2016, NON SPRECARE I VANTAGGI CONQUISTATI

In uno scenario internazionale caratterizzato dalla volatilità, le compagnie italiane escono rafforzate dal 2015. Il comparto vita, grazie a una profonda rivisitazione del mix di portafoglio, tollererà le insidie peggiori, mentre il ramo danni non auto è finalmente destinato a svilupparsi

16/02/2016
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 31 Pagina: 36 - 37
Nel 2016, il settore assicurativo vita italiano continuerà a essere fortemente attrattivo per i consumatori (+5/6%), anche se sarà fisiologico un calo della nuova produzione dopo i record degli ultimi anni. Per quanto riguarda il ramo danni, pur in uno scenario di deterioramento dell’income ratio per effetto della caduta dei prezzi, nel 2015, per la prima volta, la raccolta non auto ha superato quella del settore motor. Dati e previsioni arrivano direttamente da Standard & Poor’s, l’agenzia di rating che in questi anni non è stata certo tenera e contro cui si è schierato anche il principale assicuratore italiano. Tuttavia S&P’s, nell’illustrare l’outlook macroeconomico e settoriale (corporate, banking e insurance) per il 2016, ha sottolineato quanto di buono hanno fatto in questi anni le assicurazioni in Italia. Ciò non toglie che, la principale novità del 2016, Solvency II, rappresenti, dicono, “un salto avanti di vent’anni per le assicurazioni europee”, che sono chiamate a una sofisticazione sempre maggiore della gestione del rischio e della governance. 


I PREZZI BASSI E L’AFFANNO DEI PAESI EMERGENTI

Il contesto macroeconomico a partire dal 2016, secondo l’agenzia di rating, si caratterizzerà per un rallentamento della crescita cinese, che sarà strutturale, e per uno slittamento del traino dello sviluppo globale dai Paesi emergenti alle economie mature. S&P’s non crede che gli sforzi del governo cinese per mantenere la crescita intorno al 7% avranno successo, in una fase in cui il modello economico sta virando verso i consumi interni. A questo si aggiunge il prezzo del petrolio previsto, nel peggiore di casi, tra i 20 e i 25 dollari al barile: uno scenario, cui stiamo rapidamente giungendo, che creerà grandi problemi ai Paesi emergenti e a quelli esportatori. Il crollo dei prezzi delle commodity ha finora avvantaggiato le economie mature, ma sta destabilizzando l’economia globale e lo scacchiere geopolitico. 


IL RAMO III FAVORISCE LE COMPAGNIE ITALIANE

In questo scenario, tuttavia, il settore assicurativo italiano dovrebbe essere al riparo persino dagli shock peggiori. In questi ultimi due anni, è stato ridotto in modo significativo lo stock di polizze vita a tassi minimi garantiti, che sono state sostituite con prodotti di ramo III. 
Non solo: i ritorni garantiti dalle polizze di ramo I sono più bassi della maggior parte dei Paesi europei (1,7%); meglio dell’Italia fanno solo Regno Unito e Svizzera. Pur in un contesto di lento declino della raccolta, si prevede che i contratti unit linked rappresenteranno nel 2016 il 30/40% della nuova produzione. Altra caratteristica di forza del mercato assicurativo italiano è il matching virtuoso tra passività e attività. Lo ha certificato Eiopa con lo scorso stress test e lo conferma l’agenzia di rating, che prevede una riduzione dell’impatto dei bassi tassi d’interesse sul capitale richiesto da Solvency II alle compagnie italiane, proprio grazie alla struttura asset/liability. L’unico punto debole è la duration che, essendo minore (5-7 anni) rispetto ad altri mercati, limiterà in futuro l’incasso delle plusvalenze.  
Il mercato italiano è favorito anche della formula standard di Solvency II che garantisce benefici a chi, come le compagnie italiane, hanno nelle casse molti titoli di Stato. È ovvio che qualora i bond governativi non fossero più considerati risk free (questa è la tendenza della stessa Eiopa), le imprese avrebbero necessità di incrementare il proprio capital requirement. 


RAMO DANNI, PICCOLE SOFFERENZE PER IL COMBINED RATIO

Per quanto riguarda il mercato danni, Standard & Poor’s lo definisce “nella posizione per poter affrontare la competizione e le incertezze normative”. 
La “non prevedibilità del costo dei sinistri”, secondo S&P’s, non sarà risolta dall’eventuale approvazione delle tabella nazionale sulle macrolesioni, ma aggravata dalla risalita della frequenza sinistri auto nel prossimo anno. 
L’agenzia si attende un leggero deterioramento del combined ratio del ramo danni (circa al 95%) a causa anche del calo dei prezzi Rc auto. Tuttavia, S&P’s ricorda come il combined ratio netto del settore italiano sia passato dall’essere il peggiore nel 2009, tra Francia, Germania, Uk e Spagna, all’essere il migliore nel 2014: il tutto grazie alla competitività tra i player del mercato e ai cambiamenti delle normative. 



L’ITALIA CRESCE MA NON INVESTE

L’Italia, finalmente, ha ricominciato a crescere. Ma la ripresa è ancora debole e finora sostenuta da alcuni fattori esogeni (la politica monetaria della Bce, il deprezzamento dell’euro e i costi ridotti dell’energia) e altri endogeni, come le riforme del governo: Jobs act, spending review e taglio delle tasse. Nel 2016, lo sviluppo italiano (previsto a +1,3%) dovrà però puntare sulla ripresa dei consumi interni. I dubbi maggiori derivano dagli investimenti: l’economia italiana non è ancora in grado di trasformare la ricchezza in business e produttività. Senza un miglioramento in questo senso, sostiene S&P's, la ripresa non potrà essere né forte né duratura. Questi ritardi sono giustificati dalla paura per la volatilità, un rischio che nel 2016 sarà effettivamente molto presente a livello internazionale. 

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