LA SFIDA DI UNA PROTEZIONE INCLUSIVA

Non è la situazione economica e neppure la sicurezza sociale: in cima alle preoccupazioni degli italiani c’è il cambiamento climatico. A rivelarlo è una ricerca promossa da Axa Italia e condotta da Episteme, presentata nel corso dell’Axa Forum 2019, evento che si è svolto a novembre presso il Museo della Triennale a Milano

18/12/2019
👤Autore: Beniamino Musto Review numero: 70 Pagina: 16
Ambiente, salute e inclusione sociale. Tre grandi sfide della nostra epoca che, nella percezione dei cittadini, hanno diversi punti di connessione. Il cambiamento climatico, ad esempio, viene temuto anche per l’impatto diretto sulla propria salute personale. A pensarlo sono tre italiani su quattro, secondo quando emerge da una ricerca Episteme presentata all’Axa Forum 2019. L’evento, che si è svolto il mese scorso alla Triennale di Milano, ha affrontato a tutto tondo le problematiche legate alla sostenibilità, evidenziando alcune possibili soluzioni concrete. 
Come accennato, il 63,4% degli italiani indica il cambiamento climatico come principale rischio emergente con maggiore impatto sulla società nei prossimi tre anni. Per il 72,4% degli intervistati, gli effetti del surriscaldamento hanno ripercussioni sulla salute e si traducono in aumento delle malattie oncologiche (44,9%), aumento delle malattie respiratorie (24,8%), insonnia, allergia e altre patologie.


Patrick Cohen, ceo di Axa Italia

IL DEBITO DELLA SOCIETÀ VERSO SE STESSA

Nel suo intervento in apertura dell’evento, il ceo di Axa Italia, Patrick Cohen, ha sottolineato che la correlazione sui timori legati al cambiamento del clima e le preoccupazioni per la salute chiamano in causa il settore assicurativo. “Dalla ricerca – ha spiegato – emergono le grandi sfide della nostra epoca. Noi di Axa siamo convinti che l’assicurazione abbia un ruolo chiave nel promuovere una maggiore resilienza e inclusione, all’interno di un ecosistema che favorisce la collaborazione tra pubblico e privato”. Secondo Cohen, la società deve riconoscere “di essere in debito verso se stessa e ancora di più verso i suoi figli, e la collettività può e deve fare la differenza, per garantire un futuro inclusivo, sostenibile e resiliente”.



TUTTI I FENOMENI SONO COLLEGATI

Del debito, o meglio dei tre debiti che la società ha nei confronti di se stessa ha parlato dettagliatamente Roberto Cingolani, chief technology & innovation officer di Leonardo: debito economico, debito di sostenibilità e debito cognitivo. “Per un pianeta fatto per ospitare tre miliardi di individui – ha spiegato – essere popolato da sette miliardi di persone è già di per sé una enorme sfida”. E anche pensando in chiave di sostenibilità, bisogna tener conto che “ogni misura messa in atto per migliorare le cose in un determinato ambito ha delle ripercussioni negative”. La sostenibilità, ha detto Cingolani, “è una toppa che noi mettiamo sull’insostenibilità del sistema”. L’esempio che ha portato all’attenzione è quello della città di New York, che, verso la fine dell’800 registrava un enorme traffico di carrozze e cavalli. Il principale problema urbano erano gli escrementi degli animali. Problema poi risolto dall’avvento dell’automobile, che ha però ha introdotto un nuovo problema: quello dell’inquinamento. 


Un momento della tavola rotonda

PIÙ ALBERI, MENO CO2

Una risposta concreta alle esortazioni di Cingolani arriva dal Comune di Milano, che ha fissato l’ambizioso obiettivo di piantare entro il 2030 ben tre milioni di nuovi alberi. Il progetto è stato illustrato dall’assessore all’Urbanistica e al verde, Pierfrancesco Maran. “Per una città che negli ultimi 10 anni ha aumentato la propria popolazione di 100mila abitanti – ha spiegato – le sfide sono molteplici. Dobbiamo puntare su una transizione ecologica spinta, attraverso un percorso progressivo”. Le città producono il 75% di tutta la CO2 del pianeta, e le foreste riescono ad assorbirne ben il 40% del totale. Lo ha sottolineato Stefano Boeri, presidente della Triennale, ma anche archi-star autore di uno dei più noti grattacieli al mondo, il Bosco Verticale di via De Castilia a Milano. “La sfida del rimboschimento urbano – ha sottolineato – è fondamentale perché è il modo più efficace per ridurre l’inquinamento da CO2”. 
Questi temi sono stati analizzati nel corso della tavola rotonda Pubblico e privato insieme per proteggere la salute e l’ambiente, in cui sono intervenuti Stefano Cazzaniga, partner and director healthcare payers & providers di Bcg; Emanuele Monti, presidente della commissione Sanità e politiche sociali della Regione Lombardia; Gianmario Verona, rettore dell’Università Bocconi; e Garance Wattez Richard, head of Axa Emerging Customers


Maria Bianca Farina, presidente dell'Ania

LE COMPAGNIE POSSONO FARE DI PIÙ

Il settore assicurativo da sempre si dice disposto a fare la propria parte, come ha sottolineato nel suo intervento a conclusione della giornata, la presidente dell’Ania, Maria Bianca Farina. “La disuguaglianza sociale – ha detto – è elevata: in Italia più del 20% delle famiglie è a rischio povertà. I dati Censis ci dicono che la spesa sanitaria out of pocket delle famiglie è arrivata a 40 miliardi di euro all’anno, cui si aggiungono altri 10 miliardi per prendersi cura dei propri familiari affetti da patologie croniche”. Farina è quindi ritornata sulla correlazione tra cambiamento climatico e salute delle persone, ricordando che “un solo grado di aumento della temperatura corrisponde a un aumento del 3,6% della mortalità per patologie cardiovascolari”. È evidente che il bisogno complessivo di protezione è in forte aumento. Secondo la presidente dell’Ania, il settore assicurativo può e deve acquisire un ruolo più centrale. A livello di sistema, attraverso una maggiore collaborazione tra pubblico e privato; e a livello di offerta, anche grazie all’innovazione tecnologica.

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