TERREMOTI E ALLUVIONI, ALLA CHIESA CI PENSA CATTOLICA

Il gruppo assicurativo veronese ha sottoscritto con la Cei un accordo per una polizza contro i danni da catastrofi naturali. Si tratta di una soluzione assicurativa unica nel suo genere in Italia, che proteggerà oltre 25mila parrocchie del nostro Paese

17/09/2018
👤Autore: Beniamino Musto Review numero: 57 Pagina: 56
Il 30 giugno 2016, sotto gli occhi dei soccorritori già presenti a Norcia, l’antica basilica duecentesca di San Benedetto è crollata in pochi istanti. Rimase in piedi solo la facciata. Una chiesa dall’inestimabile valore non solo artistico, ma soprattutto religioso perché costruita dove si ritiene nacque il celebre santo. Una tra le più famose chiese che permeano l’Umbria, e che è diventata il simbolo del terribile terremoto che due anni fa ha colpito il centro Italia. Le immagini di quella chiesa che si sgretolava sono diventate simboliche. Sono servite, se non altro, a dare una sveglia. Bisognava fare qualcosa per proteggere in modo adeguato un patrimonio artistico-religioso tanto prezioso quanto fragile. Una necessità che ha trovato forma nell’accordo sottoscritto tra Cattolica Assicurazioni e la Conferenza episcopale Italiana (Cei), lo scorso luglio. Una polizza assicurativa, unica nel suo genere in Italia, garantirà la protezione dai rischi catastrofali a tutte le 25.796 parrocchie delle 225 diocesi italiane. Si tratta del primo schema nazionale contro i rischi di calamità naturale mai stipulato: il complesso delle opere edili delle parrocchie (chiesa, canonica intercomunicante e campanile) sarà così coperto dai rischi terremoto, alluvione e inondazione, in modo uniforme e omogeneo su tutto il territorio italiano. Solo a seguito dell’ultimo terremoto tra Umbria e Marche, le chiese danneggiate sono state più di mille, un terzo delle quali è tuttora inagibile.



UNA PIETRA MILIARE PER L’ASSICURAZIONE ITALIANA

Già presente con una quota molto elevata di mercato nel settore degli Enti religiosi, il gruppo di Verona con questa intesa rafforza ulteriormente il proprio posizionamento distintivo. Questo accordo, spiega Cattolica in una nota, assume un duplice significato. Il primo è di carattere industriale “perché il progetto, per l’entità della copertura, segna una pietra miliare per l’industria assicurativa italiana”. La definizione di una copertura di tale portata ha richiesto un lavoro di analisi per la definizione corretta del rischio, e ha coinvolto i principali player della riassicurazione mondiale. In caso di calamità, Cattolica attiverà il suo corpo peritale specializzato, mettendo a disposizione in maniera rapida e puntuale i fondi per la ricostruzione. La compagnia ha sottolineato come l’operazione sia di particolare rilievo per il valore del patrimonio artistico di carattere religioso del nostro Paese. Secondo il presidente di Cattolica, Paolo Bedoni, “questo accordo è frutto del lavoro di squadra compiuto dalle direzioni tecniche e dalla business unit Enti religiosi e non profit, strumento fortemente voluto da Cattolica per meglio interpretare i bisogni della Chiesa italiana, un mondo al quale, per storia, identità e competenza, siamo tradizionalmente legati”. L’amministratore delegato Alberto Minali ha inserito questa intesa “nel solco del Piano Industriale 2018-2020 e in continuità con l’impegno profuso da tempo da Cattolica nel settore degli Enti religiosi”. In questo contesto “l’accordo raggiunto premia e valorizza la proposta distintiva del gruppo Cattolica nell’innovazione di soluzioni assicurative, soprattutto rivolte a questo settore. In un Paese a forte rischio ambientale, idrogeologico e sismico come l’Italia, l’operazione assume anche un valore sociale e culturale di cui siamo particolarmente orgogliosi perché tutela un patrimonio che rappresenta l’identità stessa del Paese”. 



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