QUOTA 100, UN DIBATTITO TRA TEMPO E DENARO

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03/04/2019
Meglio investire 5.241euro nel riscatto di laurea o 5.164 euro in una forma di previdenza integrativa? E se si può andare in pensione prima, cosa fare dei propri piani di risparmio? Aumentarli, mantenerli o disinvestirli? Queste sono alcune delle scelte che nel corso del 2019 molti cittadini saranno chiamati a fare dopo l’entrata in vigore della nuova riforma pensionistica con il decreto legge n.4 del 29 gennaio. Un testo che il Parlamento deve convertire  in legge entro 60 giorni, ma che di fatto è già operativo: sono oltre 30mila le domande di pensionamento con Quota 100 pervenute all’Inps nelle prime due settimane. Una fretta forse dovuta al fatto che Quota 100 è una misura temporanea, dal 2019 e il 2021, rivolta esclusivamente alle lavoratrici e ai lavoratori nati entro il 1959. Gli obiettivi dichiarati della riforma sono quelli di aumentare la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro e di stimolare l’occupazione attraverso il ricambio generazionale. Il dibattito che si è generato è ampio e non univoco nelle conclusioni. Alcuni addirittura paventano un eccessivo svuotamento della pubblica amministrazione. Di sicuro Quota 100 consentirà a molti over 60, stimati in potenzialmente 290mila per il 2019, di poter lasciare il lavoro da pochi mesi fino a cinque anni prima rispetto alle regole Monti-Fornero. Tuttavia tempo e denaro, quando si parla di pensioni, raramente vanno d’accordo: andare in pensione prima significa versare contributi per meno anni e avere un’attesa di vita più lunga. 

TRA RINUNCE E NUOVE SCELTE 

Il risultato è un assegno più leggero di circa il 20% per chi anticipa di più. E qui nascono i primi interrogativi. Prendiamo il caso di un sessantenne che abbia iniziato a lavorare nel 1983, con un reddito di 1.800 euro netti. Con la legge Fornero avrebbe dovuto attendere gennaio del 2027 per poter smettere di lavorare; con la nuova riforma può anticipare di 5 anni e 4 mesi, a settembre 2021, ma rinunciando al 15% di pensione, che passa da 1.481euro netti mensili a 1.264 euro. Che tradotto in termini di ricchezza complessiva significa rinunciare a 103.700 euro a vita media, nonostante si inizi prima a percepire l’assegno. Cosa può o dovrebbe fare questo lavoratore? Aumentare l’ammontare dei suoi piani di risparmio e investimento in vista delle minori risorse che avrà nel 2021? O l’incertezza gli suggerirà di non fare nulla e smettere di investire risorse aggiuntive? Oppure deciderà che sia giunto il momento di disinvestire progressivamente parte del suo patrimonio per prepararsi alla pensione? La risposta valida per tutti, naturalmente, non c’è. 

L’INTERMEDIARIO COME GUIDA

Rimane la sensazione che oggi più che mai un intermediario debba saper gestire ragionamenti di pianificazione previdenziale con i propri clienti per aiutare a fare chiarezza su un momento così delicato della vita come la fine del lavoro. Un momento che non coinvolge solo la previdenza integrativa vitalizia, ma anche i piani di risparmio, le polizze a premio unico, le coperture assicurative e perfino i ragionamenti successori. Aiutare un cliente a valutare l’opportunità di anticipare o meno il momento della pensione significa aiutarlo a governare i tempi della propria vita e dunque a candidarsi a essere il punto di riferimento per tutte le decisioni economiche che verranno. 

L’IMPATTO SULLA SPESA PREVIDENZIALE

Passando dagli effetti sui singoli a quelli sulla collettività, il lungo dibattito con l’Europa e il susseguirsi di nuovi paletti inseriti nel disegno di legge testimoniano quanto sia delicato l’equilibrio finanziario complessivo. Per il triennio dal 2019 al 2021 si stima una platea potenziale di 973mila nuovi pensionati: si tratta di lavoratori che hanno iniziato a contribuire al più tardi nel 1983 e che avranno una pensione con una forte componente retributiva, non commisurata ai contributi versati. Ogni lavoratore che deciderà di anticipare avrà un impatto immediato sulla sostenibilità della spesa previdenziale. Per le sole novità pensionistiche, la relazione tecnica del decreto stima in circa 48,5 miliardi di euro i maggiori oneri per il periodo 2019-2028: una media di 4,5 miliardi all’anno. Si potevano spendere meglio o diversamente? Non lo sapremo mai. 
Uno degli obiettivi della riforma è la sostituzione di un pensionato con un nuovo occupato. Le opinioni sul tema sono molto divergenti: l’Ocse in una ricerca di qualche tempo fa aveva dedotto che il lavoro degli “over” non sia da freno per l’assunzione degli “under”, ma che anzi sia più rilevante “l’effetto Paese”: più lavoro c’è, meglio è per tutti. I primi dati su coloro che hanno fatto domanda di pensionamento con Quota 100 evidenziano una larga fetta di disoccupati: se davvero così fosse, ci troveremmo di fronte a un’iniziativa che di fatto porterebbe “solo” il beneficio di aumentare la flessibilità in uscita per gli over 60. 

AIUTARE A CAPIRE I PRO E I CONTRO

Nel dl n.4/2019 non c’è solo Quota 100. L’opzione donna ad esempio si rivolge alle lavoratrici nate entro il 1960, con almeno 35 anni di contributi, che si trovano nella possibilità di anticipare fino a sette anni il momento della pensione, ma con una riduzione dell’assegno che può superare il 30%, per via del ricalcolo integrale con il sistema contributivo. L’ennesimo dibattito tra tempo e denaro da affrontare e risolvere. Molto interessanti sono anche il nuovo riscatto di laurea agevolato e la cosiddetta “pace contributiva”. I beneficiari sono in prevalenza under 50 ai quali viene data la possibilità di versare contributi all’Inps per poter riscattare la laurea o colmare buchi contributivi passati, con l’obiettivo di anticipare il momento della pensione. Il tema è delicato, perché molti ignorano che riscattare un anno non equivale sempre ad anticipare di un anno: tutto dipende da quando si è iniziato a lavorare e dalla singola posizione contributiva. Ad esempio un quarantenne dovrà decidere nel 2019 se spendere 175euro al mese per 10 anni per riscattare quattro anni del corso di studi, oppure se destinare la stessa somma ad un investimento per la propria pensione. 
Un intermediario al passo con i tempi dovrebbe, oltre che conoscere le nuove possibilità 2019, saperle applicare alla situazione del proprio cliente, per aiutarlo a capire i pro e i contro di ogni scelta e individuare le migliori soluzioni. Una riforma così profonda e rivoluzionaria come quella del 2019 è un’occasione enorme, in termini professionali, per tutti gli intermediari che sapranno fornire risposte articolate e convincenti ai dubbi dei loro clienti, utili per mettere ordine al tanto rumore di fondo che inevitabilmente si genera in momenti di cambiamento come questi. Buon lavoro a tutti.

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