AIPAI BRINDA AL FUTURO

Una nuova generazione di periti è pronta a prendere il timone dell’associazione fondata nel 1968. Rinnovarsi, tenendo i piedi ben fermi nella tradizione, fatta di formazione e competenza, rappresenta per i giovani l’arma vincente per allontanare lo spettro dell’intelligenza artificiale

04/12/2018
👤Autore: Alessandro Giuseppe Porcari Review numero: 59 Pagina: 20
Le fiamme avvolgono tutto quello che trovano, distruggendo un’intera cascina. L’assicuratore invia un professionista per avere una perizia e procedere alla liquidazione del sinistro. Il rimborso è corretto e puntuale, ma c’è un elemento apparentemente incomprensibile: non c’è mai stato l’incontro tra il perito e il proprietario dell’immobile. Un mistero presto risolto, perché il professionista aveva redatto la perizia semplicemente affacciandosi dalla finestra del treno, che passava a pochi metri dalla cascina. Un racconto che ci riporta alla metà del secolo scorso e che rende vivo il passato di una professione che, ieri come oggi, è fondata su un elemento determinante: la competenza. L’aneddoto è stato raccontato da Roberto Cincotti, in occasione delle celebrazioni del 50esimo anniversario di Aipai. Un modo concreto per rendere evidente l’evoluzione di una professione antica, che oggi è chiamata a confrontarsi con l’innovazione, senza rinunciare alla tradizione. L’arrivo delle nuove tecnologie e la crescita di nuovi bisogni rappresentano uno scenario stimolante per le nuove generazioni. Stella Bellini, Francesco Bilotta, Massimiliano Montorsi, Alessandra Trentin sono alcuni dei giovani soci che si candidano a diventare i nuovi protagonisti di un rinnovato spirito associativo. “Meno individualismo e più partecipazione” è la chiave di volta del futuro secondo Vittorio Lercari, presidente Aipai tra il 2002 e il 2005, per fare in modo che l’associazione cresca con il contributo di tutti.


Da sinistra: Aurelio Vaiano, Vittorio Lercari, Francesco Cincotti, Maria Rosa Alaggio, Marco Valle e Mauro Tamagnone

MEZZO SECOLO DI STORIA

Il cuore della celebrazione dell’anniversario dell’Associazione italiana periti liquidatori assicurativi, incendio e rischi diversi è stato il XVIII convegno nazionale, Il ruolo di Aipai nel mondo dell’assicurazione rami elementari, svoltosi a Torino il 5 ottobre e moderato dal direttore di Insurance Review, Maria Rosa Alaggio. “Un’occasione per fare memoria, per capire il futuro attraverso lo stare insieme”, ha detto Mauro Tamagnone, presidente Aipai dal 2005 al 2014. A 50 anni dal 19 aprile 1968, i soci hanno celebrato il mezzo secolo di storia, con un programma che ha unito momenti di dibattito e confronto, a momenti puramente conviviali. L’anniversario costituisce una tappa importante per l’associazione, tanto che Marco Valle, direttore del comitato di redazione Aipai, ha annunciato che nei prossimi mesi sarà pubblicato un libro celebrativo. A fare gli onori di casa il presidente in carica Aurelio Vaiano, che ha sottolineato il valore dello stare insieme, della condivisione, soprattutto per professionisti che hanno un importante ruolo sociale, sia per le compagnie, sia per gli assicurati. Lo ha confermato anche Francesco Cincotti, presidente Aipai dal 2014 al 2017, secondo cui il nuovo mercato assicurativo sta offrendo infinite opportunità per i periti. Detto altrimenti, il lavoro non manca e continuerà a non mancare anche nei prossimi decenni. Che il mercato italiano abbia ancora enormi potenzialità lo ha dimostrato, numeri alla mano, Malcom Hyde, presidente di Fuedi, la federazione europea delle associazioni peritali di cui Aipai è membro: nel Regno Unito i periti fatturano 300 milioni di sterline, il triplo del mercato italiano. Tra i paradossi del Belpaese, l’assenza di una regolamentazione sulle catastrofi naturali, nonostante la cronaca mostri le gravi conseguenze che derivano da alluvioni, terremoti e frane. Si tratta di uno dei settori in cui i periti italiani possono mettere la propria professionalità al servizio del Paese, e non è un caso se Aipai ha assunto il compito di dirigere il comitato catastrofi di Fuedi.


I soci giovani si confrontano con i soci storici

IL CICLO DELLA NON-COMPETENZA È GIÀ FINITO

I periti amano il proprio lavoro, a tal punto da sembrare persino un po’ gelosi della propria professione, che definiscono “la più bella del mondo”. Aipai non vuole che la competenza dei propri iscritti possa essere minacciata dall’entrata nel mercato di figure dalla dubbia professionalità. “Il ciclo della non competenza è finito” ha rassicurato Nadio Delai, presidente di Ermeneia, che ha chiamato i giovani periti ad avere più coraggio nell’interpretare le nuove opportunità che presenta il mercato. Lo scenario si caratterizza per una crescente competizione. “All’inizio la concorrenza punta ad abbassare i prezzi, ma poi si va alla sostanza, e si punta sulla competenza”, ha ricordato Massimo Michaud, presidente del Cineas. Il successo dei periti “passerà sempre per la formazione, soprattutto attraverso corsi che sviluppino le life skills, per rendersi più vicini ai clienti, oppure le competenze nella liquidazione dei sinistri che colpiscono il settore industriale”. In questo modo i periti potranno reggere il confronto con il crescente ruolo dell’intelligenza artificiale, restando quello che per Francesco Napolitano, legale libero professionista, sono “gli occhi, le mani e le orecchie delle compagnie”. I periti di Aipai sono consapevoli della centralità della formazione nella propria professione. Tuttavia, ha ricordato Giuseppe Degradi fondatore e partner di Ies, si tratta di un’attività che richiede molto tempo dedicato e comporta anche oneri non indifferenti, che rischiano di essere considerati solo un costoso balzello. A questo si aggiunge l’onore della certificazione, che rappresenta un elemento determinante per rendere oggettiva la professionalità del perito. “Dobbiamo far conoscere l’importanza della certificazione, perché possa avere una autorevolezza nel mercato” ha sottolineato Maurizio Grandi, amministratore delegato di Cersa. Per valorizzare questi percorsi serve l’impegno sia della rappresentanza di categoria, sia delle istituzioni pubbliche, che devono rivalutare le professioni senza albo. A questo proposito Nicola Testa di Colap ha ricordato che occorre rafforzare il dialogo con il Mise, per sbloccare le 160 pratiche di rilascio di iscrizione per le associazioni professionali senza albo (attualmente 200).

UNA GILDA 4.0

“L’eredità non garantisce la capacità di affrontare il futuro”. Un monito con cui Nadio Delai, ha voluto ricordare che essere un’élite culturale che tramanda esperienza non è un aspetto inconciliabile con la crescita dell’associazione verso l’esterno. Dopo 50 anni, Aipai si trova di fronte al bivio: continuare a essere un’associazione di pochi, iperselettiva nell’accettare nuove iscrizioni, oppure essere selettiva tenendo le porte aperte. Secondo Delai, Aipai ricorda le gilde medievali, le corporazioni che nel Medioevo riunivano i mestieri ad alto valore aggiunto. Secoli fa come oggi, i professionisti avvertono lo stesso pericolo: da una parte l’erosione dal basso, di persone che possono offrire servizi con prezzi al ribasso, oppure l’erosione dall’alto, con committenti che diventano sempre più grandi e forti, tanto da dettare il prezzo di mercato. Per Delai la soluzione possibile è accogliere nuovi iscritti, inducendo la crescita professionale attraverso l’introduzione di criteri con cui distinguere i soci in base alla professionalità certificata. Un modo per crescere, senza perdere l’identità.

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