L'ASSICURAZIONE E IL VIRUS DELLA DISUGUAGLIANZA SOCIALE

L'editoriale di Maria Rosa Alaggio, dal numero di febbraio 2022 di Insurance Review.

L'ASSICURAZIONE E IL VIRUS DELLA DISUGUAGLIANZA SOCIALE hp_vert_img
Autore: Maria Rosa Alaggio Numero Review: 91 Pagina: 03
Pubblicato in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos, il rapporto elaborato da Oxfam, organizzazione impegnata nella lotta alle disuguaglianze, evidenzia come nei primi due anni di pandemia sia raddoppiato il patrimonio dei primi 10 uomini più ricchi del mondo, con una crescita di 1,3 miliardi al giorno, vale a dire 15mila dollari al secondo. Basti poi pensare che, in 21 mesi di pandemia, il surplus patrimoniale di Jeff Bezos ha registrato un incremento di +81,5 miliardi di dollari che equivale, come si legge nel rapporto, “al costo completo stimato della vaccinazione (due dosi e booster) per l’intera popolazione mondiale”. Una tale esagerazione rende ancora più drammatico il numero delle persone che a livello globale sono cadute in povertà durante la pandemia: 163 milioni. Il coronavirus ha aggravato una condizione di indigenza che oggi, ogni quattro secondi, porta una persona a morire a causa della mancanza di accesso alle cure, per fame, per violenza di genere o per le conseguenze della crisi climatica. 
Negli ultimi mesi la politica, le istituzioni e le imprese si sono interrogate su come favorire la ripresa economica attraverso azioni che risultano oggi possibili solo grazie all’utilizzo delle risorse del Pnrr, occasione unica per il rilancio del nostro Paese. Un rilancio che non può però ignorare l’urgenza di mettere in campo anche strategie concrete per ripensare a un modello di sviluppo capace di ridurre enormi disuguaglianze e iniquità sociali. In uno stato di incertezza condizionata dallo scenario pandemico, dall’instabilità politica, dalla capacità o meno di attuare i programmi previsti dal Pnrr, il presidente di Ivass, Luigi Federico Signorini, ha recentemente ricordato che il compito del settore assicurativo è semplicemente quello di fare il proprio mestiere, cioè “assicurare una crescita del benessere”.   
Ma dal recente rapporto di Cerved, solo per fare un esempio, si scopre che il 50,2% delle famiglie italiane ha dovuto rinunciare alle spese mediche, anche essenziali, e il 56,8 % non è stato in grado di accedere a servizi di assistenza agli anziani e alle persone bisognose. 
Sebbene la spesa per i servizi alla persona rappresenti il 9% del Pil, resta comunque il fatto che più della metà dei nuclei familiari ha sacrificato un bene fondamentale: la salute. 
Nell’eterno dibattito sull’importanza di una più proficua collaborazione tra pubblico e privato, fondamentale è la necessità per il settore assicurativo di  accorciare la distanza tra domanda e offerta. E cercare così di ridurre il livello di insoddisfazione che per il 29,5% delle famiglie italiane si è tradotto in rinuncia a servizi di welfare, mentre per il 31,9% si è tradotto in impossibilità di trovare sul mercato soluzioni di protezione aderenti alle propri esigenze. 
Il ruolo sociale dell’assicurazione si fonda sulla capacità di ridurre le vulnerabilità di cittadini e imprese e, in particolare, sul fatto di essere un investitore qualificato che può vantare solidità e affidabilità. 
Un interlocutore che può contribuire alla crescita economica, alla realizzazione di progetti infrastrutturali, alla transizione energetica e alla gestione di grandi questioni come il cambiamento climatico. Ma proprio grazie alla conoscenza dei rischi e delle dinamiche che portano alle evoluzioni della società, l’assicurazione può farsi parte attiva per indirizzare i propri investimenti e sviluppare iniziative che possano contribuire a contrastare la diffusione del virus della disuguaglianza: un fenomeno che così tanto stride con il concetto di “benessere” sollecitato da Signorini.

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