UN ANNO VISSUTO A TRIESTE

Mario Greco vuole trasformare Generali in una macchina perfetta, con in testa tre obiettivi: razionalizzare, tagliare il debito e crescere. È l’inizio di un cammino che porterà nel 2015 a un risultato operativo di cinque miliardi di euro

30/06/2013
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 5 Pagina: 18 - 19
È ormai un anno che la più grande compagnia italiana ha cambiato il proprio timoniere e riorganizzato parte del management.
E la luna di miele sembra continuare. Mario Greco, group ceo di Generali, era arrivato a Trieste con il compito di rivoluzionare una compagnia a cui il motore sembrava essersi inceppato. Non che mancasse il carburante, ma forse era usato per alimentare motori secondari, non indispensabili, con il risultato di una forte dispersione di energia. Greco sembra essere entrato in Generali con l’unico obiettivo di razionalizzare le forze e convogliare gli sforzi verso l’unico business che una compagnia dovrebbe perseguire: quello assicurativo. Ecco quindi che “la mucca dalle cento mammelle”, come la definì Cesare Geronzi, suo presidente prima dell’attuale Gabriele Galateri di Genola, sta subendo una vera e propria rivoluzione. Tre gli strumenti, secondo Greco, per portare Generali a competere nel mondo con Allianz e Axa: abbattere il debito, sviluppare convintamente il ramo danni e mirare alla redditività. Intorno a questi punti ruoterà tutta la strategia del numero uno del Leone, che infine promette un dividendo in crescita per gli azionisti (pay out 2012 a 20 centesimi per azione). Dal canto loro, i grandi soci, che decidono i destini dei manager più capaci, sembrano gradire.





2012, ANNO DELLA PULIZIA

Tutto questo, spiegato e ripetuto più volte dal group ceo, è emerso chiaramente nella sua prima assemblea degli azionisti a fine aprile in quel di Trieste. Insomma niente a che vedere con l’anno scorso, quando la mattina dell’assise, l’allora group ceo Giovanni Perissinotto, aprendo a colazione il Corriere della Sera, si era visto sfiduciato pesantemente dal patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio (3% del capitale).
In nove mesi Greco ha fatto una profonda pulizia del bilancio, relegando l’utile netto di gruppo 2012 a 90 milioni di euro, motivato appunto dalle svalutazioni e dall’allineamento alle best practice contabili dei concorrenti europei. La focalizzazione sul business assicurativo sta comportando cessioni anche dolorose: a partire da Bsi, la banca svizzera italiana, e le attività di riassicurazione negli Stati Uniti. “Non si svende perché non siamo obbligati né a vendere in fretta né a vendere male”, aveva sottolineato Greco. Tutto sarà fatto sotto il segno della “disciplina, della semplicità, con un profondo focus sugli obiettivi”.
Quindi, via anche dalle cosiddette partecipazioni strategiche che tanto strategiche non sono più. “La nostra posizione – ha ribadito più volte il ceo – è chiara: Rcss lavora nel settore dei media, non possiamo rimanere in settori così diversi dal nostro, dobbiamo concentrare il capitale sul nostro core business”. Parzialmente diverso il discorso su Intesa Sanpaolo, definita partecipazione di trading in mano al cfo Alberto Minali: Generali non ha in previsione, nel breve termine, un’ulteriore riduzione della partecipazione che è pari al 2,7%, ridotta già dal 3,1%, e pari a circa 2,2 miliardi.


LO SCOGLIO DEL DEBITO

Per Generali la priorità oggi è ridurre il debito senza chiedere sforzi agli azionisti: quindi senza aumenti di capitale. Il Leone di Trieste paga 750 milioni all’anno su 12 miliardi di debiti. “Il capitale – aveva detto Greco in assemblea – non è sufficiente e il rischio è che le agenzie di rating ci puniscano per colpa del debito troppo alto”. A fine maggio Standard & Poor’s ha confermato il giudizio A su Generali e sulle sue controllate, mantenendo però l’outlook negativo. Il rating riflette il profilo di rischio molto forte perché derivante dalla diversificazione globale delle attività. Il rischio finanziario però è definito “più che adeguato”. Resta però la relativa debolezza del capitale, degli utili e della forte esposizione sui titoli di Stato italiani (60 miliardi di euro a maggio). L’outlook resta negativo essenzialmente perché Generali è italiana e opera molto in Europa, dove il clima non è certo mite.


2015, ANNO DELLA VERIFICA

Ad ogni modo, con un’esposizione così elevata, sarebbe difficile per il Leone di Trieste centrare gli obiettivi che si è dato: nel 2015 un risultato operativo superiore ai cinque miliardi di euro, metà dei quali dal business danni, generare oltre due miliardi di free cash flow all’anno e 600 milioni di risparmi a partire dal 2015. Anno in cui terminerà anche la razionalizzazione di tutto il business in Italia. Basta spese, quindi, ma azioni mirate: come l’importante acquisizione (2,5 miliardi investiti) delle attività dell’est sotto il controllo di Ppf, il collocamento del 12% di Banca Generali e l’avvio della business unit corporate & commercial per crescere in quel ramo.
Intanto il primo trimestre 2013 si è chiuso con un utile netto di 603 milioni, in aumento del 6,3% su base annua e sopra le stime degli analisti; un risultato operativo oltre quota 1,3 miliardi (+8%), il migliore degli ultimi quattro anni, e un combined ratio al 93,6%, in calo di 1,8 punti percentuali. “Siamo all’inizio del nostro cammino – ha commentato Greco – e ben posizionati per raggiungere i nostri obiettivi”.

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