RIPARTENZA E GESTIONE DEL RISCHIO

La riapertura delle attività dopo il lockdown rappresenta per le imprese una maggiore assunzione di responsabilità rispetto alla salute dei lavoratori e gli obblighi da rispettare accrescono l’esposizione al rischio. Che avvenga per iniziativa dell’azienda o rientri nei servizi di polizza, anche la sanificazione è bene che rispecchi parametri certificabili

31/08/2020
👤Autore: Maria Moro Review numero: 76 Pagina: 62
La tutela dei lavoratori che hanno continuato a prestare servizio nel periodo di lockdown, e poi di tutti gli altri una volta che la ripartenza delle attività produttive è stata completata, rientra in pieno nelle misure di gestione del rischio che un’impresa deve considerare. 
Oltre all’aspetto umano della protezione dal nuovo coronavirus, il datore di lavoro è tenuto all’osservanza delle norme a tutela dell’integrità fisica dei lavoratori da una posizione di garanzia che deriva dal Codice Civile. Per quanto non sia facile provare che un eventuale contagio sia avvenuto sul luogo di lavoro, l’osservanza delle disposizioni prescritte è un punto importante di tutela del lavoratore come dell’impresa. Come ultima disposizione, il Dpcm 26 aprile 2020 indica alle imprese il dovere di attenersi al Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro, sottoscritto il 14 marzo scorso dal Governo e dalle parti sociali. Nel documento sono contenute le indicazioni di sicurezza a cui le imprese devono fare riferimento, e si afferma che l’impossibilità di metterle in pratica o la mancata attuazione del protocollo determinano la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. 
Per le imprese si profila quindi un rischio di responsabilità, un rischio di compliance e un rischio di business interruption, che andrebbe a peggiorare ulteriormente i danni economici creati dal lockdown. 

TRA EMERGENZA E RICERCA

Tra le disposizioni previste dal Protocollo c’è la sanificazione degli ambienti, da effettuarsi prima dell’utilizzo degli stessi e nell’eventualità che si manifesti un caso di contagio. L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato il rapporto Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza Covid-19: superfici, ambienti interni e abbigliamento, in cui fornisce informazioni e indicazioni, basate sulle conoscenze attuali rispetto alla trasmissione del virus, alla sua sopravvivenza sulle superfici e all’efficacia delle azioni di sanificazione.
Un ruolo in questo specifico ambito è stato svolto dalle aziende che si occupano di risanamento e bonifica, che possono entrare in azione su contatto diretto dell’impresa cliente ma anche nell’ambito di servizi collegati a polizze di business continuity. “Il principio applicato alle attività di sanificazione è esattamente lo stesso che risiede alla base di qualsiasi opera di risanamento – afferma Ben Isufaj, amministratore unico di Benpower – cioè permettere di usufruire delle aree interessate eliminando completamente i residui contaminanti e consentendo di utilizzare ambienti, strutture, macchinari, arredi e contenuti in genere senza rischi per le persone”. 
Di fronte alle incertezze e ai quesiti posti dalla pandemia, all’impresa di bonifica spetta il compito, nell’ambito della propria specializzazione, di individuare delle risposte in grado di soddisfare tutte le linee guida diffuse dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Ministero della Salute, dai decreti e dalle circolari ministeriali che si sono susseguiti a riguardo della sanificazione dei luoghi di lavoro, che si tratti di ambienti sanitari e non. 
Le richieste di avviare procedure di sanificazione e disinfezione hanno registrato una forte crescita, sostenuta anche dai crediti d’imposta previsti per queste azioni dal decreto legge Rilancio. La necessità dettata dall’emergenza ha indotto le imprese di risanamento ad adattare le proprie offerte in tempi brevi. Non si tratta infatti di comuni azioni di pulizia straordinaria, spiega Isufaj, tanto che “il dipartimento di ricerca e sviluppo di Benpower si è attivato per individuare delle soluzioni scalabili e applicabili a qualsiasi tipologia di area lavorativa, commerciale e abitativa, che rispecchiassero gli standard richiesti e che fossero internazionalmente riconosciute contro il coronavirus”.

LE TECNICHE DI SANIFICAZIONE DISPONIBILI

Le tecniche maggiormente impiegate sono l’aerosolizzazione, la sanificazione chimica manuale e l’ozonizzazione, quest’ultima al centro di un dibattito sui media per informazioni non corrette che sono state diffuse. “L’ozonizzazione è un metodo di sanificazione ampiamente e lungamente utilizzato a partire dal settore alimentare sino ai sinistri da incendio e allagamento per le forti proprietà deodorizzanti e ossidanti”, spiega Isufaj. Questo metodo funziona con la saturazione dell’area interessata con l’ozono, il quale agisce inattivando gli agenti indesiderati come batteri, acari, spore e muffe senza lasciare residui, “bisogna tuttavia sottolineare che nonostante sia comprovata l’efficacia dell’ozono come agente disinfettante, sono stati fatti numerosi studi sull’impiego contro il coronavirus, ma non ne è stato depositato alcuno a livello internazionale”.
La sanificazione chimica manuale invece, in base alla circolare ministeriale 5443 del 22 febbraio 2020, applica sulle superfici da trattare un’azione meccanica sanificante tramite l’impiego sistematico di ipoclorito di sodio allo 0,1% o etanolo al 70%. Attenendosi alle indicazioni contenute, Benpower ha scelto di utilizzare un presidio medico chirurgico riconosciuto come disinfettante a uso specifico contro il Sars-CoV-2, responsabile del Covid-19. 
Inoltre, “per potenziare al massimo l’efficacia del presidio medico e confermarne l’efficacia nell’inattivazione del coronavirus, è stata impiegata la tecnica innovativa dell’aerosolizzazione”, che prevede l’utilizzo combinato tra presidio specifico e micronebulizzatori a controllo elettronico, ottenendo una disinfezione ad alto livello per via aerea. Le particelle di disinfettante emesse possiedono un diametro inferiore al micron e formano una dispersione uniforme del presidio utilizzato. Saturando l’ambiente e rimanendo in sospensione per diverso tempo, le micelle determinano un’azione antimicrobica e virucida del prodotto sanificante molto più efficace rispetto ai metodi tradizionali”. 
Infine, come accade in altri frangenti di emergenza, è utile per l’impresa sapere chi e con quali mezzi e soluzioni opera per la sanificazione o il ripristino della propria attività, così da poter attestare la professionalità dell’intervento.

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