PRIVATE BANKING, INVESTIMENTI IN PAUSA

La pandemia di Covid-19 blocca gli impieghi e spinge verso portafogli più liquidi e prudenti: un’indagine di Ipsos mette in luce le nuove paure della clientela più facoltosa. Sullo sfondo, però, cresce la voglia di contribuire all’economia reale e alla sostenibilità del territorio

PRIVATE BANKING, INVESTIMENTI IN PAUSA hp_stnd_img
👤Autore: Giacomo Corvi Review numero: 84 Pagina: 62
La pandemia di Covid-19 ha messo in congelatore le strategie di investimento della clientela più facoltosa. Portafogli più orientati al breve periodo, più prudenti, più cauti e soprattutto più liquidi, tutto in attesa che passi definitivamente una crisi (ormai non più soltanto sanitaria) che ha messo a dura prova anche la fascia più abbiente della popolazione: il 40% della cosiddetta clientela private, stando a un’indagine realizzata da Ipsos per conto di Aipb e Capital Group, ha affermato di essere rimasto in qualche modo scottato dalla pandemia. Il 24%, più nello specifico, ha registrato una perdita degli introiti a seguito del lockdown e del blocco delle attività, il 7% ha riscontrato difficoltà economiche che non aveva mai avuto in passato, e il 4% ha visto andare in perdita almeno una parte dei propri investimenti. Numeri più bassi rispetto alla media nazionale, ma comunque sintomatici dell’impatto che l’emergenza coronavirus ha avuto (e sta tuttora avendo) sulla clientela private. E che sembra aver contagiato anche le loro strategie di investimento.
Lo scorso anno, giusto per avere un’idea, soltanto il 35% del segmento era disposto a immobilizzare almeno parte del proprio capitale per più di dieci anni: nel 2019, quando ancora non sapevamo nemmeno cosa fosse il coronavirus, la propensione all’investimento a lungo termine arrivava a toccare più della metà (52%) della categoria.

NUOVE PAURE PRIVATE

Il desiderio di liquidità nel breve periodo trova giustificazione nelle paure che il coronavirus sembra aver suscitato fra la clientela private. Nell’anno della pandemia, la principale preoccupazione del segmento è data inevitabilmente da problemi di salute, malattie e infortuni (46%). Poi emergono timori nuovi, tutti legati a una sfera economica resa più vulnerabile dall’emergenza sanitaria. Il 40% delle famiglie private è preoccupato per la tenuta delle proprie fonti di reddito, il 33% ha paura di un’eventuale riduzione dei propri introiti, il 30% teme per il suo tenore di vita attuale e il 22% ha timore di non riuscire a provvedere al benessere dei propri figli o nipoti.
Numeri che giustificano pienamente i principali orientamenti di risparmio e investimento della clientela private in Italia. L’86% del segmento punta infatti soprattutto a meccanismi che possano garantire tutele per il futuro della propria famiglia, sul piano della salute, della vecchiaia o dell’educazione dei figli. Una percentuale sostanzialmente analoga (82%), sulla scia delle preoccupazioni generate dalla pandemia, afferma invece di voler risparmiare per avere a disposizione un tesoretto da utilizzare in caso di emergenza.

INVESTIRE PER TUTELARSI

Molto, dunque, finisce in liquidità: l’81% dell’asset allocation delle famiglie italiane, stando ai risultati dell’indagine, resta parcheggiata nei conti correnti. Eppure, almeno nel segmento private, ci sarebbe tanta voglia di investire. Il 93% degli intervistati, a tal proposito, si dice pronto a effettuare investimenti. Il problema ora è stabilire il come e il dove, visto che, come già accennato, l’esperienza della pandemia ha completamente stravolto il consueto orizzonte temporale degli investimenti e ridotto tutto a impieghi di breve periodo. E che, in secondo luogo, le opportunità di investimenti redditizi si scontrano con nuove paure e preoccupazioni.
Così anche l’investimento diventa, di fatto, uno strumento di tutela. Il 39% dice di investire per preservare il proprio patrimonio e poterlo così trasmettere ai discendenti. Per il 35% si tratta di un meccanismo per mantenere il proprio tenore di vita, cosa che appare ancora più diffusa fra chi dispone di un patrimonio inferiore al milione di euro (37%). Appena il 28% della clientela private con meno di 55 anni punta invece sugli investimenti per accrescere il patrimonio finora maturato. 



RIPARTENZA E SOSTENIBILITÀ

Non tutti però hanno dimenticato il valore sociale dell’investimento. Qualcuno, infatti, è ancora aperto alla possibilità di impieghi a lungo termine. E il 65% di questi si dice disponibile a farlo per veicolare risorse nell’economia reale, magari per rivitalizzare il tessuto produttivo colpito dalla pandemia e favorire così la tanto attesa ripartenza. Fra chi dispone di patrimoni superiori al milione di euro, la percentuale sale al 71%. Più in generale, l’interesse a investire per lo sviluppo dell’Italia cresce e passa dal 15% del 2019 all’attuale 17%.
Grande attenzione sta infine riscuotendo il settore della finanza sostenibile e, in definitiva, degli investimenti attenti alle tematiche Esg (enviroment, social e governance). Indicativo, in questo senso, è il minor peso riservato alla rischiosità degli impieghi: per quanto si confermi il primo driver delle scelte di investimento, il fattore della rischiosità perde infatti quattro punti percentuali e cala dal 32% del 2019 al 28% dell’anno successivo. Viceversa, come detto, cresce l’attenzione alle tematiche Esg. Il 63% degli intervistati è d’accordo con l’assunto secondo cui le scelte di consumo e acquisto possono influenzare i comportamenti delle imprese. Un altro 58% è convinto che la stessa influenza la possano avere anche le scelte di investimento. Qualcuno è passato dalle parole ai fatti: il 22% degli intervistati, per esempio, afferma di investire in attività che possano avere un impatto positivo su ambiente e società, mettendo in secondo piano le opportunità di investimento. La strada da percorrere resta tuttavia ancora lunga. Il 46% della clientela private non sa nemmeno cosa siano i parametri Esg. Un altro 46% li conosce ma non è stato ancora coinvolto in una conversazione sull’argomento da un professionista del settore. E appena l’8% del segmento li conosce, ne ha discusso con il proprio consulente ed è alla fine arrivato a sottoscrivere una soluzione di finanza sostenibile.

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