ESSENZIALE SALVAGUARDARE GLI INTERESSI COMUNI

Mediazione e arbitrato agevolano la comunicazione tra le parti, ma il settore assicurativo si mostra ancora freddo di fronte a sistemi che valuta vantaggiosi solo se davvero economici. Eppure per alcuni player le Adr non sono affatto un compromesso al ribasso

31/07/2014
👤Autore: Fabrizio Aurilia Review numero: 16 Pagina: 52 - 53
I casi in Italia non sono molti, spesso la mediazione finisce con un nulla di fatto e ancora più spesso non inizia proprio perché al primo incontro uno dei due contendenti non si presenta. Tuttavia, non mancano gli esempi virtuosi di utilizzo delle Adr, che hanno condotto a reciproche soddisfazioni.
Sulla carta possono essere molti i vantaggi delle risoluzioni alternative delle dispute, ma è nella pratica e nel comportamento dei player che le cose devono funzionare. 

“Nelle Adr, e in particolare nella mediazione – dice Emilio Del Vecchio, membro del comitato scientifico di Aida – è necessario che le parti si pongano sullo stesso piano: con l’inserimento di una clausola ad hoc nei contratti assicurativi, questo è possibile”. 
Per i difensori delle Adr, la mediazione agevola la comunicazione, a differenza di quanto accade nel processo civile, dove alla base c’è una totale incomunicabilità tra le parti. Si crea così una strada in più: ovvero la possibilità di giungere a un’idea condivisa che non è calata dall’alto per entrambi i contendenti, ma il frutto di una costruzione dialettica, agevolata da una figura terza. Il mediatore, o l’arbitro, se indipendente ed esperto della materia, è un gestore del processo, non un giudice. 


ANIA, LE ADR DEVONO PORTARE VANTAGGI ECONOMICI

“Tra soggetti economici – spiega Fabio Maniori, avvocato e responsabile legale e compliance di Ania – gli strumenti sono validi se portano vantaggi economici. È tuttora difficile paragonare i costi del contenzioso ai costi dell’Adr: tuttavia è stato calcolato che l’arretrato della giustizia civile vale tra i due e i tre punti di pil (4,8%, secondo Confindustria, ndr)”. Il tempo resta una variabile fondamentale, quindi, sia per l’assicuratore sia per l’assicurato. “In questo senso – continua – gli interessi sono convergenti, perché la riserva sinistri ha un costo: i liquidatori sono incentivati sulla variabile tempo non sull’ammontare del liquidato. La liquidazione è uno dei principali strumenti di marketing a disposizione di un assicuratore”. 
Tuttavia, il settore assicurativo mostra resistenze di fronte alla mediazione: la variabile fondamentale è il successo della mediazione, nel senso di riuscire ad arrivare a una conclusione. All’estero non è infrequente trovare percentuali di successo tra il 60 e l’80. In Italia non è così. 

“Per quanto riguarda il costo dell’arbitrato in Italia – sottolinea Maniori –, il paragone si fa con il contributo unificato: un confronto non certo positivo”. L’arbitrato è prassi nella riassicurazione ma sconosciuto all’assicurazione tradizionale che, per esempio, nei rami danni utilizza la perizia contrattuale per stabilire l’ammontare di un risarcimento. “Devono esserci organismi, mediatori, arbitri autorevoli e indipendenti – conclude l’avvocato –, con una forte competenza tecnico e giuridica nella materia assicurativa. Infine, è indispensabile poter usufruire di una procedura in grado di gestire una pluralità di parti con controversie collegate”. 






LA MEDIAZIONE PER RISANARE IL RAPPORTO 

Ma allora quando è consigliato optare per l’inserimento di una clausola di mediazione nei contratti assicurativi? L’avvocato Carlo Galantini, membro del consiglio direttivo dei Aida, propone la clausola studiata dal tavolo tecnico della Camera arbitrale di Milano (Cam) e dalla stessa associazione. Un testo presentato al mercato che vincola le parti del contratto al dirimere le controversie, in prima battuta, utilizzando la Cam e le competenze tecniche di Aida, rispettivamente come mediatore indipendente e supporto tecnico. “A mio avviso – spiega Galantini – è consigliabile fare ricorso alla mediazione nelle materie in cui entrambe le parti desiderano non perdere la relazione, trattandosi magari di un rapporto di lunga durata; oppure quando le controversie dipendono da variabili con confini incerti che rischiano di compromettere definitivamente il rapporto. Si pensi ai prodotti vita ad alto contenuto finanziario o all’Rc professionale”. 
Anche il mondo della distribuzione può essere coinvolto: la mediazione, infine, potrebbe risolvere diatribe tra imprese e intermediari (agenti o broker), ma anche tra gli intermediari stessi. 




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