COMMERCIALISTI, PESSIMISTI SUL FUTURO

Il Barometro Censis-Commercialisti allerta sulla sofferenza congiunturale e strutturale soprattutto delle microimprese, a cui si unisce un minor disagio delle famiglie. Il rischio è di minare la capacità imprenditoriale del Paese

13/11/2019
👤Autore: Laura Servidio Review numero: 69 Pagina: 58
Le aziende non riescono a riscuotere il dovuto e hanno difficoltà a pagare fornitori e stipendi. Questa la denuncia dei professionisti del fisco, rilevata da un’indagine Censis in collaborazione con il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Cndcec), dal titolo il Barometro sull’andamento dell’economia italiana, che dipinge un ritratto a tinte scure sia del presente, sia del futuro. 
L’indagine, che si basa sulle opinioni di 4.000 commercialisti italiani, segnala alcuni aspetti cruciali. La prima evidenza è un alert forte sullo stato reale dell’economia italiana: non va bene e, soprattutto, va peggio di come viene raccontata dalla politica. 
Il secondo risultato rilevante è che, se famiglie e aziende soffrono per la situazione attuale e le prospettive future negative, le prime dimostrano strategie più efficaci di galleggiamento, mentre la sofferenza delle seconde è legata alla difficoltà di fare impresa. Una situazione che oggi si vive nel nostro Paese, dove la sbandierata semplificazione è servita solo a rendere più complicata la vita degli imprenditori. 
Si diffonde così il desiderio di fuga: il piccolo imprenditore, gravato da importanti fattori di pressione, sogna la pensione per se stesso e la fuga all’estero per i figli, prefigurando una sofferenza del tessuto imprenditoriale del Paese.



VINCE IL PESSIMISMO

Vediamo come il tutto si traduce in cifre. Per il 62,1% dei commercialisti l’attuale situazione economica è molto o abbastanza negativa (il 61,8% dei commercialisti del Nord-Ovest, il 54,1% del NordEst, il 68,2% del Centro e il 65,9% del Sud); per il 44,6% è addirittura peggiorata (solo per l’11,7% è migliorata) e, tra un anno, rimarrà negativa per il 48,8% e peggiorerà per il 38,7%, contro un esiguo 12,5% di ottimisti. 
A vincere è la percezione che l’oggi è peggio di ieri, e il domani sarà uguale o peggiore dell’oggi. Il 56,4% dei commercialisti, infatti, è pessimista sul futuro dell’economia italiana dei prossimi cinque anni, e lo sono il 55,8% dei professionisti del Nord-Ovest, il 54,9% del Nord-Est, il 56,2% del Centro e il 58,7% del Sud.
Il pensiero ricorrente va alla maledetta semplificazione, che tutto ha complicato. Lo sbandieramento di politica e media, infatti, ha generato per le imprese solo un contesto molto più complicato che, tra cinque anni, si prevede ancora più complesso con maggiori difficoltà nel gestire un’impresa (54,7%), nei rapporti con il fisco (53,8%) e con le banche (60%).



I PICCOLI SOFFRONO DI PIÙ

Nella sofferenza delle imprese emergono alcuni punti. Il primo è che più sei piccolo, peggio stai: per il 46,6% dei commercialisti la situazione economica delle aziende clienti è molto o abbastanza negativa, ma il dato sale al 53,4% dei professionisti con clienti microimprese, e scende al 32,5% tra quelli che seguono aziende di fatturato superiore. 
Altro punto importante riguarda l’erogazione delle retribuzioni dei dipendenti: per il 58,3% dei commercialisti, alle proprie imprese clienti è capitato di ritardare il pagamento delle retribuzioni mensili dei dipendenti nell’ultimo anno. Un fenomeno che ha riguardato il 51% del Nord-Ovest, il 45,5% del Nord-Est, il 65,3% del Centro e addirittura il 75,5% del Sud.
 
RITARDI SU TUTTA LA CATENA

In generale, si è ingolfata la catena dei pagamenti: per il 91,3% dei commercialisti, le imprese clienti hanno faticato a riscuotere i crediti nell’ultimo anno. Ritardi che si sono allungati, per il 52,4% dei commercialisti che hanno come clienti microimprese, e che scende al 43,9% per quelli con imprese clienti con fatturato superiore. 



Ne consegue che, per l’87,7% dei commercialisti, le imprese clienti hanno pagato in ritardo i fornitori. E rispetto a dodici mesi fa, tra chi ha dichiarato di aver pagato con ritardo i fornitori, per il 43,6% sono aumentati (il 45,9% tra i commercialisti con microimprese clienti, il 30,9% per chi ha aziende di fatturato superiore). Sono i numeri di un cortocircuito fatto di crediti che non si riesce a riscuotere e pagamenti rinviati.



PA, CATTIVO PAGATORE

Ad aggravare la situazione è la mancata riscossione dei crediti dalle pubbliche amministrazioni. Per il 60% dei commercialisti le proprie imprese clienti hanno subito ritardi nei pagamenti dalla Pa nell’ultimo anno: di questi, per il 30,6% il ritardo si è allungato, per il 53,5% è rimasto uguale, e solo per il 7,7% si registra una riduzione. 



LA DIFFICOLTÀ A PAGARE LE TASSE

Trasversalmente ai territori e alle dimensioni di impresa, la Pa si conferma un cattivo pagatore. A peggiorare il quadro contribuisce la spina del fisco: nell’ultimo anno, per il 52,6% dei commercialisti è aumentato il numero di imprese clienti che effettuano i versamenti al fisco oltre la scadenza, mediante ravvedimento operoso (il 54,7% dei commercialisti con clienti microimprese e il 25,8% tra quelli con clienti imprese di grandi dimensioni). Sempre nell’ultimo anno, per il 47,7% dei commercialisti è aumentato il numero di imprese con debiti scaduti e/o non pagati (per il 43% è rimasto uguale, per il 5,9% è diminuito) e il dato arriva al 51,5% tra quelli con clienti microimprese contro il 22,5% tra chi ha clienti imprese più grandi. Inoltre, per quanto riguarda le lettere di compliance (comunicazioni con cui l’Agenzia delle Entrate segnala al contribuente la natura dell’anomalia emersa, dando la possibilità di dimostrarne l’infondatezza), il 53,5% dei commercialisti dichiara che nessuna o poche lettere si sono rivelate infondate, segno che le aziende sono in difficoltà anche nel pagare le tasse.
 
CRESCE IL RICORSO ALLE BANCHE

Anche con le banche si evidenziano sacche di sofferenza. Per il 38,9% dei commercialisti è aumentato il numero di imprese clienti che hanno richiesto un finanziamento bancario di breve periodo (per scoperti di conto corrente, sconti commerciali, anticipi su fatture) e di medio-lungo periodo per il 35% dei commercialisti. 
In conclusione, la matrice incassi-pagamenti segnala la sofferenza delle imprese (in particolare di quelle piccole) che gravano sui dipendenti (con i ritardi nell’erogazione delle retribuzioni) e sui fornitori. Il rischio è quello di minare la capacità imprenditoriale del Paese che va scongiurata ricostruendo il rapporto di fiducia fra istituzione e mondo produttivo.

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