UNA SCOSSA CULTURALE PER L’ITALIA

Un Paese vulnerabile, abitato da una popolazione che continua a sottovalutare i rischi catastrofali. Per Donatella Porrini, docente di politica economica dell’università del Salento, il sisma bonus può costituire uno strumento determinante per rompere la radicata diffidenza verso le polizze contro i terremoti. A una condizione: che lo stato ridefinisca con chiarezza il suo ruolo nel prevenire e affrontare le calamità naturali

13/09/2018
👤Autore: Alessandro Giuseppe Porcari Review numero: 57 Pagina: 40
Un terremoto catastrofico ogni cinque anni e 2.800 tra smottamenti e frane negli ultimi 150 anni. Basterebbero questi due dati per mobilitare una popolazione alla prevenzione e alla difesa del proprio patrimonio edilizio. Non in Italia, un Paese fragile, abitato da cittadini che invece ostentano una irresponsabile sicurezza. Il 63% degli italiani è convinto che la propria casa non sia esposta a rischi catastrofali, a cui si aggiunge un 20% di cittadini che ammette di non sapere. Così solo il 17% è consapevole della vulnerabilità della propria abitazione, ma non tutti si assicurano. In realtà, secondo i dati dell’Ania, oggi solo il 2,5% delle abitazioni private è assicurato contro i rischi di terremoto e alluvione, a fronte di un 78% delle abitazioni italiane esposto ad alto o medio-alto rischio sismico e idrogeologico.

RIDEFINIRE IL RUOLO DELLO STATO

Rompere il cordone ombelicale tra Stato e cittadini sembra l’arma necessaria per responsabilizzare gli italiani di fronte alle calamità naturali. Donatella Porrini, docente associato di Politica economica dell’Università del Salento, e Francesco De Masi, dottorando del dipartimento di scienze economiche presso lo stesso ateneo, hanno dedicato al rapporto tra assicurazioni e vulnerabilità ai disastri naturali uno studio pubblicato sull’International Journal of Financial Studies. Numerosi i dati citati, tratti da studi di settore. Lascia senza parole il confronto tra costi per i danni degli ultimi due terremoti e il ruolo delle compagnie nel coprire i sinistri. Le scosse dell’Emilia-Romagna del maggio 2012 provocarono danni per 13,1 miliardi di euro, mentre le assicurazioni ebbero perdite per 1,24 miliardi di euro, pari al 9,3% del valore totale dei danni. I terremoti che hanno invece sconvolto l’area tra Norcia, Accumuli e Amatrice nell’agosto 2016 hanno causato danni per 7,1 miliardi di euro, a fronte di una perdita per le compagnie di appena 106,5 milioni di euro, corrispondente all’1,5% del totale delle perdite. I dati mostrano che lo Stato avrebbe tutto l’interesse a incentivare la sottoscrizione di polizze contro le calamità naturali. Per rompere il muro della sottoassicurazione, è necessario ridefinire il ruolo della Stato, visto dai cittadini come il principale, se non l’unico, responsabile per le politiche di prevenzione e intervento. “Siamo stati abituati a uno Stato che copriva tutti i danni, creando l’attesa di un intervento pubblico in caso di disastro naturale, soprattutto nei terremoti” dice Donatella Porrini. Secondo la docente, ci sono i primi segni di un cambiamento di mentalità: “Negli ultimi anni si assiste a un arretramento dello Stato in molte funzioni, compresa quella dell’intervento a fronte di calamità naturali”. Del resto, sottolinea la docente, l’intervento pubblico post evento sismico è spesso non corretto, inefficiente o tardivo. Si rende così necessaria l’azione dei privati, con ampi spazi per un crescente e determinante ruolo delle compagnie.

SISMA BONUS, UN’OCCASIONE PER LE ASSICURAZIONI

Una nuova strategia pubblica è stata prevista dal nuovo sisma bonus, introdotto dalla legge di Stabilità 2017. Ai contribuenti che eseguono interventi per l’adozione di misure antisismiche sugli edifici, spetta una detrazione del 50%. Per Porrini si tratta di un incentivo che va nella direzione giusta per avere più sicurezza e minori danni per lo Stato. “È vero che il sisma bonus non coinvolge direttamente le assicurazioni, ma la consapevolezza sulla vulnerabilità del proprio edificio, le certificazioni sugli interventi edilizi, sia sulla prima che sulle seconde case, sono un primo passo per sottoscrivere successivamente polizze, che siano adeguate al grado di sicurezza dell’edificio” spiega la docente. A favorire questo percorso, la definizione di linee guida che consentono di attribuire a un edificio una specifica classe di rischio sismico, con un unico parametro, sintesi della sicurezza e degli aspetti economici. Da non sottovalutare, uno dei rischi purtroppo frequenti nel nostro Paese: false dichiarazioni, per usufruire del bonus con l’obiettivo di apportate migliorie dove non necessarie o persino sbagliate, anche se il legislatore sembra ben consapevole di questi rischi perché ha previsto l’istituzione di una Commissione permanente di monitoraggio sull’attività di prevenzione sismica sul patrimonio edilizio. Per gli italiani, si tratta quindi di una sfida culturale: riconoscere la vulnerabilità dei propri edifici, per poi assumere adeguate attività di prevenzione. “Dobbiamo agire sapendo che lo Stato non ha più la funzione di coprire completamente i danni” continua Porrini. La docente mostra diffidenza verso una politica aggressiva sul fronte assicurativo, ossia verso l’introduzione di polizze obbligatorie per i privati. “In nessun Paese esiste un’assicurazione obbligatoria per le calamità naturali, ma sarebbe sicuramente opportuno che tutti gli edifici pubblici fossero coperti, soprattutto quelli ad alto valore culturale, esattamente come aveva fatto a tempo debito la diocesi di Macerata, che grazie alle coperture assicurative ha potuto finanziare la ristrutturazione delle chiese colpite dal sisma. Tuttavia, occorre ricordare un aspetto fondamentale delle assicurazioni: è un business privato a cui non competono responsabilità sulla ricostruzione, sul ricreare il contesto sociale e urbano distrutto, che restano a capo dello Stato”. Detto altrimenti, non si può pretendere che le compagnie si sostituiscano completamente all’intervento pubblico, ma devono agire in sinergia.

UN RUOLO PROATTIVO PER LE COMPAGNIE

“Un conto sono gli strumenti, un conto è la loro reale applicazione. Se vengono applicati male non avremo comunque gli effetti attesi, perché gli italiani tendono a non percepire l’utilità delle assicurazioni” ricorda Porrini che invita le compagnie a essere proattive nell’incentivare le azioni previste dal sisma bonus. Racconta un aneddoto: in un recente convegno sul tema, tenutosi a Milano, ha sentito affermare che il capoluogo lombardo è sicuro dal punto di vista sismico. “Tutti – sottolinea la docente – siamo esposti, ma c’è una scarsa consapevolezza della propria rischiosità. Se non siamo informati, la popolazione non farà nulla per prevenire il rischio. In questo contesto, le compagnie hanno tutto l’interesse a offrire strumenti di copertura sostenibili per tutti. Si parla di polizze che potrebbero costare poche centinaia di euro l’anno, un costo sostenibile dalle famiglie. Inoltre – conclude – se un edificio è antisismico, si potrebbero prevedere sconti sui premi”.

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