GAGI, UNA STORIA DI COESIONE

Fondato 74 anni fa, il Gruppo agenti Generali Italia è tra i più grandi e importanti del mercato. Insieme al presidente, Vincenzo Cirasola, facciamo il punto sugli anni appena trascorsi e sugli obiettivi per il futuro

18/02/2020
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 71 Pagina: 43
Con 1.265 associati (al 31 agosto 2019), divisi in 630 agenzie, il Gruppo agenti Generali Italia (Gagi) è di gran lunga il più popoloso della galassia del Leone. Nella sua forma di gruppo agenti di Assicurazioni Generali esiste da 74 anni e, nonostante il gran numero di agenti e l’eterogeneità delle dimensioni agenziali, non ha mai subito una scissione, rimanendo così sempre coeso. Nel 2016, la fusione con gli ex agenti Augusta ne ha ulteriormente rimpolpato le fila. Gli agenti associati sono pari al 54% dei circa 2.230 agenti Generali Italia
I premi complessivi raccolti dagli intermediari aderenti al Gagi (aggiornati al 2016) valgono circa cinque miliardi di euro l’anno, su un totale di oltre 10 miliardi incassati tramite il canale agenziale dal brand Generali Italia.  
Già solo questi numeri restituiscono un’idea della centralità che ricoprono gli agenti del Gagi nel panorama distributivo di una grande compagnia come Generali Italia. Ma per capire meglio l’attività del gruppo e scoprire anche quali sono i progetti per l’anno appena iniziato, abbiamo chiesto al presidente della rappresentanza, Vincenzo Cirasola, di approfondire insieme a Insurance Review i fatti principali che coinvolgono il gruppo. 

LE QUESTIONI APERTE

A partire dall’evento più controverso, e in qualche modo inatteso, della chiusura delle agenzie dello scorso 18 novembre, definito da Cirasola “un grande successo che ha visto l’adesione di circa il 94% degli associati”. 
Ma ora si volta pagina, dopo un anno intenso, caratterizzato anche dal nuovo mandato unico degli agenti: “abbiamo partecipato a tutti i tavoli per l’elaborazione del mandato unico – ricorda Cirasola –, che è stato presentato nel corso del nostro congresso straordinario a Bologna lo scorso primo aprile”. È stata una trattativa complessa, durata quasi tre anni, e che ancora oggi, dice il presidente, non può dirsi conclusa “giacché vi sono ancora alcuni elementi che andranno precisati dalla compagnia, in merito ai diritti di emissione rapida, che sono una sorta di provvigione integrativa per le polizze danni non auto retail”. 


LA MISSIONE DEL GRUPPO

Secondo Cirasola, è proprio questo che deve fare un gruppo agenti: tutelare i propri iscritti, supportare le agenzie in difficoltà chiedendo specifici sostegni e tavoli di lavoro. Insomma, preparare la categoria al futuro: “l’evoluzione che sta attraversando il mondo assicurativo – spiega – non consente più di poter essere dei battitori liberi, seppure anche oggi vi siano alcuni agenti che pensano sia inutile e superflua l’iscrizione a un gruppo agenti. Tuttavia, solo un gruppo agenti può negoziare al meglio con la compagnia. Ho sempre sostenuto che attraverso un’organizzazione forte è possibile essere rispettati, e anche temuti, durante le negoziazioni contro la potente mandante e le arroganze e la protervia di alcuni manager”.
Tra i servizi più importanti che il Gagi offre ai propri associati, oltre all’assistenza e tutela dei diritti previsti dallo statuto, ci sono anche le assicurazioni private e professionali: parliamo di Rc professionale, tutela legale, ritiro patente, polizza sanitaria, infortuni, Ltc, rischio morte, e investimenti. Attraverso il Gagi è assicurato il singolo associato ma anche i familiari. “Nel nostro Gagi – sottolinea Cirasola – abbiamo il 99,5% degli agenti ex Assicurazioni Generali e gli ultimi entrati dell’ex Augusta: quei pochissimi agenti che non sono iscritti, non lo possono essere per questioni tecniche; anzi loro lo vorrebbero”.

CI VUOLE RISPETTO E CONDIVISIONE

E com’è il rapporto con gli altri gruppi agenti di Generali Italia? A questa domanda si potrebbe rispondere: dipende. In occasione della mobilitazione del 18 novembre 2019, per fare un esempio, il presidente del Gaat, Roberto Salvi, aveva dichiarato di “schierarsi a favore” in nome del gruppo (circa 280 agenti, cioè 12,5% degli agenti di Generali Italia). “Potremmo affermare – commenta Cirasola – che sul piano politico, il 66% degli agenti di Generali Italia ha aderito allo sciopero”. 
Allargando lo sguardo, Cirasola rivendica “relazioni di rispetto e condivisione con gli altri gruppi agenti”, i cui presidenti sono stati spesso invitati ai congressi e alle convention del Gagi. “Devo dire – ammette – che non tutti ci hanno ripagato con la stessa moneta: noi abbiamo rispetto delle idee altrui, desidereremmo lo facessero anche gli altri, visto che le nostre decisioni sono sempre frutto di una forte condivisione con la nostra base e prese sempre per tutelare gli aderenti al nostro gruppo agenti”.


VERSO LE NUOVE SFIDE

Il futuro e gli obiettivi del Gruppo agenti Generali Italia sono scritti nella mozione congressuale uscita dall’ultimo congresso di Lisbona del giugno 2019. In quella sede, gli agenti del Gagi hanno ribadito l’intenzione di “lavorare con la società per rivedere il modello agenziale, diminuendo i costi e le incombenze amministrative e migliorare l’efficacia e l’efficienza di tutti i servizi assuntivi, liquidativi e tecnologici”, precisa Cirasola. “A livello di politica di categoria – aggiunge il presidente – vogliamo invece continuare a collaborare fattivamente con le organizzazioni sindacali per evitare che si creino degli svantaggi per gli agenti nel campo dell’intermediazione assicurativa. Saremo al fianco di Anapa, che è l’associazione a cui il Gagi aderisce (e di cui Cirasola è presidente, ndr), per la concertazione con Ania, per rinegoziare un nuovo accordo impresa-agenti in chiave più moderna”.

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