LA COMPAGNIA ECOSISTEMA

Una piattaforma di connessione per un consumatore totale. L’impresa assicurativa deve far leva sui propri fondamentali per non restare ai margini del mondo digital

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👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 19 Pagina: 54 - 55
La Grecia, oltre a essere un Paese bellissimo, è al 43esimo posto al mondo per prodotto interno lordo, con circa 240 miliardi di dollari (dati Fmi sul 2013). È bastato che lo scorso mese il Paese paventasse un allentamento dell’austerity, perché si scatenasse una bagarre su tutte le borse mondiali, con un inasprimento degli spread sui titoli di Stato, compreso quello italiano che ha superato i 200 punti. Un ritorno della paura, quindi, forse un po’ irrazionale, che però ha fatto fibrillare il mondo finanziario, mostrando tutta la fragilità del contesto economico. 
In un ambiente così volatile e pronto a mutare repentinamente, le assicurazioni stanno mostrando resilienza e ricettività agli stimoli di crescita: più lenta nelle economie sviluppate, più incisiva in quelle emergenti (su tutte la Cina). In questo contesto, l’Italia mostra una robustezza in parte inattesa. 
Il settore assicurativo italiano ha chiuso il 2013 con una raccolta a 120 miliardi di euro (+13%); per il 2014 è previsto un ulteriore incremento, per un fatturato che potrà superare i 140 miliardi. A spingere il comparto è il ramo vita (come lo è stato anche nell’ultimo anno), che sta bilanciando il calo dei rami danni ancora in sofferenza e appesantiti principalmente dall’Rc auto. 


CONTINUA IL TREND DI CRESCITA

In Italia, le compagnie hanno sofferto nel 2011 e nel 2012, anni in cui la contrazione del comparto vita, più che quello danni, ha lasciato morti e feriti sul campo. 
Tuttavia, le assicurazioni italiane confermano una patrimonializzazione solida, secondo quanto sostiene Accenture in una ricerca recente, grazie anche all’approccio “prudente e conservativo delle Autorità di vigilanza”: il margine di solvibilità del comparto risulta di circa due volte superiore a quello richiesto e anche in ottica Solvency II le imprese italiane sembrano stare meglio di molte concorrenti europee. A questo si somma una redditività molto positiva, con Roe al 9,7%. Il primo trimestre 2014, dicono da Accenture, conferma il complessivo trend di crescita, trainato dal business vita, grazie a una maggiore e diversificata offerta di prodotti.

Stando solo a questi numeri non si comprenderebbero quindi gli sforzi che stanno facendo le compagnie per innovare il proprio business. 

Ma oltre ai dati c’è altro: per esempio, le innovazioni tecnologiche e i comportamenti dei consumatori che stanno cambiando in un modo talmente rapido che il settore assicurativo tra cinque anni sarà totalmente diverso. 
C’è chi sostiene che il ciclo dell’Rc auto non si invertirà e chi invece prevede un rialzo dei prezzi; chi scommette ancora, almeno in Italia, su una forte resilienza degli agenti e chi li vede già dead men walking. Il 67% dei clienti intervistati da Accenture, già oggi sarebbe disposto ad acquistare una polizza da player non assicurativi: e non si parla di banche, ma di supermercati, concessionari d’auto, store settoriali. 


PIÙ PARTI IN COMMEDIA

In questi anni, si sono aperte le porte d’ingresso del ricco mondo assicurativo a player più portati all’innovazione e alla gestione dei big data, con un livello di intimacy con i clienti basato su ecosistemi in cui coesistono molteplici attori: parliamo di Google, Facebook, Apple, Amazon e, perché no, Ikea e Walmart. Ed è proprio sulla parola ecosistema che si gioca la partita vera: le compagnie, suggerisce Accenture, devono essere delle piattaforme di connessione e giocare differenti ruoli, dalla classica gestione del rischio, all’aggregazione di servizi (propri o anche di altri) nel campo della protezione, del risparmio e della salute. Le compagnie possono svolgere queste funzioni proprio in virtù dei loro fondamentali: bilanci solidi, enormi economie di scala, processi rigorosi e un ampio possesso di dati. Le assicurazioni potranno così mettersi al centro del sistema, invece di scivolarne presto alla periferia. 


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