INSURTECH, NON SOLO START UP

In uno scenario dominato da tante piccole società, Matteo Carbone, fondatore e direttore dell’IoT Insurance Observatory, evidenzia l’importanza dell’utilizzo di dati e nuove tecnologie da parte delle grandi compagnie del mercato: sono loro gli operatori che hanno finora raccolto i risultati migliori

INSURTECH, NON SOLO START UP
👤Autore: Giacomo Corvi Review numero: 108 Pagina: 26-28
Il fenomeno delle insurtech non si riduce alle sole start up del settore assicurativo. “Per come la vedo io, sono insurtech anche quelle grandi imprese che decidono di fare affidamento su dati e nuove tecnologie per rinnovare il proprio modello di business”, esordisce Matteo Carbone, fondatore e direttore dell’IoT Insurance Observatory, sentito al telefono da Insurance Review per approfondire e analizzare insieme lo scenario delle insurtech. “Anzi – prosegue – sono proprio queste società, i cosiddetti incumbent di mercato, quelli che negli ultimi anni hanno raccolto i risultati migliori dall’utilizzo della tecnologia: la compagnia statunitense Progressive, per esempio, ha sfruttato bene le opportunità offerte dalla telematica, ne ha fatto quasi il suo tratto distintivo e lo scorso febbraio è arrivata persino ad affermare che il futuro delle polizze auto sarà dominato da dati e tecnologia”.
E allora le tante piccole start up del settore? In questo caso, secondo Carbone, bisogna prima fare una leggera distinzione. “Le prime realtà del mercato hanno puntato tutto su un approccio direct-to-consumer che voleva essere disruptive per l’industria delle polizze, ma soltanto in rarissimi casi sono riuscite a mantenere le promesse”, dice Carbone. Le strategie di exit si sono spesso rivelate insoddisfacenti e molte start up che hanno fatto il grande salto in Borsa, ammesse magari alle contrattazioni con quotazioni da unicorni, hanno ora una valutazione di decine (al massimo poche centinaia) di milioni di dollari. Diverso invece il caso delle start up che si sono affacciate sul mercato negli ultimi anni. “Probabilmente – osserva – hanno imparato la lezione, hanno sviluppato una conoscenza più approfondita dei tecnicismi del settore e, soprattutto, si sono concentrate sull’offerta di soluzioni tecnologiche per gli incumbent”.



PRODOTTI E PROCESSI IN EVOLUZIONE

Che si tratti di start up o grandi compagnie, l’obiettivo rimane comunque sempre lo stesso: migliorare le performance del settore sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. E sono tanti i fronti in cui questi strumenti possono dare il proprio contributo per rinnovare il modello di business dell’industria. “Nell’ambito dei prodotti, per esempio, si è lavorato moltissimo sullo sviluppo di nuove forme di copertura e sull’evoluzione delle soluzioni già in catalogo per migliorare l’engagement con la clientela”, osserva Carbone.
Molto di più si potrebbe invece fare nell’ambito della capacità organizzativa. Qui però è necessario un passaggio ulteriore prima di soffermarsi sul contributo che potrà arrivare da dati e nuove tecnologie. “Credo che prima di tutto sia indispensabile portare la cultura dell’innovazione in tutti i livelli aziendali e trasmettere la consapevolezza che l’innovazione può migliorare il nostro lavoro: qualche cambiamento c’è già stato, ma i tempi del settore assicurativo sono particolarmente lunghi e forse – ammette – ci vorrà ancora qualche anno prima di vedere un mercato capace di abbracciare definitivamente la cultura dell’innovazione”.



TECNOLOGIE PER LA PREVENZIONE (E IL RISPARMIO)

L’ambito in cui si potrebbero registrare i maggiori benefici, a detta di Carbone, è però un altro: quello dei processi. “Sono iniziative che magari non hanno un grande risalto nella comunicazione di settore, ma sono anche quelle che hanno un impatto maggiore sui conti della compagnia”, riflette.
Carbone si concentra in particolare sull’utilizzo di dispositivi IoT per incentivare comportamenti virtuosi presso la clientela, ridurre la probabilità di sinistro e, di conseguenza, contenere i costi per le imprese del settore. Il caso più famoso a livello internazionale è probabilmente quello del programma Vitality Drive della compagnia sudafricana Discovery in ambito auto. “L’iniziativa premia il corretto stile di guida del cliente, favorendo l’adozione di comportamenti virtuosi al volante e innescando una strategia di engagement che può poi tradursi in un nuovo spazio per attività di cross-selling e up-selling”. Le potenzialità sono enormi: Carbone racconta di assicuratori property statunitensi che hanno ottenuto ritorni sull’investimento in servizi IoT di prevention nell’ordine del 300%, addirittura in alcuni casi del 400%, in termini di riduzione delle expected losses. Il mercato italiano, pioniere della telematica nelle polizze auto, potrebbe fare moltissimo in questo ambito. “Le nostre imprese hanno sfruttato benissimo la tecnologia IoT per migliorare la gestione sinistri e prevenire le frodi, però – prosegue Carbone – non hanno ancora colto le opportunità di questo strumento per costruire una più solida relazione con il cliente, mitigare il rischio di sinistri e ridurre i costi aziendali: come mostrato da altri mercati, queste opportunità sono concrete in qualsiasi linea di business”.



ALLA SCOPERTA DI NUOVI MODELLI DI BUSINESS

Lo sviluppo del fenomeno si accompagna all’elaborazione di nuovi modelli di business. È il caso, per esempio, delle polizze parametriche, ambito che, secondo Carbone, “pur non raggiungendo ancora dimensioni ragguardevoli, ha quantomeno il merito di offrire coperture a porzioni della clientela che prima non potevano essere assicurate”. Oppure quello dell’embedded insurance, che l’esperto vede quasi come “un’evoluzione digitale del tradizionale business affinity, in cui ci sono enormi prospettive di crescita”.
Insomma, l’orizzonte si presenta particolarmente ricco. Ed è difficile prevedere come potrà evolvere il mercato nel prossimo futuro. “Nessuno ha la sfera di cristallo, però mi immagino che nei prossimi anni ci sarà un ricorso sempre più massiccio agli strumenti digitali per migliorare l’operatività di business e stabilire una relazione più stretta con la clientela. Credo, per esempio, che da qui al 2030 sarà del tutto normale che una compagnia richieda al cliente di scaricare l’app della società al momento della sottoscrizione di una polizza: è un modo, fra l’altro già diffuso presso alcune imprese, per migliorare la relazione con l’assicurato e allo stesso tempo – conclude Carbone – sviluppare strategie che possano rendere più sostenibile il modello di business”.

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