LA SFIDA DEMOGRAFICA CHE LEGA GIOVANI E VECCHI

Denatalità e invecchiamento, con conseguente inabilità dei grandi anziani, sono le questioni sul tavolo di governo e parti sociali, ma anche le opportunità che possono aiutare il rilancio dell’economia. Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza, indica la strada per la sostenibilità del sistema

LA SFIDA DEMOGRAFICA CHE LEGA GIOVANI E VECCHI hp_stnd_img
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 85 Pagina: 42
La fine di Quota 100 è accolta con favore da più parti. Ma la decadenza della norma a fine anno, non risolve certo le criticità (storiche e future) legate all’assetto della previdenza in Italia. Anche perché Quota 100 è solo l’ultimo dei provvedimenti discutibili inanellati negli anni, che riguardano pensioni e assistenza. “Non c’è governo che non abbia fatto errori simili a Quota 100, creando scalini e scaloni. Si tratta di abbagli guidati dalla ricerca del consenso, ricorrenti nella storia previdenziale italiana”. A dirlo è il presidente di Assoprevidenza, Sergio Corbello, intervistato da Insurance Review.  
“Tutto sommato – afferma Corbello – la riforma più efficace che abbiamo avuto negli ultimi anni è stata quella della ministra Elsa Fornero: aveva, però, il difetto di essere stata fatta di corsa e non aver previsto periodi di transizione, cosa che è costata una gran quantità di sanatorie a favore dei cosiddetti esodati”. 
La logica tecnica ora impone una certa gradualità che si tramuti in flessibilità in uscita, salvaguardando tuttavia certi paletti: in primis, che il sistema previdenziale di base segua gli sviluppi demografici. 

DENATALITÀ E NON AUTOSUFFICIENZA

“Non dobbiamo dimenticarci – argomenta il presidente di Assoprevidenza – che sul sistema previdenziale incombono due grandi problemi: il primo è la denatalità, con proiezioni che prevedono un restringimento della base dei contributori e che porteranno difficoltà a trovare risorse per pagare le pensioni; il secondo è quello dell’invecchiamento della popolazione”. Persone sempre più avanti con l’età significa rendite pagate per sempre più anni e grandi anziani che dovranno fare i conti con la non autosufficienza.
Che fare, quindi? Come affrontare questi due problemi combinati, che potrebbero esplodere in tutta la loro drammaticità nei prossimi anni? Secondo Corbello, occorrerebbe affrontare le due questioni parallelamente, in primis operando un riordino degli aiuti a favore della natalità e delle famiglie, al di là di quello che può dare solo lo Stato. “A partire dagli asili nido aziendali e delle reti territoriali delle piccole imprese – cita Corbello –, che potranno essere il prodotto della gestione delle risorse della contrattazione collettiva in favore del welfare e della protezione dell’infanzia. Poi occorrerebbe recuperare le buone pratiche delle borse di studio, sgravando le famiglie dai costi dell’istruzione in tutti i modi possibili. Il risultato di queste politiche non è certo, ma prima si parte e meglio è”. 



UN NUOVO RUOLO PER FONDI E CASSE

Alle questioni legate alla natalità, come detto, si sommano quelle che riguardano l’invecchiamento e l’inabilità. Mentre il problema delle nascite ha una prospettiva di risoluzione molto lunga, quello dell’assistenza degli anziani inabili può essere risolto in tempi brevi. Anche in questo caso, secondo Assoprevidenza, occorre rivedere le provvidenze a favore della terza età e della non autosufficienza, intanto facilitando l’accesso a soluzioni assicurative, come le coperture Ltc, ai fondi pensioni e alle casse di assistenza private. 
Ma certo le rendite, seppur indispensabili, non sono sufficienti. Assoprevidenza ha lanciato da tempo la proposta di un ingresso deciso di fondi pensioni e casse di assistenza nel settore delle strutture dedicate agli anziani: dalle Rsa, le più diffuse sul territorio, ad altre similari articolazioni; da quelle che si occupano direttamente di persone non autosufficienti, fino a quelle che supportano anziani ancora con un buon grado di indipendenza. “I fondi di previdenza e le casse di assistenza possono fare un investimento nell’economia reale”, sottolinea Corbello. “Un investimento – continua – molto ragionevole, con rendimenti notevoli e che per giunta si lega con la loro mission. Da un lato, si moltiplicherebbero i servizi di qualità dedicati agli anziani, strutture all’avanguardia, moderne, capaci di gestire le emergenze, e, dall’altro, si supporterebbe l’economia del Paese”, conclude Corbello.  F.A.

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