LA SANITA' TRA PUBBLICO E PRIVATO

L’integrazione tra Stato e settore assicurativo sarà alla base della riforma del secondo pilastro, annunciata dal ministro beatrice Lorenzin per l’autunno. Con l’obiettivo di sostenere i costi del welfare e supportare le famiglie nella spesa sanitaria

LA SANITA' TRA PUBBLICO E PRIVATO hp_stnd_img
👤Autore: Laura Servidio Review numero: 17 Pagina: 16 - 17
Gli italiani sono costretti a rinunciare a prestazioni sanitarie (6,9 milioni di euro in meno) e badanti (4.000 in meno). Un dato preoccupante, emerso dal Rapporto 2014 Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali, realizzato da Censis e Unipol, che evidenzia come, per la prima volta sia diminuita la spesa sanitaria privata (5,7%), nonostante sia aumentata la domanda di cura e di assistenza.

“Il sistema pubblico da solo non ce la fa – spiega Giuseppe Roma, direttore generale del Censis – e le famiglie italiane non possono più aumentare la spesa: nei lunghi anni della recessione, hanno supplito con le proprie risorse ai tagli del welfare pubblico, ma oggi, questo peso inizia a diventare insostenibile”. 

In particolare, tra il 2007 e il 2013, se la spesa sanitaria dello Stato è rimasta invariata (+0,6% in termini reali), a causa della stretta sui conti pubblici, la spesa di tasca propria delle famiglie (out of pocket) è aumentata, del 9,2% per poi ridursi del 5,7% nel 2013 a 26,9 miliardi; così come diminuisce il numero dei collaboratori domestici per attività di cura e assistenza (-0,4% nel 2013), dopo un periodo di crescita costante (+4,2% tra il 2012 e il 2013).
“A questo riguardo – sottolinea Roma – il Censis stima che in Italia 4,1 milioni di persone sono portatrici di disabilità (il 6,7% della popolazione), che, nel 2020, diventeranno 4,8 milioni, per arrivare a 6,7 milioni nel 2040; la relativa spesa totale è passata, tra il 2003 e il 2011, da 21,2 miliardi a quasi 26 miliardi di euro (+20%)”. 

Cresce anche la domanda di assistenza per la popolazione over 65 non autosufficiente: in Italia, gli anziani che usufruiscono di assistenza domiciliare integrata sono passati da poco più di 200 mila, nei primi anni 2000, a oltre 532 mila nel 2012 (dal 2,1% al 4,3%) e la spesa complessiva per gli anziani serviti dalla long term care è pari all’1,7% del Pil, ma nel 2050 l’incidenza potrebbe arrivare al 4%. 

“Quello demografico – avverte Beatrice Lorenzin, ministro della Salute – è il vero problema della società italiana. Negli ultimi cinque anni, sono stati tagliati 25 miliardi di euro, portando la spesa sanitaria al 7% rispetto a una domanda del 9%”, a cui già oggi il sistema pubblico non riesce a fare fronte: il 73% delle famiglie italiane ha fatto ricorso almeno una volta negli ultimi due anni a visite specialistiche o a esami diagnostici a pagamento. 


A BREVE LA RIFORMA

L’integrazione è la strada da seguire, anche se in Italia la spesa sanitaria out of pocket, gestita attraverso assicurazioni integrative, è appena del 13,4% del totale della spesa sanitaria privata, a fronte del 43% della Germania, del 65,8% della Francia, del 76,1% degli Stati Uniti. “Se sapremo superare i pregiudizi consolidati – afferma Pierluigi Stefanini, presidente del gruppo Unipol – il pilastro socio-sanitario può divenire una solida filiera economico-produttiva per il rilancio della crescita nel nostro Paese a partire dai territori”.
Una conferma in tal senso giunge anche dal governo. “Dopo aver concluso il Patto per la Salute – annuncia il ministro Lorenzin – in autunno realizzeremo la riforma del secondo pilastro che si baserà su un network di attori che interagiscono tra di loro in modo coordinato: fondi sanitari, assicurazioni e pubblico che, insieme, consentono di fornire livelli di assistenza elevati. Sanità integrativa – spiega – vuol dire servizi e umanizzazione dell’assistenza, che si raggiungono in una logica di integrazione tra ospedale e territorio”.
Grandi le potenzialità, ma ancora una volta serve una svolta culturale. “Alla domanda su come si pensa di affrontare in futuro la vecchiaia ed eventuali malattie – rivela il direttore del Censis – il 52,5% degli italiani mostra un atteggiamento fatalista (non ci pensa o rinvia il problema), il 26% conta sui propri risparmi, il 25% si affida al welfare pubblico, l’8% all’aiuto dei familiari e solo il 4% ha stipulato polizze assicurative”.


LA WHITE ECONOMY PER CRESCERE

“Dall’unione di pubblico e privato, valorizzando l’economia della salute, dell’assistenza e del benessere delle persone (la white economy) –spiega Giuseppe Roma, direttore generale del Censis – può scaturire una vera rivoluzione produttiva e occupazionale: oggi, il sistema di offerta di servizi di diagnostica e cura, ricerca medica e farmacologica, tecnologie biomedicali, assistenza a malati e disabili e farmaci, genera un valore della produzione di oltre 186 miliardi di euro, (il 6% della produzione economica nazionale), con un’occupazione di 2,7 milioni di addetti”. 
Questa articolata filiera comprende le attività dei servizi sanitari (110,9 miliardi di produzione e 1,2 milioni di occupati), i servizi di assistenza sociale (21,6 miliardi e 447 mila addetti), l’industria farmaceutica (26,6 miliardi e 60 mila addetti), la produzione di strumenti biomedicali, elettromedicali, di diagnostica e i relativi servizi (17,6 miliardi e 53 mila addetti) e l’assistenza personale (9,4 miliardi di valore con quasi un milione di addetti).

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