UNIPOL E FONSAI, LA FUSIONE TIEPIDA

Investimenti per le reti, accordi con il nuovo management, ma anche tanta incertezza. Gli ingranaggi delle compagnie si muovono lenti perché nulla è scontato: ma sembra che ormai tutto sia pronto

31/07/2013
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 6 Pagina: 40 - 41
Si tira dritto, come dice l’ad Carlo Cimbri. La fusione tra Unipol e Fonsai dovrebbe avvenire entro l’autunno, ma prima l’appuntamento principale è con l’Ivass, che esprimerà il suo giudizio riguardo all’operazione. L’Istituto dovrà giudicare sui concambi con cui è stata varata la fusione, sui fondamentali tecnici e sullo stato patrimoniale delle compagnie coinvolte. La procedura dovrebbe concludersi entro la fine di luglio, dopo i 120 giorni a disposizione per guardare le carte.
Fin dall’inizio della vicenda, nel gennaio 2012, l’ottimismo ha regnato sempre nelle dichiarazioni del top management. Dalla battaglia con Matteo Arpe e il fondo Palladio per il controllo di Fonsai, agli aumenti di capitale monstre da 1,1 miliardi di euro, alle vicissitudini della famiglia Ligresti che si sono intrecciate. Ultime le dichiarazioni di Giulia, figlia minore di Salvatore, secondo cui con grande probabilità la complessa operazione sarebbe stata destinata a naufragare. Subito convocata dalla Consob per chiarire la sua posizione, Giulia Ligresti è stata poi anche querelata da Unipol.

BOLOGNA NON ASPETTA


In tutto questo resta il nodo della Milano Assicurazioni. Nel progetto iniziale la compagnia doveva partecipare a tutti gli effetti alla fusione a quattro con Unipol, Fondiaria Sai e Premafin. Ora, coinvolta nelle cessioni degli asset imposte dall’Antitrust per 1,7 miliardi, rischia di finire in mani estere. Ma Unipol non può aspettare e così, come spiega Francesco Saporito, presidente dell’associazione agenti Unipol e membro del cda della compagnia, “gli agenti Milano hanno già sottoscritto un accordo che riprende alcuni istituti del Patto Unipol, in relazione all’attività di supporto fatta dalle agenzie nella fase liquidativa. Il lavoro che stiamo facendo serve per tutelare i colleghi e i collaboratori”. E così la distribuzione anticipa, in qualche modo, la macchina della fusione: le agenzie si scambiano esperienze e soprattutto “si mettono a fattor comune – continua Saporito – le conoscenze che portano valore aggiunto. C’è da prendere il meglio dell’impresa all’interno delle reti e valorizzarlo”.
Tra le cose da prendere, due sono già realtà: la stessa procedura e gli stessi meccanismi di Auto Presto & Bene di Fonsai sono in sperimentazione in tre regioni anche per la rete Unipol, mentre dal primo luglio le agenzie delle coop possono utilizzare gli strumenti di rateizzazione delle polizze che hanno a disposizione i clienti in Fonsai.


Jean-François Mossino, presidente gruppo agenti Sai


UN PERCORSO DI FIDUCIA

Le cose procedono anche tra le reti Fonsai e la compagnia di Bologna. “Abbiamo appena sottoscritto – annuncia Jean-Fronçois Mossino, presidente del gruppo agenti Sai – un accordo economico integrativo piuttosto articolato e stiamo lavorando a un ulteriore specifico accordo sinistri”. Ci sono poi anche altri “cantieri sui quali ci stiamo confrontando a ritmo serrato”, spiega Mossino: “fidelizzare la clientela, elaborare nuovi prodotti e servizi, mettere in campo investimenti per le reti e i collaboratori”. La grande sfida è però la definizione di un quadro di regole che non crei tensioni all’interno delle reti: c’è da evitare la cannibalizzazione o la smodata concorrenza interna che sarebbe deleteria.
Nell’ottica delle regole rientra quindi anche il Patto Unipol, l’accordo-bandiera che lega la rete alla compagnia. Sull’argomento sia Mossino, sia Saporito sono attendisti: vediamo, non c’è fretta. “Un’estensione – dice Mossino – sarebbe impropria e inopportuna, anche nel caso in cui la rete Fonsai rimanesse una realtà a sé stante. Sarà inevitabile lavorare a un nuovo patto. E lo stesso vale se invece diventassimo un’unica grande rete: bisognerà lavorare a un nuovo Patto Unipol-Sai”. È d’accordo il membro del cda di Unipol, che sottolinea come “un percorso va costruito nella logica della condivisione. I colleghi di Aurora sono entrati nel Patto Unipol perché ha prevalso il percorso di fiducia. Ma è chiaro che sono processi lunghi e impegnativi”.

UNA RETE, TANTE RETI


“Non è solo questione di quantità di agenzie, tipologie di portafogli o di cultura – precisa il presidente del GaSai – sarà necessario definire nuove condizioni per un trattamento univoco della rete, diversa dopo la fusione”. In questo senso Unipol sta lavorando alla ridefinizione di strumenti informatici omogenei, con l’obiettivo finale di un unico sistema informativo, ma non ancora di un’unica rete. Per ora, conclude Saporito, “l’obiettivo primario è ricreare un clima di certezze intorno al business assicurativo, ma presto dovremo costruire una casa comune in cui incontrarsi, perché le iniziative già prese in questi giorni lo stanno imponendo”.

In apertura: Francesco Saporito, presidente associazione agenti Unipol e membro del cda


AGENTI MILANO IN BILICO

Con l’incognita della cessione degli asset, gli agenti della Milano Assicurazioni sono pronti a trovare “nuove soluzioni sul mercato”. Resta sospeso il futuro della rete che, scrivono gli agenti in una nota, “ha unicamente subito ricadute negative senza averne colpa alcuna”, a seguito delle vicende vissute dal gruppo. Ecco che più di 500 intermediari della Milano (aderenti ai gruppi Gam e Magap) hanno apertamente contestato il processo di cessione frazionata: un’ipotesi che “aggrava ulteriormente i sacrifici già richiesti alla rete Milano”.
I gruppi agenti si sentono poco coinvolti da Unipol, che li chiamerebbe in causa solo “a fatti avvenuti”.
Gli intermediari dell’impresa, sulla scorta del timore per la cancellazione del marchio, oltre ad aver dato mandato legale per approfondire le ricadute giuridiche delle cessioni nei rapporti contrattuali, sono pronti “a ricercare sul mercato soluzioni alternative atte a garantire agli agenti associati una garanzia di futuro meno incerta di quella prospettata”.

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