LA MOBILITÀ PROSSIMA FUTURA

La tecnologia applicata ai trasporti diventa causa ed effetto di un nuovo modo di intendere gli spostamenti. Il vero valore per tutti gli addetti ai lavori sarà rappresentato dai dati prodotti dagli oggetti interconnessi, una “materia prima” sulla quale costruire modelli di business completamente diversi da quelli di oggi

15/07/2019
👤Autore: Maria Moro Review numero: 66 Pagina: 24
Digitale, inquinamento, scarsezza di risorse energetiche, nuovi stili di vita, sono gli elementi di rottura che stanno portando a una vera rivoluzione nel mondo della mobilità. Se l’automotive punta al veicolo autonomo, anche i sistemi ferroviari o di trasporto pubblico guardano con interesse al digitale, e con essi imprese innovative, enti pubblici così come il settore assicurativo. Il tutto su una base sociale che dematerializza il valore di un bene a favore di un rapporto più agile con la realtà. Il Connected Mobility Summit 2019, organizzato da The Innovation Group lo scorso giugno a Milano, ha reso evidente come già ora tutti gli attori che gravitano intorno al mondo del trasporto stiano studiando un riposizionamento basato su nuovi modelli di business, caratterizzati da diversificazione delle fonti di introito e servizi innovativi di mobility as a service (Maas). Necessariamente, dietro a questa prospettiva dirompente sta una infrastruttura di rete capace di supportare enormi moli di dati, e questo apre l’ampio tema dello sviluppo tecnologico e della sicurezza (e gestione) delle informazioni prodotte, vera ricchezza del futuro.

IL MERCATO CAMBIA LENTAMENTE

L’attuale filiera assume le sembianze di un ecosistema che poggia sui punti cardine della tecnologia 5G, dell’infrastruttura stradale, delle smart road e dei road user, e che mette in gioco per quanto riguarda l’auto sistemi telematici, blackbox, sistemi di navigazione, ultrasuoni, radar, telecamere, unità di controllo elettronico e dati. In attesa di un modello pienamente Case (connected, autonomous, shared, electric), nel breve l’auto sarà connessa, condivisa, con guida assistita, e utilizzerà ancora le attuali tipologie di alimentazione (diesel, benzina, metano, elettrico, ibrido). Sotto questo aspetto la realtà italiana vede un mercato dell’auto tendenzialmente stabile (1.923.000 vetture immatricolate nel 2018), con un calo delle vetture ad alimentazione diesel (ma restano il 51% dei nuovi acquisti) e un aumento delle ibride e delle elettriche, che restano ancora una scelta di nicchia (rispettivamente il 4,5% e 0,3%, dati Aniasa). A frenare l’auto elettrica, anche a livello globale, contribuiscono tre ragioni: l’elevato costo delle vetture, l’insufficiente infrastruttura di ricarica per i veicoli e la complessiva considerazione di una tecnologia non ancora matura. 
In crescita invece la shared mobility, che ha registrato nel 2018 un aumento degli utenti iscritti del 37% (in totale 1.800.000 circa) e una crescita del 27% dei noleggi (circa 11.900.000).


Un momento dei lavori del Connected Mobility Summit

MAI SENZA AUTO

Visto che dall’auto non si può prescindere, temi portanti sono stati l’evoluzione che sta vivendo l’automotive e le prospettive del settore. Secondo i dati presentati da Enzo Viola, ad di The Innovation Group, alcune ricerche stimano che entro il 2025 il mercato delle auto connesse raggiungerà il valore di 225 milioni di dollari, con una crescita su base annua rispetto al 2018 del 17%. Le novità nel settore auto riscuotono l’interesse degli italiani: secondo un sondaggio realizzato proprio da The Innovation Group, il 41% degli intervistati pensa che il prossimo veicolo che acquisterà sarà un ibrido elettrico, il 20% resta affezionato al diesel, l’11% cercherà auto elettriche e solo il 4% a benzina; tra gli intervistati solo il 2% afferma che forse farà a meno dell’auto. Rispetto all’auto autonoma, il 46% si dice interessato a provarla, il 32% la vede come un’eventualità lontana e solo il 9% la ritiene nel complesso poco sicura. Dal sondaggio sono emersi anche gli interessi degli italiani verso le tecnologie applicate alla vettura tra cui, in previsione di un prossimo acquisto, sembrano essere preferiti il driver alert contro la stanchezza (50%), la frenata automatica anti collisione (48%), la dashboard camera (43%) e le funzioni di self-driving car (41%). Riguardo ai servizi telematici, grande interesse per le informazioni sul traffico in tempo reale, il sistema di tracciamento antifurto, la blind spot detection e la segnalazione dei parcheggi disponibili. Interpellati sul tema della sicurezza e diffusione dei dati generati dall’auto connessa, gli intervistati si dicono molto preoccupati dal rischio di intromissioni esterne nel sistema del veicolo (56%), dalla divulgazione di dati personali (54%) e dal loro riuso commerciale; sono invece molto disponibili a cedere dati legati al veicolo (manutenzione) e alla diagnostica post incidente, un po’ meno per quanto riguarda geolocalizzazione, stile ed esperienza di guida. 


La tavola rotonda su mobility as-a-service nelle città

5G, CLOUD E IOT GLI INGREDIENTI BASE

I dati illustrati rappresentano una visione degli intervistati ben ancorata nel presente, e con poca capacità di immaginare il futuro. Del resto, il cambiamento stesso non procede in maniera lineare, ma con fasi di stallo e improvvise accelerazioni, esito della combinazione tra sviluppo delle infrastrutture, attività regolatoria e capacità della società di adeguarsi ai ritmi dell’evoluzione tecnologica. La tendenza che si nota ora, ha sottolineato Paolo Guglielminetti, partner global railways and roads leader di PwC, è quella di un diverso modo di muoversi, manifestato soprattutto nelle città, che asseconda esigenze che variano nel corso della giornata e della settimana, e che necessita di soluzioni di mobilità flessibile, e quindi intermodale. L’utente deve avere a disposizione diverse modalità di trasporto, coordinate nei tempi, monitorabili nell’immediato, che garantiscano anche l’ultimo miglio. Tutto ciò sarà possibile nel momento in cui si potrà contare su un’infrastruttura di rete altamente performante e su oggetti capaci di parlare tra loro. La quantità di informazioni generata da questa interazione tra cose, e tra cose e persone, porta con sé un potenziale enorme: saperlo utilizzare può dare origine a nuovi modelli di business basati sulla customer experience, sulle molteplici occasioni che possono essere correlate alla mobilità stessa o al momento del passaggio. Gli altri elementi di base imprescindibili per la realizzazione del nuovo ecosistema automotive sono in primo luogo la sicurezza e la regolamentazione nell’uso dei dati, e non secondariamente la volontà di tutte le parti (produttori di auto, compagnie assicurative, gestori di infrastrutture, pubblica amministrazione e quant’altro) di condividere in un circolo virtuoso le informazioni che producono.

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