il prossimo incontro plenario di questa prima edizione dell’Osservatorio è previste per il prossimo novembre.

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