POST-COVID, GLI EUROPEI SONO PESSIMISTI

Al termine di uno degli anni più difficili della storia recente, francesi, tedeschi e italiani si scoprono sfiduciati nei confronti del futuro e disinteressati alla politica. Gli economisti di Allianz hanno raccolto le opinioni dei cittadini del continente, dove (persino in Germania) regna lo scetticismo

30/10/2020
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 78 Pagina: 60
Umor nero, pessimismo, scarso interesse per la digitalizzazione. All’indomani della fase più acuta della crisi da coronavirus (e di fronte alle incognite di un autunno-inverno da brividi), i cittadini di Germania, Francia e Italia si dicono più pessimisti di quanto si credesse e, sorprendentemente, meno interessati alla digitalizzazione, scivolata in basso nella lista delle priorità di questi europei. Resta alta la preoccupazione, invece, per il cambiamento climatico.
Di queste e altre tendenze ha parlato Allianz in una recente ricerca sui tre principali Paesi Ue colpiti pesantemente dalla pandemia e dai suoi effetti economici. Ci stiamo avvicinando alla fine di quello che è stato uno degli anni più difficili della storia recente. Il peggio è alle nostre spalle? Difficile dirlo, ma una gran parte degli europei sembra convinta che ci sia ben poco di positivo da attendersi dal futuro post-pandemico, probabilmente anche perché quotidianamente bombardati da fosche previsioni. 

IN ITALIA GIOVANI E VECCHI INSIEME NELLA SFIDUCIA

In Germania, Italia e Francia, gli economisti di Allianz hanno scoperto che il pessimismo abbraccia la politica, le riforme e le aspirazioni personali ed è soprattutto un sentimento più profondo di quanto si credesse in precedenza. Questo atteggiamento non riguarda solo coloro che sono stati direttamente colpiti dalla crisi del Covid-19: la stragrande maggioranza delle 3.000 persone intervistate nella ricerca ha dichiarato di non essere stata toccata, almeno economicamente, dagli effetti della pandemia e molti erano persino soddisfatti di come i loro governi hanno affrontato l’emergenza. Tuttavia, di ottimismo per il futuro ce n’è ben poco. 
L’indifferenza verso la politica e lo scetticismo sull’euro sono destinati a intensificarsi anche una volta terminata la crisi. L’82% degli intervistati francesi, il 77% degli italiani e il 49% dei tedeschi considerano le prospettive economiche con pessimismo. L’età ha avuto un ruolo nell’umore generale in Francia e Germania, con i giovani un po’ più fiduciosi per il futuro, mentre gli italiani più giovani, al contrario, condividono l’angoscia delle altre generazioni.

LA NOTIZIA: TEDESCHI EUROSCETTICI

Lo scetticismo verso l’Unione è diventato più radicato e in tutti e tre i Paesi: la maggioranza degli intervistati si aspetta che la solidarietà tra i membri dell’Ue si eroderà. Per la prima volta anche in Germania trionfa l’euroscetticismo.
La crisi ha messo a dura prova la solidarietà tra i membri dell’Unione Europea. Dopo giorni e notti di contrattazioni, i leader dei Paesi sono riusciti a concordare sul Recovery fund, cosa che al momento, però, non ha scaldato il cuore degli europei: poco più della metà degli intervistati in Francia e Germania (e il 61% degli italiani) ritiene che la pandemia abbia diviso ancora di più i Paesi del continente. Forse, pensano gli analisti di Allianz, il punto di vista cambierà dopo che i benefici del Recovery fund saranno diventati evidenti. 



LA DIGITALIZZAZIONE? NON CI INTERESSA

Cattive notizie anche per la digitalizzazione. Sebbene l’emergenza abbia evidenziato l’importanza di raggiungere questo obiettivo, fissato dalla Commissione Europea, la digitalizzazione è scivolata nella lista delle priorità di molti intervistati. 
Al culmine dell’epidemia di coronavirus, i servizi digitali (shopping online, videoconferenze, lo streaming e persino il lavoro a distanza) hanno mantenuto le persone e le aziende in movimento. Nonostante ciò, gli intervistati francesi e italiani hanno valutato questo argomento al 14esimo e 15esimo posto (i tedeschi tra i primi 10) nella loro lista di priorità. Solo un quinto degli intervistati francesi ha visto maggiori vantaggi nella digitalizzazione, rispetto al 42% in Germania e al 45% in Italia.
I cittadini dei tre Stati temono per la privacy, tanto che questa preoccupazione ha impedito al 38% degli intervistati francesi, 34% tedeschi e 27% italiani di condividere i propri dati personali tramite App di contact tracing.

IL CLIMA RESTA UNA PRIORITÀ, NONOSTANTE TUTTO

Per fortuna, la sostenibilità rimane importante. Quando il Covid-19 ha cominciato a sconvolgere le vite delle persone, gli osservatori più vicini ai temi del clima temevano che la sostenibilità sarebbe passata in secondo piano. Ma non è andata così. La protezione ambientale rimane una priorità, almeno in Europa. Il 60% degli intervistati in tutti e tre i Paesi considerati ha valutato la sostenibilità come uno dei primi tre obiettivi sociali per il continente. Detto questo, però, il 46% dei francesi e il 44% dei tedeschi non sono disposti a pagare di più per prodotti eco-compatibili. Meglio gli italiani: solo il 36% dichiara che non avrebbe pagato un importo maggiore per tali prodotti. Un terzo degli intervistati totali ha rifiutato apertamente l’idea di una tassa sul carbonio.
Infine, le altre priorità sono i posti di lavoro (per i francesi), la crescita economica e il debito (per gli italiani), mentre i tedeschi sono preoccupati per la situazione abitativa.

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