VERSO UNA GOVERNANCE PIU' SOFISTICATA

L’arrivo di Solvency II richiederà alle compagnie un’accelerazione negli impegni di patrimonializzazione, compliance e informativa. Il mercato avrà bisogno di nuove professionalità e competenze anche sul piano legale

31/12/2014
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 20 Pagina: 23 - 24
Nel programma di lavoro dell’Eiopa per il 2015, l’Autorità continentale ricorda ai Paesi membri Ue che i regolamenti nel quadro di Solvency II comprendono 25 permessi di attuazione delle norme tecniche. 
Nel corso del prossimo anno, Eiopa completerà l’elaborazione di sette orientamenti e presenterà 12 norme tecniche di attuazione alla Commissione europea. “L’Eiopa – si legge nel documento – completerà tale lavoro in tempo per la piena attuazione di Solvency II, il primo gennaio 2016”. Sono impegni chiari, con scadenze non più procrastinabili, a cui si aggiunge la prossima implementazione di Imd2, la direttiva sull’intermediazione, che recentemente è approdata al trilogo (Parlamento europeo, Consiglio e Commissione) è che sta accelerando il proprio iter. 

La domanda, non nuova ma certamente sempre più attuale, è se il settore assicurativo italiano sia finalmente pronto ad adeguarsi alle prossime normative e, in caso contrario, quali strumenti e pratiche adottare per esserlo. “Le novità normative – secondo l’avvocato Bruno Giuffrè, country managing partner di Dla Piper in Italia – possono costituire una spinta e uno stimolo: soprattutto se si tratta di novità rispetto alle quali non ci si può defilare, sperando magari che le scadenze siano rinviate”. 

Adeguarsi alla nuova direttiva di settore, in questo caso, non significa semplicemente adottare un rinnovato regolamento interno, ma intraprendere un processo di grande complessità, dal quale le compagnie dovranno uscire profondamente cambiate. 

       

Giuffrè, avvocato esperto di diritto commerciale, finanziario, societario e delle assicurazioni, è attivo da anni nella gestione dei rischi con particolare attenzione alla responsabilità professionale dei membri degli organi sociali e dirigenti aziendali delle istituzioni finanziarie. “Il percorso che si chiede di fare alle assicurazioni, oggi – ha spiegato a Insurance Review –, è quello che hanno già svolto le banche, con la differenza che gli istituti di credito, in media, hanno potuto investire di più, mentre le compagnie, a parte le maggiori, avranno più difficoltà”. 


RIPARTIRE DALLA GOVERNANCE

Si tratta di incrementi in capacità, know-how, professionalità. L’appuntamento del primo gennaio 2016 è vicino: le compagnie più strutturate saranno a buon punto, ma le medio-piccole, come ha fatto sapere di recente la stessa Ivass, avranno alcuni problemi, sia a livello di patrimonializzazione sia di governance. Ed è proprio da quest’ultima che bisogna partire: “la governance – precisa Giuffrè – dovrà essere più sofisticata. Le Autorità di vigilanza chiedono alle compagnie competenze e professionalità giuridiche, finanziarie e di gestione dei rischi. Il settore legale può essere di grande supporto in questo contesto, fornendo assistenza nella costruzione dei sistemi di controllo interno e di compliance, nella gestione dei rapporti con le Autorità in modo continuativo e, ovviamente, nella revisione completa della contrattualistica, nelle politiche di riservazione e nella gestione dei sinistri più importanti”.


GESTIONE DEI SINISTRI: CERCASI BEST PRACTICE

Il prossimo anno, le compagnie, se non l’hanno già fatto, saranno chiamate a un vero e proprio salto di qualità in termini di professionalità per selezionare in modo rigoroso figure che siano in grado di ricoprire posizioni chiave che la direttiva ora richiede. 
Ed è soprattutto nell’area sinistri che si prevede un particolare impegno, in termini di razionalizzazione dei processi e contenimento dei costi. “Servono best practice – sottolinea Giuffrè –. È necessaria una gestione ordinata e razionale, che affidi ogni tipologia di sinistro a un loss adjuster dedicato. Noi operiamo con clienti che ci chiedono di intervenire lungo tutta la filiera: dall’analisi della prima notifica, fino alla gestione del contenzioso e alla liquidazione. Nel mercato della Responsabilità civile e professionale, per sinistri complessi, siamo convinti che non si possa prescindere da competenze specifiche e da un supporto legale altamente qualificato”. 
Esiste chiaramente un’esigenza impellente di modernizzazione: creare degli standard, tendere a una reportistica tempestiva e adeguata e gestire il contenzioso civile prevenendo il più possibile la lite e contenendone i costi. “Il contenzioso civile – conclude Giuffrè – è uno sbocco quasi scontato di un sinistro di Responsabilità civile: questo però non vuol dire che non vada prevenuto e contenuto. Ma è un lavoro che parte dalla stesura della polizza e che richiede una particolare attenzione proprio alle clausole legate alla gestione dei sinistri”. 

 
POLIZZE ESTERE: DUE LIVELLI DI TRADUZIONE

I testi di polizza sono talvolta poco chiari. Ma quando queste polizze arrivano da un mercato estero e devono adattarsi al contesto italiano, le difficoltà si sommano. “Ci viene chiesto spesso – spiega Bruno Giuffrè, country managing partner di Dla Piper in Italia – di tradurre la polizza dall’inglese e adattare il testo sia dal punto di vista lessicale, sia contenutistico e di conformità alle prassi di mercato. Il nostro intervento è a due livelli: in prima battuta ci occupiamo che il contratto sia user friendly, ma nel contempo rigoroso nel significato e esattamente rispondente alle intenzioni della compagnia, secondariamente effettuiamo una revisione di conformità più approfondita e di tipo tecnico-legale”. 
Questo lavoro è particolarmente importante per le polizze di cyber risk, oggi in grande diffusione anche in Italia. Oltre ad adattare un contratto anglosassone alla realtà italiana, è fondamentale erogare formazione: “è essenziale – precisa Giuffrè – la comprensione del fenomeno sottostante, cioè la natura del rischio. Scrivere una polizza cyber risk vuol dire capire e riflettere nel contratto, in primis, quale impatto potrà avere sulla compagnia la sottoscrizione di tale rischio”.

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