UN CONTO DA 41.400 MILIARDI DI DOLLARI
A tanto, secondo un recente rapporto di Moody’s, potrebbero arrivare le perdite economiche provocate dal cambiamento climatico in tutto il mondo entro il 2050: preoccupano non soltanto le catastrofi naturali, ma anche l’impatto che l’aumento delle temperature globali potrebbe avere sulla produttività
07/11/2025
👤Autore:
Giacomo Corvi
Review numero: 4 Digitale
Pagina: 32-33
☁Fonte immagine: © Ivan Canavera - iStock
Il conto del cambiamento climatico rischia di diventare sempre più salato. Entro il 2050, secondo un recente studio di Moody’s, l’impatto delle catastrofi naturali e dell’aumento generalizzato delle temperature potrebbe generare una perdita complessiva da 41.400 miliardi di dollari a livello globale. L’economia globale, detto in altri termini, rischia di perdere il 14,5% del pil che riuscirà a generare nei prossimi 25 anni se non si rivelerà in grado di prevenire e mitigare gli effetti più devastanti del cambiamento climatico. Nei soli Stati Uniti, a cui l’agenzia di rating dedica un lungo approfondimento, il conto complessivo potrebbe arrivare a 6.000 miliardi di dollari.
“In questo suo nuovo white paper, Moody’s si propone di offrire una cornice prospettica che possa consentire di comprendere meglio il possibile impatto di eventi catastrofici dettati dal rischio fisico nel 2050”, si legge nelle battute iniziali del rapporto. “Proponiamo un approccio alla valutazione del danno provocato dal rischio fisico su asset reali, che possa garantire – prosegue l’agenzia di rating – tutte le informazioni necessarie per prendere le dovute decisioni aziendali”.
L’IMPATTO DELLE CATASTROFI NATURALI
Gli effetti del cambiamento climatico sono in realtà già oggi ben evidenti in tutto il mondo. Basta osservare un po’ più da vicino qual è stato l’impatto delle catastrofi naturali negli ultimi anni a livello globale. Il rapporto si sofferma a lungo su questo punto. E recuperando i dati forniti da Munich Re, evidenzia che nel 2024 le catastrofi naturali hanno provocato perdite economiche per circa 320 miliardi di dollari e presentato alle assicurazioni un conto complessivo da quasi 140 miliardi di dollari. Il report sottolinea che quello appena concluso è stato il quinto anno consecutivo con perdite assicurative superiori a 100 miliardi di dollari.
Il trend non si è certo esaurito. E anzi potrà intensificarsi ulteriormente nei prossimi anni. Il rapporto, a questo riguardo, illustra i dati forniti dall’Rms Event Response di Moody’s ed evidenzia che i soli incendi boschivi dello scorso gennaio in California, negli Stati Uniti, potranno generare perdite assicurative comprese fra 20 e 30 miliardi di dollari. “Le migliori conoscenze scientifiche al momento disponibili e la valutazione degli scenari attuali ci dicono che ci saranno disastri ancora più grandi e frequenti se alziamo lo sguardo a quello che ci potrà riservare il prossimo futuro”, si legge nel rapporto.
PEGGIO DI UNA RECESSIONE ECONOMICA
L’impatto delle catastrofi naturali è ben evidente soprattutto nei danni diretti che fenomeni climatici estremi come alluvioni, uragani, incendi e ondate di calore possono provocare su beni e infrastrutture. Le immagini di una catastrofe naturale sono spesso fatte di macerie e rottami, quando non di persone sfollate o addirittura decedute. Secondo Moody’s, non si è tuttavia ancora ben percepito l’impatto economico che simili fenomeni possono avere sul tessuto produttivo di una città o di una regione. La posizione dell’agenzia di rating, a tal proposito, è chiarissima: una catastrofe naturale può avere effetti ben peggiori di una recessione economica.
Non si tratta di una semplice frase fatta. Lo testimoniano i risultati di una recente ricerca che Moody’s ha condotto sugli effetti economici che potrebbe avere il passaggio di uragano di categoria 5 sulla città di Miami, in Florida: la perdita di posti di lavoro, il calo di valore di immobili e abitazioni, l’esaurimento del risparmio delle famiglie, l’incremento dei costi assicurativi e l’aumento delle migrazioni causerebbero danni maggiori a quelli che si potrebbero registrare in presenza di una tipica recessione economica.
IL RISCHIO CHE NON SI VEDE
La crescita di intensità e frequenza delle catastrofi naturali costituisce senza dubbio l’effetto più evidente del cambiamento climatico. Eppure, secondo l’agenzia di rating, a destare le maggiori preoccupazioni sono le conseguenze più a lungo termine (e dunque nell’immediato anche quelle meno visibili) dell’incremento delle temperature che si sta registrando a livello globale. Stando alle stime del rapporto, circa due terzi della prevista perdita da 41.400 miliardi di dollari saranno infatti provocati da fenomeni come l’innalzamento del livello del mare o la perdita di produttività. Solo un terzo del conto complessivo potrà invece essere attribuito all’impatto delle catastrofi naturali.
Il cambiamento climatico potrebbe quindi tradursi in fenomeni cronici. Le ondate di caldo estremo, per esempio, compromettono la produttività di chi lavora all’aperto, riducono le capacità cognitive e aumentano i rischi per la salute delle persone. Il rialzo delle temperature favorisce il fenomeno migratorio e l’urbanizzazione, esacerbando il conflitto e le tensioni sociali. E la spesa pubblica per interventi di ripresa e ripristino dopo una catastrofe naturale mette sotto pressione la tenuta dei bilanci pubblici, assorbendo risorse che potrebbero invece essere utilizzate per lo sviluppo economico e produttivo.
L’ESIGENZA DI UN NUOVO APPROCCIO
Di fronte a un simile scenario, per Moody’s sono due le azioni che possono (e devono) essere intraprese. In prima battuta, prendere atto che il cambiamento climatico diventerà sempre più un rischio anche economico. E poi, sulla base di queste evidenze, prendere tutte le misure necessarie che possano impedire al fenomeno di trasformarsi in un sinistro e, di conseguenza, in una perdita economica.
Il rapporto, scrive Moody’s, mostra “una minaccia concreta che i leader devono comprendere e integrare nei loro modelli strategici di gestione del rischio”. Tutto ciò, prosegue l’agenzia di rating, deve tradursi nel ricorso a “strumenti in grado di misurare in maniera flessibile il proprio profilo di rischio”. Servono dunque tool che consentano di effettuare stress test sui portafogli rispetto a un’ampia varietà di scenari futuri, identificare tutti i punti critici e adattare i piani di gestione all’evoluzione del panorama di rischio. “La sfida è chiara, ma lo è anche – conclude Moody’s – la strada che dobbiamo seguire nel prossimo futuro: identificare e quantificare i rischi interconnessi, abbracciare l’innovazione e investire nella resilienza”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
👥