ALLA RICERCA DI FIDUCIA E CERTEZZE PER IL FUTURO

Anche la collaborazione storica tra settore del credito e mondo dei rischi sta compiendo la sua riforma. Tra accordi da riscrivere, erosione dei margini e crescita del ramo danni, stiamo entrando in un nuovo (e inedito) paradigma

27/04/2017
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 43 Pagina: 52
Il problema principale per il settore bancario, oggi, è quello del credito. Può sembrare banale ma è così. È persino ironico che un’istituzione fondata sul credito, ora ne sia a corto. Le banche non fanno più credito. Ovviamente non stiamo parlando di soldi da erogare, ma di fiducia: cioè quella che manca tra risparmiatori e settore bancario. Gli anni di crisi, i casi più o meno mediatici di questi anni e le difficoltà di riformare il settore hanno minato il rapporto tra operatori e clienti. 
Questo è uno dei motivi, solo l’ultimo a livello temporale, dell’attenzione sempre maggiore che il comparto bancario sta riservando al settore assicurativo, nonché uno dei presupposti per lo sviluppo sempre più fiorente della bancassicurazione. 
Contemporaneamente, però, proprio quest’anno il settore vita, da sempre patrimonio sicuro degli sportelli, ha cominciato a contrarsi: secondo i primi dati diffusi da Ania, nel 2016 la raccolta complessiva si è fermata a 134 miliardi di euro, segnando una flessione dell’8,8% rispetto all’anno precedente. Al risultato negativo contribuisce soprattutto il ramo vita che perde l’11% (102 miliardi), per la prima volta in flessione da tre anni. Di fronte a una contrazione del ramo vita, che potrebbe avere effetti strutturali, il settore danni (in calo dell’1% ma con la componente non auto che sale del 2%), banche e assicurazioni dovranno velocizzare  il loro percorso di riforma. Ma in che direzione?





VITA, MARGINI IN CALO PER LE BANCHE

Uno dei fronti aperti è appunto il ramo danni. “I margini di guadagno del ramo vita – spiega a Insurance Review, Paolo Colciago, partner di Kpmg – si sono molto assottigliati soprattutto per via del ribasso significativo dei tassi d’interesse, mentre gli utili delle polizze danni sono stati relativamente più elevati, e sono diventati attraenti anche per le banche. Inoltre, uno dei fattori che fermava gli istituti di credito verso l’espansione nel ramo danni, e cioè il timore che la gestione sinistri potesse in qualche modo destabilizzare i rapporti con i clienti, è in parte stato superato perché la qualità del servizio fornito dalle compagnie è molto cresciuta”.
Ecco quindi che ritorna il tema della fiducia: nel corso degli anni si è ribaltata la percezione che si aveva delle banche e delle assicurazioni. Dieci anni fa le compagnie erano viste tendenzialmente male, mentre le banche tendenzialmente bene: ora le cose si presentano diversamente. 
“Le banche – continua Colciago – in questo momento hanno necessità di fare profitti al di là del lending, e quindi si stanno orientando verso nuovi servizi e stanno cercando di sviluppare ulteriori business. Tuttavia il prodotto vita, che è quello preponderante, alla fine è comunque un prodotto d’investimento e si trova in concorrenza con altri prodotti della banca, come le obbligazioni, i fondi, ecc. Quanto la banca spinga su un prodotto piuttosto che un altro è in funzione della remunerazione del capitale e quindi di come banche e assicurazioni si dividono i margini”. 





UN NUOVO SPORTELLO SMART

La distribuzione assicurativa in banca dipende, dunque, anche dalla concorrenza degli altri prodotti: sarà l’istituto di credito, nell’ambito degli accordi di bancassurance, a decidere il prodotto da proporre. Inoltre, “le regole di Solvency II, in questo senso, stanno influenzando ulteriormente le scelte degli operatori, perché agiscono sulla convenienza di vendere prodotti più o meno garantiti”.
Restando sull’argomento normativo, anche la nuova direttiva europea sull’intermediazione, la Idd, potrà cambiare un po’ le cose, e questa volta in senso decisamente positivo per il consumatore, anche se porterà un ulteriore sforzo soprattutto per l’organizzazione del lavoro degli istituti di credito. “La mia sensazione – sottolinea Colciago – è che si andrà verso una semplificazione, e questa è certamente un’altra sfida per il settore assicurativo; mentre le banche, dal canto loro, dovranno cercare di riconvertire gli sportellisti da una funzione di lavoro, spesso meccanico, a una in cui la consulenza è la parte principale: domani lo sportello esisterà solo se in grado di fornire consulenza”.





LA RESILIENZA DEL CANALE BANCARIO

Secondo Colciago, la bancassurance resterà fondamentale per il ramo vita, tanto più in un momento in cui i prodotti sono sempre più sofisticati: quindi gli sportelli e i promotori finanziari, che tendenzialmente sono di emanazione bancaria, saranno decisivi. Tuttavia, in un mondo che sembra andare verso la disintermediazione, il prodotto retail d’investimento potrà cominciare a essere veicolato attraverso internet, e quindi dovrà essere un contratto più semplice da capire e da spiegare: “questo – precisa – è un passaggio che le compagnie dovranno saper governare”. 
Per quanto riguarda il futuro del ramo danni, invece, prezzo e servizio faranno certamente la differenza. “Nel breve e nel medio termine – chiosa Colciago – il business danni confluirà sempre di più nel canale bancario. Guardando al lungo periodo, la vera preoccupazione degli operatori del ramo saranno le svolte tecnologiche: la guida autonoma delle auto e la prospettiva di una drastica diminuzione dei sinistri, porteranno a una riduzione di costi ma anche di ricavi. Già oggi tanti assicuratori sono molto concentrati sul capire cosa accadrà con la guida automatica in termini anche di responsabilità e tipo di rischio. Stiamo entrando davvero in un paradigma nuovo, e sconosciuto ai più”.




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