GEOPOLITICA, INNOVAZIONE E CLIMA
Sono questi i principali fattori di rischio che emergono nelle tradizionali ricerche e graduatorie che sono state pubblicate all’inizio dell’anno: i riflettori sono puntati su tensioni internazionali, conflitto sociale, cyber risk, intelligenza artificiale e catastrofi naturali
06/02/2026
Prima l’operazione militare degli Stati Uniti in Venezuela che ha portato all’arresto e alla deportazione del presidente Nicolás Maduro. Quindi le proteste di piazza in Iran e la successiva repressione del regime guidato dall’ayatollah Ali Khamenei. Infine le tensioni fra Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito per il controllo e la sovranità della Groenlandia. Il 2026 non si è aperto benissimo. In sole due settimane si è assistito a un sostanziale capovolgimento dello scenario politico internazionale. Non proprio quello che serviva per allentare le tensioni e favorire il dialogo in un panorama geopolitico che deve ancora fare i conti con la guerra in Ucraina e con gli scontri in Palestina. Il mondo nel 2026, per usare le stesse parole con cui il World Economic Forum ha aperto l’ultima edizione del Global Risks Report, appare ormai “sull’orlo del precipizio”. E sono proprio le tensioni internazionali a suscitare le maggiori preoccupazioni: il cosiddetto “confronto geo-economico” si pone infatti al primo posto della tradizionale classifica dei rischi maggiormente percepiti a livello globale.
Nel dettaglio, stando ai risultati dell’indagine realizzata in partnership con Zurich e Marsh pubblicata alla vigilia del summit di Davos, per il 18% degli intervistati le tensioni economiche e internazionali sono il rischio che ha le maggiori probabilità di scatenare una crisi globale nel corso dell’anno. “In un mondo di crescenti rivalità e conflitti prolungati, il confronto minaccia le catene di approvvigionamento e la più ampia stabilità economica globale, nonché la capacità di cooperazione necessaria per affrontare gli eventuali shock economici”, si legge nel rapporto.
LA DIFFICOLTÀ DI UN DIALOGO
“Un nuovo ordine competitivo sta prendendo forma, mentre le grandi potenze cercano di preservare le rispettive sfere di interesse”, ha detto Børge Brende, presidente e ceo del World Economic Forum. “Questo panorama in evoluzione, in cui la cooperazione appare notevolmente diversa rispetto a ieri, riflette una realtà pragmatica: la collaborazione e la vocazione al dialogo - ha aggiunto - rimangono essenziali”. Difficile però pensare che ci possa essere dialogo fra Stati diversi quando si fa fatica ad avere un confronto costruttivo anche all’interno dello stesso paese. Il secondo rischio maggiormente percepito a livello globale in un orizzonte temporale di due anni, secondo il rapporto, è rappresentato dalle strategie di misinformazione e disinformazione, a cui fa seguito il più generale fenomeno della polarizzazione sociale. Tutto ciò potrebbe finire per corrodere il discorso pubblico, compromettere le capacità di risposta alle crisi e fomentare l’odio e l’insoddisfazione sociale, alimentando la sfiducia verso le istituzioni pubbliche, le narrazioni nazionalistiche e, più in generale, il conflitto civile.
A preoccupare è soprattutto l’impatto che potrà avere sul fenomeno lo sviluppo di nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale. “L’evoluzione aumenta il rischio di una crescente sfiducia digitale e di una diluizione di quelli che potrebbero essere ambiziosi processi decisionali su argomenti di natura ambientale e sociale”, illustra il rapporto.
LA MINACCIA DELLA TECNOLOGIA
Anche le nuove tecnologie continuano dunque a far paura. Secondo l’ultima edizione dell’Allianz Risk Barometer di Allianz Commercial, altra tradizionale classifica di inizio anno sui rischi maggiormente percepiti a livello globale, il cyber risk si conferma per il quinto anno consecutivo la preoccupazione principale per le imprese del pianeta: la minaccia raccoglie il massimo storico dei consensi (42%) e centra pure, con un rialzo del 10%, la crescita più alta che sia mai stata registrata nei 15 anni della pubblicazione. Il rischio informatico è al vertice della classifica in tutte le aree geografiche, a testimonianza dell’ormai consolidata dipendenza dell’economia globale dalle nuove tecnologie digitali e della crescente attività di hacker e altri criminali del web.
Al secondo posto della graduatoria si piazza invece l’intelligenza artificiale, balzata sul podio dopo la decima posizione dello scorso anno. Preoccupano in particolare le implicazioni di carattere operativo, legale e reputazionale che l’utilizzo di questa tecnologia potrebbe avere per le imprese. Circa la metà dei manager intervistati per la ricerca è ancora convinta che l’intelligenza artificiale possa dar luogo a benefici tangibili per le aziende. Per un quinto del campione di analisi la tecnologia sta invece generando al momento più rischi che opportunità.
ANCHE IL CLIMA FA PAURA
Grandi preoccupazioni destano infine anche le conseguenze del cambiamento climatico. Il fenomeno trova spazio in tutte le classifiche e le ricerche che sono state pubblicate nelle ultime settimane. E non potrebbe essere altrimenti, visto che abbiamo già avuto modo di sperimentare quelli che potrebbero essere gli effetti del cambiamento climatico se non saranno adottate le dovute misure di mitigazione e adattamento al nuovo scenario di rischio.
I riflettori sono puntati soprattutto sull’impatto delle catastrofi naturali. Lo scorso anno, secondo un recente rapporto di Munich Re, il fenomeno ha causato perdite economiche per 224 miliardi di dollari. Il conto per le assicurazioni è arrivato a 105 miliardi di dollari, allungando in questo modo la striscia di anni consecutivi in cui le perdite assicurative hanno superato la soglia dei 100 miliardi di dollari. Gli incendi boschivi che a gennaio hanno investito l’area di Los Angeles, in California, si sono imposti come l’evento più devastante dell’anno con perdite complessive stimate in oltre 50 miliardi di dollari. Salato anche il bilancio in termini di vite: il rapporto evidenzia che nel 2025 le catastrofi naturali hanno causato la morte di oltre 17mila persone. L’anno precedente il conto delle vittime si era fermato a circa 11mila.
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