GRANDI SINISTRI: TRA RESPONSABILITÀ, CASUALITÀ E PREVENZIONE

Gli incidenti dell’estate italiana, a Borgo Panigale e a Genova, rilanciano il dibattito su sicurezza, gestione dei rischi e prevedibilità di eventi così devastanti. Ma oltre ai dati sui costi umani e materiali, è difficile avere delle certezze

05/10/2018
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 58 Pagina: 28
Nel mondo fatto di telecamere e collegamenti in tempo reale, ormai nulla può essere più immaginato. Una volta si diceva che la realtà superava la fantasia quando si faceva riferimento a un evento incredibile o che sembrava tratto da un’opera di finzione, come un libro o un film. 
I maxi incidenti dell’agosto italiano sono sembrati proprio quello: scene da film. Il lento procedere dell’autocisterna che all’altezza di Borgo Panigale non si ferma e travolge il tir fermo davanti, la fiammata e soprattutto l’esplosione pochi minuti dopo. Il crollo di quella parte del ponte Morandi a Genova, l’immagine iconica del tir (ancora una volta) fermo a pochi metri dal baratro: tutto così reale da sembrare finto. Eppure, quando si fanno i calcoli, si tirano le somme delle perdite di queste tragedie, umane e materiali, ci si rende subito conto della durissima realtà di questi fatti e delle conseguenze che si portano appresso. Come in molti di questi grandi sinistri entrano in gioco molteplici piani di analisi: le responsabilità, la gestione del post-evento, la prevedibilità o meno, le casualità.
 
BORGO PANIGALE, UN CASO DI SCUOLA

Nel primo caso, a Borgo Panigale, le cose sono state più facili (anche se drammatiche) da molti punti di vista: in quell’evento le responsabilità sono state da subito chiare e si è potuti intervenire con tempestività anche nella fase di ripristino e recupero dell’infrastruttura danneggiata. In più, il ruolo del settore assicurativo è stato subito chiaro: Allianz, la compagnia che assicurava l’autocisterna, dopo circa un mese dal sinistro aveva già adempiuto più di 230 richieste di risarcimento, su un totale di oltre 600, per lo più abitazioni private, lesioni alla persona e ad attività commerciali. In questo caso specifico, però, l’assicuratore è andato anche oltre la normale funzione di pagatore, realizzando una partnership con la Regione Emilia Romagna e il comune di Bologna e prendendosi in carico il rimborso delle quote non riscosse dal Servizio sanitario regionale, a seguito dell’esenzione dal ticket di ogni prestazione legata all’incidente del 6 agosto scorso. 



PONTE MORANDI, UNA TRAMA INTRICATA

Molto diverso è il discorso per il ponte Morandi di Genova: un’infrastruttura strategica per il sistema della viabilità italiana, un gigante di calcestruzzo che condiziona la vita di un intero territorio, e il cui danneggiamento improvviso resta al centro di complesse vicende politiche e giudiziarie che, con molta probabilità, ritarderanno tutti gli interventi di ricostruzione. Un sinistro che potrebbe tradursi in una perdita per il settore assicurativo di circa 600 milioni di euro, determinata principalmente da danni alla proprietà e risarcimenti da business interruption, ma anche Rc generale, assicurazione sulla vita e Rc auto. Queste sono le stime degli analisti di J.P. Morgan, redatte in un report ripreso anche da molti media internazionali. Alle cifre si accompagna anche il commento, comune a molti sinistri catastrofali italiani, cioè che vista la sottoassicurazione danni tipica del nostro Paese, le perdite assicurate resteranno minime rispetto al potenziale. Ecco perché, secondo gli analisti, le tre compagnie coinvolte, Allianz, Swiss Re e Talanx, non riporteranno un impatto significativo sugli utili per l’anno in corso. 
Ma oltre i freddi conti, come in molte storie italiane, le responsabilità s’intrecciano all’imprevedibilità degli eventi, e vengono spesso coperte da una sterile gara allo scarica barile.

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